Stop alle tariffe sanitarie obsolete: è necessario un sistema sostenibile

Stop alle tariffe sanitarie obsolete: è necessario un sistema sostenibile

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Tuttavia, se il sistema è unico, è essenziale che impariamo a programmare le risorse disponibili come un insieme coeso. Dopo un’attesa di oltre dieci anni – afferma – il nuovo tariffario per la specialistica ambulatoriale è stato approvato nel novembre 2024. Chiediamo la salvaguardia della salute dei cittadini. La sanità privata accreditata rappresenta un servizio pubblico, la politica deve abbandonare le dichiarazioni di intenti. Desideriamo che i cittadini siano al centro e che il servizio sia di qualità; da due anni stiamo lottando per un adeguamento delle tariffe, ma dal Ministero sono state confermate quelle già ritenute inadeguate, aumentando solamente 445 delle 2.040 tariffe, di cui 158 sotto la rivalutazione Istat – sottolinea – . Questo implica che una visita a 23 euro non è sostenibile. Ma non si tratta solo di aspetti economici, desideriamo qualità, vogliamo garantire percorsi clinici per coloro che sono malati. La sanità deve essere in grado di salvare vite umane e purtroppo molte patologie sono ormai fuori controllo”, spiega la presidente. Attualmente, l’Italia non dispone di un meccanismo generale e stabile in grado di mantenere nel tempo il valore reale delle tariffe sanitarie. UAP propone un approccio più semplice e trasparente: stabilire una base tariffaria rigorosa, calcolando analiticamente i costi delle diverse prestazioni attraverso un confronto effettivo con la sanità pubblica, quella privata accreditata, le Regioni e le istituzioni tecniche; rivedere annualmente le tariffe in base a un indice ufficiale; dedicare revisioni strutturali dei costi a scadenze pluriennali.

Un sistema più prevedibile, meno soggetto a controversie e anche meno costoso dal punto di vista gestionale. La questione non concerne soltanto la sanità privata accreditata: tariffe inferiori ai costi efficienti danneggiano anche le strutture pubbliche, che continuano a sostenere il costo reale delle prestazioni. Una tariffa inadeguata non rappresenta necessariamente un risparmio per il Servizio sanitario nazionale: potrebbe semplicemente trasferire il costo altrove e ridurre la capacità complessiva di cura. “Non stiamo chiedendo di sostituire il pubblico con il privato. Vogliamo un Servizio sanitario nazionale più forte, in cui il pubblico eserciti pienamente la propria responsabilità e utilizzi in modo intelligente tutte le capacità del sistema – conclude Giorlandino -. Perché il cittadino in attesa di una risonanza non domanda chi possiede l’apparecchiatura. Chiede al Servizio sanitario nazionale di ricevere cure adeguate e tempestive. E quindi il messaggio è chiaro: pubblico + privato accreditato = Servizio sanitario nazionale. Un sistema unico, un solo diritto alla salute”.

Paolo Poletti, consulente UAP, sottolinea che la richiesta generale è “la qualità delle cure per soddisfare le esigenze dei cittadini. Io parlo in difesa della sanità pubblica perché l’art. 32 della Costituzione delinea un sistema in cui la responsabilità della salute è attribuita al pubblico – spiega -. È fondamentale recuperare la capacità di coordinamento e indirizzamento anche degli investimenti privati, perché non possiamo permettere che ci siano risorse non utilizzate”. Maria Grazia Cucinotta, moderatrice dell’incontro, ricorda di essere “promotrice di prevenzione da oltre 30 anni e quando invito le persone a sottoporsi a controlli preventivi, spesso sento risposte come: ci hanno comunicato che il budget è terminato o che esistono liste d’attesa interminabili. È cruciale trovare soluzioni, perché chi si ammala non lo sceglie e merita tutela. È necessario garantire a tutti i cittadini la possibilità di effettuare controlli e prevenzione, poiché la prevenzione salva vite, ma devono essere in grado di accedervi”.

– foto xb1/Italpress –

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