Il Tribunale di Firenze ha reso pubbliche le motivazioni della sentenza che assolve Chimet, azienda chimico-metallurgica di Arezzo, dal processo “Keu”. Lo scorso 30 dicembre, con una delibera di 37 pagine, il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso presentato dalla Regione Toscana e dalla Provincia di Arezzo, confermando che le aziende aretine Chimet e Tca, insieme al consorzio Aquarno e il consorzio Depuratore di Santa Croce, non sono responsabili della contaminazione del sito di Bucine.
Il giudice dell’udienza preliminare ha escluso ogni responsabilità “perché il fatto non sussiste” e “per non avere commesso il fatto”. Secondo Chimet, “la chiarezza degli argomenti esposti dal gup di Firenze che ha escluso ogni responsabilità di Chimet e dei suoi rappresentanti per i fatti contestati non lascia spazio a dubbi, accogliendo integralmente le tesi difensive. La sentenza penale segue le decisioni del Tar della Toscana e del Consiglio di Stato che, in sede amministrativa, avevano già annullato i provvedimenti con cui la Regione Toscana aveva tentato di attribuire a Chimet la responsabilità dell’inquinamento e l’obbligo di bonifica del sito Lerose”. “Il motivo maggiore di amarezza risiede nella constatazione di come le autorità amministrative regionali e provinciali abbiano accolto senza riserve le tesi della procura di Firenze, nonostante l’evidenza documentale contraria”.
Per Chimet, si tratta della “definitiva chiusura di una vicenda giudiziaria che non avrebbe mai dovuto avere inizio. In un contesto generale, il caso deriva dalla scarsa considerazione e comprensione di un tema come quello dell’economia circolare e del recupero dei metalli, che è centrale nella geopolitica internazionale e nelle politiche di protezione ambientale. Questa è la missione che Chimet persegue da decenni, con competenza ed efficienza”. “Errori di questo tipo – continuano dall’azienda – non colpiscono soltanto le aziende coinvolte, ma anche la visione complessiva dell’Italia su una questione strategica per il Paese e per il continente”. “Chimet ha sempre saputo di aver operato nel rispetto della legge: oggi, finalmente, lo conferma anche una sentenza. Ora che i giudici hanno accertato la verità, ci si augura che le venga attribuito lo stesso rilievo che inizialmente ebbe l’accusa”.
