È risaputo che lo sport apporta benefici sia al corpo che alla mente. Tuttavia, come in ogni cosa, esagerare non è mai una buona scelta. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista ‘Neuroscience’ mette in evidenza il problema dell’‘overtraining’, rivelando un aspetto ancora poco esplorato: un’elevata quantità di allenamento potrebbe modificare la chimica del cervello. Esiste una vasta letteratura scientifica che dimostra come le persone sedentarie perdano numerosi vantaggi per la salute rinunciando all’attività fisica. Ma cosa succede quando lo sport diventa una vera e propria ossessione? Gli autori della ricerca, un gruppo di scienziati brasiliani, avvertono che un’eccessiva attività fisica potrebbe avere ripercussioni non solo sui muscoli, ma anche sul cervello. L’allenamento intenso senza adeguati periodi di riposo sembra influenzare la regolazione della dopamina nell’ippocampo, una zona del cervello fondamentale per la memoria e la gestione delle emozioni.
Origine della ricerca e simulazione sui topi
I ricercatori hanno condotto esperimenti su topi per osservare gli effetti di un intenso programma di attività fisica. Hanno notato che i livelli di dopamina, un neurotrasmettitore chiave per la vigilanza e la motivazione, rimanevano elevati anche durante i periodi di riposo degli animali. Se questo comportamento si verificasse anche negli esseri umani, potrebbe spiegare perché gli atleti che si allenano eccessivamente soffrano di ansia, insonnia e fatigue cronica. Questa scoperta sottolinea l’importanza del riposo per garantire prestazioni fisiche ottimali e mantenere la salute mentale. “I nostri risultati evidenziano che l’iperattività fisica influisce notevolmente anche sul cervello,” afferma Alisson Luiz da Rocha, primo autore dello studio, che ha svolto la ricerca durante il suo dottorato alla Ribeirão Preto School of Physical Education and Sports dell’Università di San Paolo, grazie a una borsa di studio della Fondazione Fapesp. Da Rocha sostiene che i dati rafforzano la comprensione che l’attività fisica ha un effetto diretto e profondo sul sistema nervoso centrale, al di là dell’aumento della massa muscolare.
Per approfondire queste dinamiche, gli scienziati hanno creato una condizione di sovrallenamento nei topi. Hanno diviso i soggetti in due gruppi: il primo è stato sottoposto a un intenso programma di esercizio, correndo su un tapis roulant fino a esaurimento, mentre il secondo ha affrontato una rigida routine simile a quella degli atleti di alto livello che sperimentano la sindrome da overtraining, caratterizzata da un calo delle performance, perdita di appetito, fatica cronica, dolori muscolari, un aumento del rischio di infortuni e alterazioni del sistema immunitario e del metabolismo. Gli animali del secondo gruppo hanno addestrato per 8 settimane con carichi di lavoro progressivamente crescenti, culminando in 2 sessioni al giorno con sole 4 ore di recupero nell’ultima settimana. I ricercatori hanno quindi esaminato gli ippocampi degli animali, misurando i livelli di dopamina, serotonina e le proteine coinvolte nella produzione di questi neurotrasmettitori, come la tirosina idrossilasi (TyrH) e il trasportatore vescicolare delle monoamine 2 (Vmat2). I risultati hanno mostrato che nei soggetti sottoposti a esercizio acuto, i livelli di dopamina aumentavano subito dopo l’attività fisica. Tuttavia, il dato più significativo è emerso nel gruppo che ha subito un allenamento prolungato: qui, i livelli di dopamina e di TyrH sono rimasti elevati per 48 ore dopo il test, durante il periodo di riposo dei topi.
Secondo Adelino Sanchez Ramos da Silva, coordinatore della ricerca e professore presso l’ateneo brasiliano, cambiamenti simili potrebbero aiutare a chiarire i legami tra l’allenamento eccessivo, la regolazione cerebrale e i disturbi del sonno negli esseri umani. Tuttavia, i ricercatori avvertono che il loro studio “non ha misurato né il sonno, né la vigilanza o l’ansia”. Ricerche future potrebbero esplorare come questi risultati sugli animali si pongano in relazione ai sintomi osservati nell’uomo.
La dopamina e l’importanza del recupero
Il ruolo della dopamina, spesso descritta come l’ormone del piacere, è fondamentale. Gli autori sottolineano che non è un nemico biologico, poiché è essenziale per mantenere la vigilanza e assicurare momenti di piacere. Il problema si manifesta quando i livelli di dopamina rimangono elevati prima di andare a dormire, causando uno squilibrio rispetto agli altri neurotrasmettitori. Gli autori evidenziano che la loro ricerca non ha mostrato differenze significative nei livelli di serotonina nei topi, contraddicendo l’idea che quest’ultima sia la causa principale della stanchezza eccessiva. Sebbene la relazione diretta tra sonno e ansia negli esseri umani necessiti di ulteriori studi, il messaggio fondamentale è chiaro: per evitare cali nella performance, dolore cronico e disfunzioni del sistema immunitario, è fondamentale concedere al corpo il tempo necessario per recuperare. Questo vale sia per gli atleti professionisti che per quelli amatoriali; i benefici dell’attività fisica possono svanire se non accompagnati da un opportuno riposo e da un’adeguata supervisione.
Da Rocha ha condotto parte della sua ricerca durante il post-dottorato alla Scuola di Scienze Applicate presso l’Università Statale di Campinas, includendo anche un tirocinio presso l’Università del Michigan negli Stati Uniti, dove continua a lavorare come ricercatore. Attualmente, il gruppo di ricerca è impegnato in un progetto internazionale volto a identificare quali sistemi biologici mostrano i primi segni di deviazione dagli adattamenti positivi attesi dall’esercizio fisico.
