“La competizione non è tra i singoli format, ma contro una combinazione di alternative che intercettano occasioni diverse. I ristoranti tradizionali devono focalizzarsi su occasioni più rilevanti – esperienza, qualità e celebrazione – trasformando parte della socialità in valore aggiunto.” Il Delivery in Italia si presenta estremamente polarizzato per fasce d’età. Tra i giovani, l’utilizzo è costante e frequente, mentre tra i più maturi risulta limitato. Più del 90% della Gen Z lo utilizza, mentre oltre la metà dei Boomer preferisce rinunciarvi. In termini di frequenza, il 17% dei giovani italiani lo utilizza quotidianamente, e il 29% almeno una volta a settimana. “Questa evoluzione trasforma profondamente il panorama, creando una competizione diretta tra consumo fuori casa e a domicilio per i giovani. Per le generazioni più mature, invece, la sfida risiede più nella riduzione delle uscite che nel cambiamento di canale,” prosegue Gennara Zatelli. I Paesi dell’Europa del Sud mostrano una connessione più forte con il format tradizionale, con consumatori che dichiarano frequenze di utilizzo più elevate rispetto ai Paesi nordici. In Italia e Spagna, circa il 30% dei consumatori fruisce dei ristoranti almeno una volta a settimana.
Nei Paesi del Nord Europa, come Germania e Francia, influiscono di più le occasioni sporadiche (35% in media rispetto al 26% dei Paesi meridionali) e la percentuale di chi non utilizza il ristorante tradizionale (18% contro il 7%). In questo contesto, emerge una caratteristica distintiva per l’Italia: il 13% della Gen Z visita quotidianamente il ristorante tradizionale, un dato significativamente superiore alla media europea (5%). Tuttavia, il consumo è molto polarizzato: il 17% non ha mai usufruito di questo canale. “La coesistenza di consumatori abituali e non fruitori evidenzia come il format tradizionale sia rilevante per alcuni segmenti e del tutto irrilevante per altri. Questo indica che i ristoranti devono tutelare quanto hanno costruito, ma anche saper evolvere l’offerta per intercettare diverse clientele, conquistando nuove fasce della popolazione.” L’analisi rileva che il contesto europeo attuale è caratterizzato dalla prudenza, con previsioni di contrazione dei consumi nel breve periodo, anche se le dinamiche variano per generazione. In Italia, la pressione sulle uscite è particolarmente accentuata tra i consumatori più anziani, specialmente i Boomer, mentre la Gen Z mostra una tenuta superiore. Un ulteriore aspetto di cambiamento riguarda la distribuzione del valore, che tende a spostarsi verso le generazioni più giovani, le quali attestano livelli di spesa più alti rispetto ai gruppi più anziani. In Italia, la percentuale di chi classifica la spesa media come “molto alta/alta” diminuisce con l’età (Gen Z 41% vs Boomer 26%).
“Sebbene le generazioni più giovani rappresentino un chiaro motore di valore, l’impatto delle generazioni più mature varia a seconda del mercato e della domanda. Una crescita sostenibile richiede una doppia attenzione: mantenere forte l’attrattiva e la capacità di spesa dei giovani e, allo stesso tempo, offrire proposte credibili per i segmenti più anziani, i quali, seppur con minore frequenza, continuano a generare valore per questo settore,” conclude.
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