Rifiuti e igiene urbana: la sfida dell'aggregazione nel settore

Rifiuti e igiene urbana: la sfida dell’aggregazione nel settore

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MILANO (ITALPRESS) – Il settore della gestione dei rifiuti urbani e speciali in Italia è attualmente a un crocevia: da un lato, le performance nell’economia circolare sono tra le migliori in Europa, mentre dall’altro, c’è una frammentazione nella gestione che ostacola investimenti e crescita industriale. Questa è stata una delle conclusioni emerse dal convegno “Aggregazione ed economia circolare: le nuove sfide del waste e dell’igiene urbana”, tenutosi a Milano e organizzato dall’Associazione Idrotecnica Italiana in collaborazione con Gruppo CAP e Servizi a Rete, che ha visto la partecipazione di rappresentanti istituzionali, regolatori, aziende e centri di ricerca del settore ambientale.
I dati presentati attestano il primato dell’Italia: il tasso di utilizzo circolare dei materiali ha toccato il 21,6% nel 2024 (rispetto al 20,8% del 2023), nettamente al di sopra della media UE del 12,2% e superiore a quella di Francia (17,8%), Germania (14,8%) e Spagna (7,4%). L’Italia si distingue anche per l’elevata produttività delle risorse, con 4,7 euro di PIL generato per kg di materiale consumato, rispetto a una media UE di 3 euro, e per una produzione di rifiuti pro capite inferiore (508 kg/abitante) rispetto a Germania e Francia. Il tasso di riciclo nazionale si attesta al 52,3%, oltre la media europea (48,1%), ma resta sotto la Germania (66,9%).
Tuttavia, permangono delle criticità: gli investimenti italiani in economia circolare sono relativamente contenuti, ammontando a 10,2 miliardi di euro (pari allo 0,5% del PIL) nel 2023, contro i 39,5 miliardi della Germania e i 22,5 della Francia.
Dal punto di vista economico, il settore genera un fatturato di circa 19 miliardi di euro, equivalente allo 0,9% del PIL, con 122 mila occupati e investimenti che hanno raggiunto i 2 miliardi nel 2024. Tuttavia, il quadro è caratterizzato da una forte concentrazione dei ricavi: le aziende “top”, che rappresentano solo il 5% del totale, generano il 48% del fatturato nel settore e guidano la maggior parte degli investimenti.
La frammentazione, sia orizzontale che verticale, rimane una questione centrale. La governance territoriale appare disomogenea, con l’implementazione degli Ambiti Territoriali Ottimali (ATO) ancora incompleta in molte regioni: accanto a enti di governo d’ambito pienamente attivi, continuano a esistere situazioni di gestione comunale in regime transitorio che, secondo gli esperti, rappresentano il principale ostacolo ai modelli industriali su scala.
I dati su investimenti, fusioni e acquisizioni rivelano un settore in forte evoluzione. Gli investimenti aggregati sono aumentati da 754 milioni di euro nel 2017 a oltre 1,46 miliardi nel 2024, con un tasso di crescita annua media (CAGR) del 10%. Contestualmente, si contano 270 operazioni di investimento in impianti e 271 tra acquisizioni, cessioni e joint venture nell’ultimo periodo analizzato, con un quinto delle aziende del campione responsabile dell’80% delle operazioni di M&A.
A livello normativo, gli interventi hanno ricostruito il sistema multilivello che regola il settore, comprendendo Unione Europea, Stato, Regioni, enti locali e ARERA, evidenziando come la gestione di questi livelli rappresenti una sfida di governance. È stato sottolineato il superamento, dal 2020, della precedente assimilazione dei rifiuti speciali a quelli urbani stabilita dalle normative comunali, ora sostituita da una definizione uniforme per legge, così come il ruolo crescente dell’ARERA nella regolazione tariffaria, con l’adozione del nuovo metodo MTR-3 e l’introduzione del TICSER a partire dal 2028.
“I servizi di igiene urbana e la gestione dei rifiuti hanno subito trasformazioni significative negli ultimi anni, molte delle quali sono ancora in atto. Le due sfide che vediamo come Gruppo CAP riguardano la necessità di aggregare i gestori affinché diventino veri e propri operatori industriali, capaci di effettuare maggiori investimenti e di creare un servizio più efficiente” ha dichiarato Yuri Santagostino, presidente e amministratore delegato del Gruppo CAP. “Si tratta di una trasformazione che non si limita alla raccolta e al trattamento dei rifiuti, ma coinvolge l’intero ciclo delle risorse, con l’obiettivo di ridurre gli sprechi e valorizzare sempre di più ciò che oggi consideriamo scarto.”
“Gruppo CAP è attivo nel settore dei rifiuti da anni, investendo in impianti di depurazione e in strutture dedicate allo smaltimento dei rifiuti, oltre a quelli legati al servizio idrico. Abbiamo deciso di intervenire anche nella raccolta, vista l’eccessiva disaggregazione del servizio. La nostra azienda è in grado di generare valore per il territorio,” ha affermato Michele Falcone, direttore generale del Gruppo CAP.
Al centro del dibattito è emerso anche il ruolo delle istituzioni, chiamate a governare questa transizione attraverso regole, programmazione e strumenti in grado di supportare l’innovazione nel settore ambientale. “La Regione Lombardia ha scelto di non definire in modo rigido gli ambiti territoriali, ma di dialogare con i territori e con tutti gli attori della filiera per esplorare la possibilità di facilitare e normativamente supportare eventuali aggregazioni volontarie in tal senso,” ha spiegato Filippo Dadone, direttore vicario della DG Ambiente e Clima della Regione Lombardia.

– Foto ufficio stampa Gruppo CAP –

(ITALPRESS).

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