Record di caldo: rischio di 12 mila morti in tre giorni per picco di temperature, secondo uno studio dell'Economist.

Record di caldo: rischio di 12 mila morti in tre giorni per picco di temperature, secondo uno studio dell’Economist.

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Il picco di caldo estremo in Europa tra il 24 e il 26 giugno potrebbe causare fino a 12.000 morti. Questa stima, riportata dall’Economist, si basa sul ‘modello Masselot’, che analizza non solo le temperature assolute, ma anche la loro anomalia. Nel 2023, lo statistico e epidemiologo ambientale Pierre Masselot e il suo team della London School of Hygiene & Tropical Medicine hanno esaminato la relazione tra temperatura e mortalità in 854 città europee. Hanno constatato che temperature insolitamente elevate comportano un aumento della mortalità: ad esempio, 30°C a Manchester risultano essere molto più letali rispetto a Madrid.

Per quantificare l’impatto del clima attuale, l’Economist ha unito il modello di Masselot con le temperature previste tra il 24 e il 26 giugno, il periodo di massima ondata di calore. Questo calcolo, benché “imperfetto” per non considerare fattori come l’umidità, tiene conto del calore notturno, che rappresenta una delle ragioni per cui questa ondata è così pericolosa, poiché impedisce al corpo di riprendersi. I risultati indicano che, in soli tre giorni, il caldo estremo potrebbe provocare circa 12.000 decessi in eccesso. A Parigi, il tasso di mortalità potrebbe aumentare di oltre il 300%, il maggiore incremento nella loro analisi. Anche Londra e Milano vedrebbero un aumento del rischio di morte rispettivamente del 200% e del 170%.

Medici ambiente Sima: “Stima conferma emergenza sanitaria pubblica”

Fino a 12.000 morti in eccesso in Europa in soli tre giorni per le alte temperature? “È una chiara evidenza di come il caldo estremo non sia più solo un disagio stagionale, ma una vera e propria emergenza di salute pubblica”, afferma Alessandro Miani, presidente della Società italiana di medicina ambientale (Sima). “La stima fornita dall’Economist deve essere interpretata con cautela; non si tratta di un bilancio definitivo, ma di una proiezione”, aggiunge il medico.

Miani avverte che “il caldo non si misura solo con il termometro, ma anche con la vulnerabilità delle persone, degli edifici e delle città. Una temperatura di 30°C ha effetti diversi a Manchester, Madrid, Parigi o Milano, a causa di differenze in acclimatazione, infrastrutture e cultura del rischio. Dove il caldo è meno frequente, può rivelarsi più mortale perché le popolazioni e le infrastrutture non sono adeguatamente preparate. È essenziale riconoscerlo: il caldo non provoca gli stessi effetti ovunque. Colpisce in modo particolare anziani, bambini e persone con patologie, nonché chi vive in abitazioni poco isolate o in zone urbanizzate, con scarsa vegetazione e ventilazione. Le alte temperature notturne sono particolarmente rischiose, poiché non permettono al corpo di recuperare dallo stress termico accumulato durante il giorno. La situazione in Italia è allarmante: nel 2024 sono previsti oltre 19.000 decessi a causa del caldo, il numero più elevato in Europa.”

Questo implica, sostiene Miani, che “l’attuale ondata di calore deve essere monitorata con grande attenzione, poiché la sua influenza non si limita ai tre giorni previsti dall’Economist. In Italia, il picco è atteso tra il weekend e l’inizio della prossima settimana, con giorni di allerta e temperature elevate. Più a lungo dura l’esposizione, maggiore è il rischio, specialmente per le persone vulnerabili. Per la medicina ambientale, ciò che stiamo vivendo non è solo una questione meteorologica, ma coinvolge la salute, l’ambiente, l’urbanistica e la società. Non possiamo più aspettare che le ondate di calore si concludano per contare i morti. È fondamentale ripensare le città subito, poiché ogni estate estrema dimostra che il ritardo nell’adattamento si traduce in salute e vite umane perdute.”

L’esperto sottolinea la necessità di “interventi immediati e strutturali: più verde urbano, alberature, creazione di ombra, deimpermeabilizzazione dei suoli e corridoi di ventilazione. È fondamentale anche adottare una nuova cultura dell’edilizia: le case devono essere preparate per impedire che il calore entri. Schermature solari intelligenti, ventilazione naturale, raffrescamento passivo e isolamento adeguato non sono più solo comfort, ma strumenti di prevenzione sanitaria. Il caldo estremo rappresenta una prova per le città europee. Sebbene il termometro registri la temperatura, sono gli edifici, le strade, le aree verdi, l’ombra e le disuguaglianze sociali a determinare l’esito. Perciò, la prevenzione deve essere pianificata in modo territoriale, integrato e proattivo: non è sufficiente annunciare che farà caldo, è cruciale sapere dove quel caldo potrebbe diventare letale, per chi e quali interventi immediati possono proteggere la popolazione”, conclude.

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