Rapporto CER sulla transizione energetica: un mondo a tre velocità

Rapporto CER sulla transizione energetica: un mondo a tre velocità

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In aggiunta: Il credito diventa sempre più selettivo. Le aziende prive di strategie di transizione potrebbero avere un accesso limitato ai finanziamenti; la Cina guida il mercato globale delle rinnovabili (con oltre 260 GW installati nel 2024) e domina le filiere delle tecnologie ecologiche, cercando di trovare un equilibrio complicato con le necessità dello sviluppo industriale, tanto che le emissioni continuano a crescere, raggiungendo i 15,5 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente.

Il meeting è stato introdotto da Stefano Fantacone, Direttore della ricerca CER, che ha presentato i dati del Rapporto, Giovanni Acampora, Membro della Giunta Confcommercio con delega alla Transizione ecologica e sostenibilità, e Andrea Migliore, Executive Business Development & Sales Director di RINA Prime. All’evento hanno partecipato: Vinicio Peluffo del Partito Democratico; Luca Squeri di Forza Italia; Riccardo Zucconi di Fratelli d’Italia.

“La transizione avanza senza un punto di riferimento comune. L’Europa riduce le emissioni, ma altri soggetti puntano a obiettivi diversi, dalla sicurezza energetica alla crescita della domanda interna” – ha affermato Fantacone. “In assenza di un framework internazionale omogeneo, chi anticipa la transizione potrebbe subire un costo competitivo che il mercato non riconosce.” Per Acampora, “la transizione energetica è fondamentale, ma deve essere giusta e sostenibile: le aziende italiane stanno già affrontando un divario competitivo che incide su investimenti, occupazione e crescita. Sono necessarie decisioni concrete per garantire energia più sicura, economica e accessibile a tutto il tessuto imprenditoriale italiano.”

“Oggi banche, aziende e Pubblica Amministrazione vengono valutate in base alla loro capacità di ridurre i rischi energetici, monitorare le emissioni e fornire dati affidabili” – ha evidenziato Migliore. “La transizione energetica è una condizione essenziale per accedere al credito e partecipare al mercato. Rappresenta anche una responsabilità condivisa e un’opportunità concreta per costruire un’Italia più moderna, competitiva e allineata con l’Europa.”

Il Rapporto evidenzia tre modelli di transizione. Negli Stati Uniti, il cambio di amministrazione nel 2025 ha messo fine alla fase “verde” iniziata con l’Inflation Reduction Act, riadattando le politiche per mantenere la quota di mercato dei combustibili fossili, rivedere incentivi e introdurre dazi sulle tecnologie pulite. Questa dinamica è definita come una forma di “whiplash climatico”, evidenziando il rischio di un rallentamento negli investimenti verdi. L’Unione Europea, pur mantenendo una traiettoria coerente con il Green Deal, affronta costi energetici più alti rispetto a Stati Uniti e Asia e una crescente pressione competitiva nelle filiere industriali, in particolare nel settore fotovoltaico, dove produrre moduli in Europa costa attualmente dal 35% al 65% in più rispetto alla Cina. La Cina continuerà a guidare la crescita delle rinnovabili, con oltre 260 GW di nuova capacità nel 2024, ma non può rinunciare al carbone: nei primi sei mesi del 2025 sono stati approvati 25 GW di nuove centrali. Le emissioni cinesi, sotto la spinta di una rapida crescita economica, continuano ad aumentare e raggiungono un massimo storico.

Il processo di innovazione tecnologica non ha ancora prodotto una riduzione strutturale delle emissioni, anche se il picco si avvicina. In questo contesto internazionale, l’Italia presenta un andazzo in due fasi. Il biennio 2023-2024 ha segnato un’accelerazione senza precedenti: le emissioni sono diminuite in media di oltre il 5%, l’efficienza energetica è migliorata del 3,4%, e sono stati installati 13,4 GW di nuova capacità rinnovabile, portando il totale nazionale oltre i 74,5 GW. La dipendenza dal gas russo è scesa dal 40% del 2021 al 9,5% nel 2024, grazie a nuovi contratti con l’Azerbaigian (+43%), un notevole incremento nell’import di GNL (+49,8%) e l’attivazione del rigassificatore di Piombino. La diversificazione ha anche abbattuto la concentrazione geografica delle forniture di combustibili fossili. Tuttavia, il 2025 segna un indebolimento di questa tendenza. Le emissioni sono previste in aumento a 371,7 MtCO2eq (+0,2%). La quota di rinnovabili nei consumi energetici diminuisce al 21,7%, principalmente a causa del crollo dell’idroelettrico (-21,5%), mentre cresce l’uso del gas naturale (+2,1%). La domanda energetica complessiva scende dell’1%, con un rallentamento che si concentra soprattutto nei settori ETS, dove le emissioni della generazione elettrica tornano a salire a 62,2 MtCO2eq (+3,9%).

Nei settori ESR, la riduzione continua ma a ritmi troppo lenti: i trasporti calano dell’1,3%, mentre il settore civile rivede una crescita (+2,2%) a causa di un maggiore utilizzo del gas per il riscaldamento. Geograficamente, il decreto sulle Aree Idonee presenta un Paese molto eterogeneo. Il Lazio è la regione che si avvicina di più al proprio obiettivo per il 2030, avendo già raggiunto il 54,5% dell’obiettivo, mentre altre regioni – come Valle d’Aosta e Molise – si collocano sotto il 15%. Secondo le previsioni del modello CER, la decarbonizzazione dovrebbe riprendere moderatamente nel 2026 (-0,5%) e intensificarsi nel 2027, quando le emissioni potrebbero calare a 363,9 MtCO2eq (-1,6%). Questo ritorno a una traiettoria più solida sarebbe favorito da un aumento della produzione da rinnovabili elettriche, che nel 2027 potrebbe raggiungere i 149 TWh, con il fotovoltaico in espansione fino a 63,5 TWh.

Il Rapporto evidenzia inoltre come l’accesso ai finanziamenti favorisca le aziende con progetti di riduzione dei consumi, miglioramento dell’efficienza energetica o riconversione. Per molte PMI, questo implica che la transizione non è più solo un’opzione reputazionale, ma una condizione essenziale, sia per ottenere credito che per rimanere competitive nei mercati.

– Foto IPA Agency –

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