ROMA (ITALPRESS) – Negli ultimi anni, la comunicazione ha subito una trasformazione significativa. Circa 15 anni fa, il media planning digitale era visto come un’aggiunta secondaria. Oggi, tuttavia, i canali digitali sono al centro della progettazione di eventi e campagne comunicative, considerandoli non solo come mezzi, ma anche come contenuti digitali da adattare a diverse piattaforme. Per Umberto D’Oriano, responsabile marketing di Optima Italia, un’azienda multiutility che offre servizi integrati in energia e telecomunicazioni, questa evoluzione è cruciale.
D’Oriano, intervistato da Jessica Nicolini nel programma “Power Talks, il potere della comunicazione”, un’iniziativa di collaborazione tra Italpress e Philia Associates, discute i cambiamenti nella comunicazione di un’azienda che influisce sulla vita quotidiana di migliaia di persone. Negli ultimi quindici anni, il panorama è cambiato radicalmente: il digitale, una volta considerato un’estensione della pianificazione tradizionale, ora funge da punto di partenza per concepire campagne e messaggi. Per Optima, la semplicità è fondamentale: “Dobbiamo costruire una comunicazione facilmente comprensibile e riconoscibile, tanto che si possa associare al brand anche in assenza del logo”, spiega D’Oriano. L’azienda impiega anche “torture test” per verificare se i messaggi siano percepiti come appartenenti al marchio, mantenendo coerenza con il loro payoff: “Optima, che ti migliora la vita”, facilitando la gestione delle utenze e delle persone.
Inoltre, lo sport gioca un ruolo nel loro piano di comunicazione: “Abbiamo avviato la nostra presenza nel settore sportivo due anni fa e intendiamo continuare su questa strada l’anno prossimo”. D’Oriano sottolinea che l’obiettivo è andare oltre la semplice visibilità del marchio, creando “storie di sponsorizzazione” che connettano le missioni delle squadre con quelle di Optima e generando contenuti sui social media, considerati un “importante veicolo di notorietà”. Riguardo a reputazione e business, D’Oriano afferma: “Per noi è 50 e 50. Deve offrire opportunità di visibilità e al contempo generare opportunità di business”. Anche la televisione rimane un pilastro nel media planning. “Il nostro piano media è in continua revisione per assicurarci che gli investimenti siano diretti nella giusta direzione”, spiega. Le indagini confermano in genere le scelte strategiche: “Il principale mezzo attraverso cui interagiamo con il pubblico è indubbiamente la televisione”. L’intelligenza artificiale ha contribuito anche alla realizzazione dell’ultimo spot, ma D’Oriano sottolinea che la tecnologia non può sostituire l’uomo: “È uno strumento fondamentale per analizzare i dati e prevedere risultati, ma la componente umana è cruciale nelle decisioni”. La creatività resta essenziale, così come la capacità di comunicare emozioni che risuonano con le persone: “Il fattore umano continuerà a fare la differenza”.
Secondo D’Oriano, la strategia non deve focalizzarsi su un solo canale. “Non esiste un mezzo che oggi non funzioni – spiega –. La multicanalità è ciò che rende efficace una strategia. Anche la radio e la stampa continuano a svolgere un ruolo importante se integrate in un piano media ben strutturato”. La stampa, in particolare, “conferisce una credibilità che altri mezzi potrebbero non raggiungere con la stessa efficacia”. Stesso discorso vale per gli eventi, che il digitale ha trasformato in opportunità di creazione di contenuti duraturi: “Oggi un grande evento, gestito correttamente, può raccontare una storia per un intero anno”. D’Oriano afferma che il digitale è stato “lo spartiacque più importante degli ultimi anni”, e prevede una comunicazione futura sempre più complessa e integrata: “Sarà omnicanale, sempre più digitale e centrata sui contenuti, con un aumento dell’uso dell’intelligenza artificiale”. Tuttavia, la vera differenza sarà fatta da chi saprà sostenere la creatività in senso autentico. Conclude dicendo che la sfida consiste nell’unire “le capacità tecnologiche fornite dall’intelligenza artificiale con il valore aggiunto della creatività”, supportata da un eloquente background culturale, che per D’Oriano resta uno dei pilastri fondamentali della professione.
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