Obesità giovanile: il rischio di ictus aumenta fino a 2-3 volte

Obesità giovanile: il rischio di ictus aumenta fino a 2-3 volte

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Il sovrappeso aumenta il rischio di ictus, ed è una minaccia anche per i giovani. L’Associazione Alice Italia Odv, impegnata nella lotta all’ictus cerebrale, mette in luce l’obesità come un fattore di rischio modificabile.

Aprile, mese dedicato alla prevenzione dell’ictus, è un momento cruciale per riflettere su questo tema. Spesso si pensa che il rischio di ictus riguardi solo le persone anziane; tuttavia, la «carta d’identità verde» non garantisce sicurezza. Diverse ricerche hanno dimostrato una correlazione tra aumento dell’indice di massa corporea (BMI) e un maggiore rischio di ictus ischemico e cardiovascolare, con le persone obese che presentano un rischio superiore rispetto a quelle con un peso normale, indipendentemente da altri fattori come ipertensione e diabete.

In anni recenti, diversi scienziati hanno analizzato questo tema. Uno studio del 2021 in Israele ha esaminato 1,9 milioni di adolescenti dal 1985 al 2013, mentre il legame tra obesità giovanile e rischio di ictus è stato recentemente esplorato da esperti dell’Università di Oulu in Finlandia.

Il rischio per i giovani

È ormai risaputo che l’obesità non colpisce solo gli adulti: il sovrappeso in gioventù si associa a un notevole aumento del rischio di ictus precoce. Le persone tra i 20 e i 40 anni con sovrappeso o obesità hanno un rischio 1,8 volte maggiore rispetto ai loro coetanei normopeso. Altri studi indicano che l’obesità adolescenziale può raddoppiare o addirittura triplicare il rischio di ictus prima dei 50 anni. Questi dati evidenziano l’importanza della prevenzione precoce, non solo per gli adulti ma anche per i giovani.

Inoltre, si stima che il 10-15% degli ictus ischemici sia attribuibile all’eccesso di peso. In Italia, con circa 120mila nuovi casi all’anno, ciò significa che fino a 15mila eventi potrebbero essere direttamente o indirettamente legati a sovrappeso e obesità.

“La scienza clinica dimostra chiaramente che l’obesità è un fattore di rischio significativo e modificabile per l’ictus”, afferma Danilo Toni, direttore dell’Unità di trattamento Neurovascolare del Policlinico Umberto I di Roma e presidente del Comitato tecnico-scientifico di Alice Italia Odv. “Questo rischio interessa non solo gli anziani ma anche i giovani. Intervenire precocemente, promuovendo stili di vita sani, può ridurre significativamente l’incidenza della patologia”.

I costi dell’obesità

L’obesità ha effetti non solo clinici, ma anche economici. In Italia, si stima che i costi legati all’obesità superino i 13 miliardi di euro all’anno, inclusi ricoveri, visite e farmaci, così come le perdite di produttività lavorativa. Le complicanze cardio-cerebrovascolari, incluso l’ictus, rappresentano una parte considerevole di questi costi; si stimano oltre 2 miliardi di euro all’anno per eventi cardio-cerebrovascolari legati all’obesità, senza contare i costi della riabilitazione e dell’assistenza post-ictus.

Le linee guida italiane

Le linee guida italiane sulla prevenzione e trattamento dell’ictus confermano la necessità di intervenire sui fattori di rischio modificabili. Una dieta equilibrata e l’attività fisica sono fondamentali per la riduzione della massa corporea. È essenziale monitorare i principali fattori di rischio cardiovascolare, come ipertensione, diabete e dislipidemia, strettamente correlati all’obesità. Le linee guida raccomandano inoltre la valutazione del BMI e dei fattori metabolici, suggerendo riduzioni di peso progressive e sostenibili per chi è in sovrappeso o obeso.

“Come Alice Italia Odv, ci sentiamo responsabili nel portare all’attenzione pubblica i fattori di rischio modificabili. Affrontarli tempestivamente può prevenire sofferenze, disabilità e ingenti costi sociali”, conclude Andrea Vianello, presidente di Alice Italia Odv. “Dedicare il mese di aprile alla prevenzione dell’obesità sottolinea il nostro impegno costante nella lotta contro l’ictus: informare, sensibilizzare, promuovere stili di vita sani e supportare percorsi di cura integrati per ridurre l’impatto clinico e sociale dell’ictus cerebrale”.

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