L’andamento è coerente con il totale del settore agroalimentare italiano, i cui distretti incidono per il 42,5% in termini di valore esportato. Questo settore è supportato da Intesa Sanpaolo attraverso la Direzione Agribusiness, una rete nazionale che fa parte della Divisione Banca dei Territori, guidata da Stefano Barrese. Attualmente, la banca sostiene ben 172 filiere agroalimentari mediante il Programma Sviluppo Filiere, coinvolgendo oltre 8.200 fornitori strategici e 21.500 dipendenti, con un fatturato complessivo di oltre 22 miliardi di euro. Nel 2024, il bilancio dell’export agroalimentare, prima che venissero introdotti i dazi dall’amministrazione Trump (in vigore da aprile 2025 e poi parzialmente sospesi), evidenzia la filiera dell’olio (+40,9% a prezzi correnti), in particolare il distretto dell’Olio toscano che cresce di 419 milioni (+43,5%), soprattutto verso gli Stati Uniti (+43,5%), dove viene diretto oltre il 40% del suo export. Anche l’Olio umbro registra un aumento a due cifre (+26,5%), così come il comparto oleario dell’Olio e pasta del barese (+47,6%).
Questa filiera risulta molto esposta al mercato USA, rappresentando circa un terzo dell’export totale (32,7%, rispetto a una media del 12,9% per i distretti agroalimentari). Seconda per contributo alla crescita è la filiera di pasta e dolci, che segna un progresso del 7,8% nel 2024, nonostante un raffreddamento dei prezzi a livello estero. Il distretto più significativo in termini di valore esportato, i Dolci di Alba e Cuneo, ha ottenuto 304 milioni in più rispetto al 2023 (+16,5%). Positivo anche l’andamento dei Dolci e pasta veronesi (+12,6%). I distretti vitivinicoli superano i 6,7 miliardi nel 2024 (+4%). Il distretto principale, i Vini di Langhe, Roero e Monferrato, segna una leggera flessione (-1,7%); al contrario, i Vini del Veronese (+9,2%), i Vini dei colli fiorentini e senesi (+9,8%) e il Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene (+7,3%) hanno una dinamica molto positiva. Globalmente, la filiera vitivinicola esporta quasi un quarto (23%) del suo export verso il mercato americano, con punte del 43% per i Vini e distillati di Trento, del 38% per i Vini dei colli fiorentini e senesi e del 27% per il Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene.
Positiva la filiera agricola, con oltre 4,1 miliardi di export (+4,7%), sebbene con risultati eterogenei tra i distretti. Il principale contributo proviene dal distretto dell’Ortofrutta romagnola, che raggiunge nel 2024 689 milioni di euro, un incremento del 14,9% rispetto al 2023. Buono anche l’andamento del distretto delle Mele dell’Alto Adige, con un aumento del 18,9%. Tuttavia, continua la contrazione della Nocciola e frutta piemontese (-15,2%). Positiva anche la filiera delle conserve, che contribuisce con un +3,5% nel 2024. Le Conserve di Nocera, primo distretto per export, rimangono stabili. Nella parte finale del 2024, la filiera delle carni e salumi ha visto un incremento del 5,3%, con Carni di Verona in crescita (+6,3%) e Salumi del modenese (+5,2%); i Salumi dell’Alto Adige segnano un incremento a due cifre (+13,9%). La filiera del lattiero-caseario avanza del 6,1% (146 milioni di euro in più), di cui quasi 111 milioni realizzati dal Lattiero-caseario parmense (+31%), che esporta il 25% delle sue vendite all’estero verso gli USA. Il distretto sardo di lattiero-caseario (+1,4% nel 2024) è quello più esposto al mercato americano, con il 72% del totale. Segnali positivi per la filiera del caffè (+9,5% nel 2024), con risultati brillanti per tutti i distretti coinvolti: Caffè, confetterie e cioccolato torinese (+7,1%), Caffè di Trieste (+15,5%) e Caffè e confetterie del napoletano (+10,7%).
La filiera del riso chiude, invece, con una leggera flessione nel 2024 (-1,7%). In calo dell’1,6% per il distretto del Riso di Pavia e dell’1,7% per quello del Riso di Vercelli. Molto positiva, infine, è la performance del distretto Ittico del Polesine e del Veneziano (+10,8%). La Germania rimane il primo partner commerciale nel 2024 (+6,9%); i flussi verso la Francia crescono (+4,8%), mentre il Regno Unito rimane stabile (+0,4%). Tuttavia, la crescita maggiore si registra verso gli Stati Uniti (+14,9%), non appariendo influenzata da eventuali politiche di approvvigionamento anticipato post-elezione di Trump: i tassi di crescita sostenuta si sono verificati in tutti i trimestri dell’anno. I dazi introdotti e poi parzialmente sospesi dall’amministrazione Trump nel primo aprile 2025 colpiscono gran parte della nostra produzione, tra i settori più vulnerabili ci sono l’olio, il vino e i latticini. Tuttavia, i prodotti italiani venduti negli USA potrebbero risultare meno sensibili a variazioni di prezzo rispetto ai concorrenti, essendo spesso legati a produzioni di nicchia, territoriali e certificate DOP/IGP. In questo contesto, la ricerca di nuovi partner commerciali rappresenta una strategia efficace per diversificare i rischi connessi all’introduzione di dazi maggiori. Le economie emergenti hanno rappresentato un contributo significativo alla crescita dell’export dei distretti agroalimentari, incidendo per il 20% del totale e registrando una crescita del 7,7% nel 2024, contro il +6,9% delle economie avanzate. Tra queste, si segnalano Polonia (+15,3%) e Romania (+15,2%) e la Cina (+9,7%), grazie a un forte sprint nel quarto trimestre (+16,9%).
Massimiliano Cattozzi, responsabile della Direzione Agribusiness di Intesa Sanpaolo, ha dichiarato: “Il nuovo record dell’export dei distretti agroalimentari italiani evidenzia la competitività delle nostre filiere e la crescente richiesta internazionale di prodotti di qualità, identitari e sostenibili. La Banca dei Territori, tramite la Direzione Agribusiness, sostiene le imprese in questo percorso di crescita, offrendo soluzioni concrete per affrontare le sfide di un contesto globale in rapida evoluzione: nuovi mercati, transizione green, digitalizzazione e ricambio generazionale. Grazie alla sinergia con partner e istituzioni, e alla nostra rete capillare, supportiamo quotidianamente oltre 80.000 clienti nella valorizzazione del Made in Italy nel mondo, trasformando la presenza internazionale del Gruppo in una leva strategica per la competitività del Paese”.
Intesa Sanpaolo è fermamente impegnata nel settore Agribusiness, riconoscendo la sua importanza strategica per l’economia italiana. La Direzione Agribusiness offre oltre 250 punti operativi, di cui 95 filiali, supportate da circa 1.100 specialisti che offrono consulenza a oltre 80.000 clienti su temi rilevanti legati all’accesso a nuovi mercati, sostenibilità, digitalizzazione e passaggio generazionale per le imprese agroalimentari, come dimostrano i 2 miliardi di euro concessi in erogazioni a medio e lungo termine nel 2024.
– foto IPA Agency –
