L’Italia evidenzia un significativo gap nella copertura dei rischi. In particolare, per quanto riguarda i rischi sociali e catastrofali legati al cambiamento climatico, i livelli di protezione sono notevolmente inferiori rispetto alla media europea e OCSE. Questo scenario è emerso durante il workshop ‘Insurance, Climate, Health, Financial Stability’, dove la Fondazione Grins – Growing Resilient, INclusive and Sustainable, in collaborazione con le Università di Napoli Federico II, Università Ca’ Foscari Venezia, Ania e Eief, ha presentato analisi approfondite sul tema.
Per quanto concerne i rischi sociali di lungo termine, come la non autosufficienza, la copertura assicurativa privata è pressoché inesistente. Inoltre, risulta che meno di 4 italiani su 10 siano a conoscenza di strumenti assicurativi specifici; la protezione è così affidata quasi esclusivamente alla famiglia e alla spesa pubblica, che copre solo una parte delle spese effettive. La situazione è ancora più allarmante per i rischi climatici e naturali: una percentuale ridottissima delle famiglie è coperta contro alluvioni, terremoti e frane, con solo il 7% delle imprese protette contro le calamità naturali. Sorprende anche che oltre l’80% delle microimprese non abbia alcuna forma di protezione, nonostante queste rappresentino oltre il 99% delle aziende italiane. L’Italia, risultando tra i Paesi europei più vulnerabili a eventi estremi e con una popolazione in rapido invecchiamento, evidenzia una sottoassicurazione evidente, che porta a un aumento dei costi economici e sociali e a una dipendenza crescente da interventi pubblici emergenziali.
Durante il workshop ‘Insurance, Climate, Health, Financial Stability’, che ha riunito esperti economisti, studiosi e rappresentanti istituzionali, la Fondazione Grins ha presentato nuove evidenze empiriche per comprendere le ragioni della bassa copertura assicurativa e per suggerire possibili politiche volte a rafforzare la resilienza del Paese. Tre studi sono stati al centro dei lavori: si è sottolineato come il modello tradizionale di gestione dei rischi necessiti di una revisione, vista la crescente complessità causata dall’invecchiamento demografico, dal cambiamento climatico e dalla maggiore esposizione a shock sistemici.
Il primo studio di Grins si concentra sulla disponibilità degli individui a sostenere il costo dell’assicurazione contro la non autosufficienza (Long-Term Care), attraverso un esperimento su un campione rappresentativo della popolazione italiana. I risultati evidenziano che la consapevolezza dei rischi e dei costi legati alla non autosufficienza è molto limitata: una corretta informazione aumenta la disponibilità a contribuire di circa il 15%, equivalenti a circa 3 euro al mese in più. Questo effetto è particolarmente accentuato tra i soggetti inizialmente meno informati, come donne e individui senza coperture assicurative; a livello nazionale, si evidenzia un potenziale di raccolta che potrebbe raggiungere un terzo della spesa pubblica attuale per la long-term care, segnalando così ampi margini per un ruolo integrativo dell’assicurazione privata.
Il secondo studio di Grins analizza la propensione dei cittadini a sostenere politiche di prevenzione contro i rischi idrogeologici, in aumento. L’analisi mostra che oltre la metà degli individui è favorevole a contribuire a un fondo pubblico per la prevenzione. La diffusione di informazioni riguardanti gli impatti delle catastrofi naturali aumenta di circa 9 punti percentuali la probabilità di adesione. La disponibilità a pagare cresce mediamente di circa 25-30 euro all’anno per persona. Tuttavia, la paura di “free riding” e la percezione della mancata partecipazione degli altri possono limitare il supporto. È evidente che una campagna informativa ben strutturata potrebbe generare fino a 250-270 milioni di euro aggiuntivi all’anno per la prevenzione, dimostrando l’importanza cruciale dell’informazione e della fiducia collettiva.
Il terzo studio di Grins analizza la copertura assicurativa delle imprese italiane contro i rischi di calamità naturali, combinando dati provenienti da Ania, informazioni geografiche sui rischi fisici e dati di bilancio. I risultati rilevano una copertura particolarmente bassa tra micro e piccole imprese, che risultano anche le più vulnerabili; esiste un significativo disallineamento tra il rischio fisico e la decisione di assicurarsi, poiché l’esposizione a rischi sismici o idraulici aumenta la probabilità di copertura, ma solo in modo limitato. Fattori come dimensioni, settore e area geografica contano più del rischio oggettivo. L’analisi conferma un ‘protection gap’ persistente che espone le imprese italiane a potenziali shock sistemici. La recente introduzione di un obbligo assicurativo per calamità naturali per le aziende, prevista nella legge di bilancio 2024, dovrebbe contribuire a ridurre questo gap. Dallo studio emerge chiaramente la vulnerabilità delle piccole imprese, alle quali è necessario fornire una protezione adeguata, in quanto rappresentano la parte predominante del tessuto imprenditoriale italiano e costituiscono la base di molte realtà più grandi.
In sintesi, le evidenze presentate mostrano che la sottoassicurazione in Italia non deriva solo da vincoli economici o di mercato, ma anche da una scarsa consapevolezza dei rischi, dalle aspettative di intervento pubblico ex post, dal coordinamento inadeguato e da una limitata cultura assicurativa. Le evidenze di Grins indicano la necessità di potenziare politiche di informazione e prevenzione, sviluppare schemi assicurativi pubblico-privati e stimolare nuove azioni.
“Il workshop dimostra l’importanza della ricerca economica applicata nel supportare politiche basate su evidenze. Il progetto Pnrr Grins ha arricchito il dibattito su come rafforzare la resilienza economica, sociale e finanziaria dell’Italia di fronte ai nuovi rischi, offrendo spunti per nuove politiche,” afferma Tullio Jappelli, Università di Napoli Federico II e coordinatore del gruppo di ricerca Grins sulla resilienza delle famiglie.
Monica Billio, Università Ca’ Foscari Venezia e coordinatrice del gruppo di ricerca Grins su finanza sostenibile, sottolinea che “il contributo analitico del progetto Grins stimola la riflessione su come promuovere meccanismi innovativi per affrontare i nuovi rischi, enfatizzando l’importanza di integrare assicurazione, prevenzione e adattamento climatico in una strategia comune e coerente.”
