Insonnia cronica: un problema di sanità pubblica che richiede leggi per risposte più efficaci

Insonnia cronica: un problema di sanità pubblica che richiede leggi per risposte più efficaci

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ROMA (ITALPRESS) – Aumentare la consapevolezza riguardo l’insonnia cronica e il suo impatto sanitario, sociale ed economico sul Paese è fondamentale per riconoscerla legalmente come patologia e priorità di salute pubblica. Questo è l’obiettivo del Policy Paper sull’insonnia cronica, presentato in un evento al Centro Studi Americani di Roma, promosso dall’Intergruppo Parlamentare per le Neuroscienze e l’Alzheimer con il supporto di Idorsia. Il documento fornisce solide basi per tradurre questa priorità in misure preventive e piani efficaci di assistenza ai pazienti, redatto con il contributo del Comitato Scientifico del Gruppo di Lavoro su insonnia e altri disturbi del sonno, recentemente costituitosi all’interno dell’Intergruppo.
Il Comitato include Andrea Fiorillo, Presidente EPA – European Psychiatric Association e Professore Ordinario di Psichiatria presso l’Università degli Studi della Campania ‘Luigi Vanvitelli’; Gianmarco Marrocco, vicesegretario provinciale FIMMG Federazione Italiana Medici di Famiglia Roma; Claudio Mencacci, Presidente SINPF – Società Italiana di Neuropsicofarmacologia; Francesca Merzagora, Presidente Fondazione Onda ETS; Lino Nobili, Presidente AIMS – Accademia Italiana di Medicina del Sonno e Professore Ordinario nel Dipartimento di neuroscienze presso l’Università di Genova; Giuseppe Plazzi, Presidente NAIT, Associazione Nazionale per la Narcolessia; Marco Rolandi, Presidente RLS Italia – Sindrome delle gambe senza riposo – APS; Alessandro Rossi, Presidente SIMG – Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie; Guido Di Sciascio, Presidente SIP – Società Italiana di Psichiatria e Direttore del Dipartimento di Salute Mentale della ASL di Bari; Antonio Vita, Presidente SIP – Società Italiana di Psichiatria e Professore Ordinario di Psichiatria presso l’Università degli Studi di Brescia e Mario Zappia, Presidente SIN – Società Italiana di Neurologia e Professore Ordinario di Neurologia presso l’Università degli Studi di Catania.
Il Policy Paper espone i dati riguardanti la patologia, analizzando l’impatto sanitario, economico e sociale, insieme a trattamenti, accesso alle cure e le problematiche che i pazienti affrontano nel loro percorso diagnostico e terapeutico. Dall’analisi della patologia e delle sue implicazioni, il Comitato Scientifico ha formulato raccomandazioni per gestire l’insonnia cronica.
“L’insonnia cronica è una patologia diffusa che influisce significativamente sulla salute e sull’equilibrio quotidiano, con ripercussioni anche in ambito sociale ed economico – ha affermato il Ministro della Salute Orazio Schillaci -. È stata a lungo considerata un disturbo secondario, ma i dati evidenziano che è una questione di sanità pubblica che richiede consapevolezza e approcci più strutturati. È incoraggiante il lavoro svolto dall’Intergruppo Parlamentare per le Neuroscienze e l’Alzheimer e il contributo della comunità scientifica, poiché il Policy Paper offre elementi per una comprensione più completa e un orientamento delle politiche verso risposte adeguate ai cittadini”.
“L’insonnia cronica è un’emergenza sanitaria e sociale che coinvolge milioni di persone, generando un impatto economico comparabile a una Legge di Bilancio – ha sottolineato Annarita Patriarca, Segretario dell’Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati -. Considerarla un problema marginale significa ignorare enormi costi in termini di salute, sicurezza e produttività. Ho recentemente presentato, come prima firmataria, una proposta di legge per riconoscere l’insonnia cronica come una patologia autonoma e invalidante, da gestire come priorità attraverso diverse azioni: la sua integrazione nei LEA e nel Piano Nazionale della Cronicità; l’istituzione di un Osservatorio per lo studio della patologia e migliori tutele lavorative. Questo impegno politico è un atto di responsabilità istituzionale e un investimento strategico per ridurre i costi diretti e indiretti che pesano sull’economia e per mettere i pazienti al centro, fornendo strumenti per un percorso di diagnosi e cura uniformi su tutto il territorio nazionale”.
“Questo evento segna il primo passo per approfondire le malattie del sonno che il Gruppo di lavoro interparlamentare intende portare avanti – ha detto Beatrice Lorenzin, Membro della V Commissione del Senato -. A partire dalle evidenze del Policy Paper, possiamo avviare un’azione politica unendo sforzi per migliorare l’igiene del sonno, dalla formazione dei clinici alla sensibilizzazione della popolazione. Da anni sostengo l’importanza di integrare il sonno nelle politiche di prevenzione, considerando il suo evidente impatto sulla sicurezza stradale e nei luoghi di lavoro”.
“Sfortunatamente, l’insonnia cronica è spesso trattata in modo inadeguato, con farmaci privi di prove scientifiche e effetti collaterali significativi. Oggi – ha dichiarato il presidente di EPA, Andrea Fiorillo – esistono trattamenti molto efficaci in grado non solo di migliorare la quantità di sonno, ma anche la sua qualità, intervenendo sul sistema dell’ipervigilanza. Questi farmaci moderni, definiti game-changer, dovrebbero essere accessibili a tutti i pazienti affetti da insonnia cronica, ma attualmente solo una piccola percentuale può beneficiarne. In base alle linee guida ufficiali, la terapia cognitivo-comportamentale rappresenta il trattamento d’elezione per l’insonnia cronica, ma è disponibile solo in pochi centri specializzati”.
Si stima che l’insonnia cronica colpisca circa il 6% della popolazione adulta italiana; tuttavia, esperti stimano che la percentuale reale sia tra il 10 e il 15%. I disturbi del sonno sono comuni in tutte le fasce d’età, con un’incidenza maggiore tra i 45 e i 54 anni e nei soggetti di età superiore ai 65 anni. Il 70% delle persone affette da insonnia cronica è di sesso femminile. Si osserva anche un aumento dei casi tra bambini e adolescenti, spesso dovuto all’uso eccessivo di social e smartphone, con impatti sul rendimento scolastico e le relazioni interpersonali.
Chi soffre di insonnia cronica riferisce di una qualità e quantità inadeguata di sonno per almeno 3 notti alla settimana, per un periodo di tre mesi consecutivi: i sintomi notturni, come difficoltà a dormire o a mantenere il sonno, influenzano il benessere psico-fisico durante il giorno, generando stanchezza, bassa concentrazione e irritabilità. Questi fattori impattano sulla partecipazione attiva nel lavoro, rappresentando un costo occulto per il welfare collettivo. I costi stimati si aggirano sui 14 miliardi di euro all’anno, pari allo 0,74% del PIL, suddivisi tra costi diretti (ricoveri, visite mediche, farmaci) e costi indiretti (assenza e presenza al lavoro e incidenti stradali).
Questa condizione ha un impatto significativo sulla salute mentale e fisica di chi ne soffre, influenzando non solo il sonno notturno: oltre il 60% dei pazienti con disturbi del sonno riporta un impatto negativo sul benessere psicologico e il 43% lamenta una compromissione della vita sociale.
La carenza di sonno è anche legata a un deterioramento delle funzioni cognitive: il 62% dei pazienti segnala problemi di concentrazione e il 57% ha difficoltà di memoria.
L’insonnia cronica influisce altresì sulla vita professionale: circa l’82% delle persone con disturbi del sonno avverte una diminuzione delle prestazioni lavorative.
Le proiezioni indicano che i costi indiretti associati alla patologia raggiungono cifre notevoli: circa 5.500 euro pro-capite in termini di produttività persa; 1.580 euro è il costo medio per evento in caso di infortuni legati al sonno. Inoltre, l’insonnia cronica è responsabile di un aumento di ricoveri e accessi al pronto soccorso, in particolare nei casi moderati e severi, oltre ad incrementare il rischio di incidenti stradali: studi su autisti affetti da insonnia rivelano un rischio 1.8 volte maggiore di incidenti automobilistici.
L’insonnia cronica non è solo un semplice disturbo del sonno, ma un serio fattore di rischio: chi ne soffre ha una maggiore incidenza di depressione, ansia e altre patologie psichiatriche, spesso con trattamenti insoddisfacenti, e un rischio significativamente più alto di sviluppare depressione maggiore, disturbi d’ansia, uso di alcol, pensieri suicidi e psicosi. È una patologia ampiamente sottodiagnosticata e sotto-trattata; infatti, solo il 40% dei pazienti con insonnia cronica riceve una diagnosi e solo il 21% segue un trattamento. Si stima che 4-5 milioni di persone in Italia non siano state diagnosticate o trattate adeguatamente per i disturbi del sonno di cui soffrono.
In Italia, l’approccio tradizionale talvolta porta a continuare nel tempo l’uso di soluzioni per il sonno, una prassi radicata nella cultura, percepita come normale. Tuttavia, una gestione inadeguata dell’insonnia cronica può compromettere vigilanza, attenzione, funzioni cognitive e produttività, con effetti sulla qualità della vita e sulla sicurezza delle persone.
In considerazione delle evidenze e dei dati, il Comitato Scientifico ha ritenuto importante sottolineare la necessità di riconoscere l’insonnia cronica come malattia invalidante e priorità della sanità pubblica, necessitando di un piano diagnostico e assistenziale chiaro e di integrare l’insonnia cronica nella pianificazione sanitaria, aumentando la consapevolezza del problema e rafforzando la formazione dei professionisti sanitari per garantire diagnosi appropriate e gestione terapeutica in linea con le linee guida internazionali.
“Come industria, insieme a partner come istituzioni, associazioni e la classe medica, abbiamo il dovere di collaborare per riconoscere l’insonnia cronica come una patologia autonoma, con importanti conseguenze per tutto il Sistema Paese. Il Policy Paper rappresenta un’evidenza e il primo passo concreto in questo percorso, dimostrando le azioni da intraprendere per orientare operatori sanitari e cittadini verso un cambio culturale nell’approccio alla malattia”, ha concluso Giovanni Girgenti, General Manager di Idorsia.

– foto mec/Italpress –
(ITALPRESS).

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