In aggiunta, le persone intervistate segnalano di aver trascorso in media quasi 5 giorni in condizioni di salute non ottimali nel mese prima dell’intervista; in particolare, più di 2 giorni sono attribuibili a problemi di salute fisica (malattie o conseguenze di incidenti) e quasi 3 giorni a problematiche di tipo psicologico (emozioni, ansia, depressione o stress). Inoltre, poco più di 1 giorno al mese è stato segnato da reali limitazioni nelle attività quotidiane a causa di questi problemi. Questi dati provengono dalla sorveglianza PASSI, che si concentra sulla popolazione adulta, e si riferiscono all’ultimo biennio di raccolta dati 2023-2024.
La qualità della vita in relazione alla salute (Health-Related Quality of Life – HRQL) è un indicatore cruciale sia in sanità pubblica che nella ricerca clinica, poiché permette di valutare il benessere generale degli individui. Essa è influenzata da molteplici fattori, tra cui la salute fisica e mentale, il benessere funzionale e cognitivo (la capacità di agire e prendere decisioni autonomamente), il benessere emotivo e sociale (che va dalla partecipazione alla vita sociale alla qualità delle relazioni interpersonali), oltre al contesto sociale e culturale e ai valori a cui l’individuo si sente legato. Anche fattori socioeconomici, l’ambiente di vita e lavoro, la sicurezza, l’accesso ai servizi sanitari e la soddisfazione nei confronti dei bisogni di welfare (istruzione, lavoro, sanità, infrastrutture) sono elementi chiave che influenzano la percezione del benessere. I dati PASSI evidenziano che la salute percepita e gli Unhealthy Days risultano peggiorati tra chi soffre di patologie croniche (solo il 46% di queste persone percepisce positivamente il proprio stato di salute generale, e queste segnalano in media 8 giorni di salute non ottimale nel mese antecedente all’intervista) o tra chi presenta sintomi depressivi (solo il 38% giudica positivamente il proprio stato di salute) e tra le persone socialmente svantaggiate per bassa istruzione (7 giorni segnati per chi ha solo la licenza elementare contro 4 per i laureati) o per difficoltà economiche (9 giorni per chi affronta gravi difficoltà economiche rispetto a 4 per chi non ne ha). Anche l’età e il genere hanno un ruolo significativo sulla qualità della vita relativa alla salute, infatti sia il giudizio sulla propria salute generale sia gli Unhealthy Days peggiorano con l’avanzare dell’età e tra le donne rispetto agli uomini.
Per quanto riguarda la qualità di vita tra gli ultra65enni, i dati da PASSI d’Argento nel biennio 2023-2024 mostrano che il 91% degli intervistati considera il proprio stato di salute generale come positivo o discreto: il 45% si sente “bene” o “molto bene”, mentre il 46% riporta di sentirsi “discretamente”; il restante 9% esprime un giudizio negativo, affermando che la propria salute “va male” o “molto male”. Gli intervistati riferiscono di aver vissuto in media 7 giorni in cattiva salute nel mese precedente l’intervista: 4 giorni per motivi di salute fisica e 3 giorni per problematiche di natura psicologica; quasi 3 giorni sono stati segnati da reali limitazioni nelle attività quotidiane dovute a questi problemi. Il numero medio di giorni in cattiva salute è maggiore tra chi presenta almeno una patologia cronica (9 giorni contro i 5 giorni di chi non ha patologie croniche), tra coloro che affrontano forti difficoltà economiche (14 giorni rispetto a 6 giorni per chi non ha difficoltà economiche), e tra le persone con minori livelli di istruzione (8 giorni per chi ha solo la licenza elementare contro 6 giorni per i laureati); risulta inoltre più alto tra le donne rispetto agli uomini (8 contro 5 giorni) e aumenta con l’età (da 6 giorni tra i 65-74enni a 9 giorni tra gli ultra 85enni).
La complessità, la dinamicità e la soggettività del concetto di qualità di vita in relazione alla salute rendono difficile la sua misurazione. Esistono numerosi strumenti per valutarla, generali o specifici, che soddisfano i criteri di riproducibilità e confrontabilità nel tempo e nello spazio (come SF-36, WHOQoL, EuroQoLL5D e altri). Molti di questi strumenti sono utili sia nella ricerca che nella pratica clinica per valutare l’impatto di malattie o terapie sulla qualità di vita dei pazienti, e, se utilizzati insieme alle valutazioni cliniche, possono aiutare il personale sanitario a definire correttamente i percorsi terapeutici e il supporto necessario per i pazienti. Tuttavia, l’applicazione di questi strumenti risulta difficile al di fuori dell’ambito clinico, mentre la valutazione della qualità di vita legata alla salute nella popolazione generale è altrettanto critica, poiché permette di identificare i bisogni di salute insoddisfatti e le disuguaglianze esistenti, orientando di conseguenza le politiche di intervento. Per questa ragione, partendo dagli strumenti citati, sono stati sviluppati modelli più snelli, come il CDC HRQoL-4, utilizzato anche in PASSI e PASSI d’Argento, che indaga la percezione dello stato di salute e gli Unhealthy Days (giorni di malessere fisico o mentale e giorni con limitazioni nelle attività abituali).
Proposto e validato dal CDC di Atlanta, l’HRQoL-4 è stato introdotto nel BRFSS nel 1993 e ha dimostrato di essere un metodo valido per misurare la qualità di vita legata alla salute nella popolazione generale, rilevandone i cambiamenti nel tempo. La qualità di vita misurata tramite questo strumento riflette in modo accurato non solo le condizioni di salute fisica e psicologica, ma anche le dimensioni sociali correlate alla salute. Gli indicatori di qualità della vita in relazione alla salute possono essere sintetizzati attraverso la percezione del proprio stato di salute generale e gli Unhealthy Days, ovvero il numero medio di giorni trascorsi in condizioni di cattiva salute fisica e/o psicologica o con limitazioni nelle attività quotidiane.
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