L'intelligenza artificiale mette a rischio un posto di lavoro su quattro

Il 52% degli italiani è preoccupato per le diagnosi errate generate dall’Intelligenza Artificiale.

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La ricerca condotta da Human8 per STADA ha coinvolto circa 2.000 italiani di età compresa tra 18 e 76 anni, nell’ambito di uno studio online realizzato in 20 Paesi tra febbraio e marzo 2026. Il rapporto mette in luce un atteggiamento sempre più favorevole nei confronti dell’Intelligenza Artificiale, sebbene vi sia una certa cautela: quasi 3 italiani su 5 (59%) si mostrano aperti a considerare una consulenza basata su IA al posto di contattare un medico, ma generalmente a condizioni specifiche, come la possibilità di successivi confronti con un professionista sanitario (23%), l’IA come secondo parere (13%) o in caso di problemi lievi (11%). Oltre 4 intervistati su 10 (44%) affermano di non utilizzare l’IA per la propria salute.

Per quanti già la utilizzano, le applicazioni più comuni riguardano una migliore comprensione delle diagnosi ricevute (31%) e la ricerca di suggerimenti utili per la prevenzione (25%), ad esempio su stili di vita, alimentazione e attività fisica. Tra le principali preoccupazioni legate all’uso dell’IA ci sono il rischio di errori o diagnosi sbagliate (52%), l’uso dei dati sanitari senza consenso (36%) e la diminuzione dell’interazione umana (36%). In termini di aspettative, il 44% desidera diagnosi più rapide, il 39% una sanità meno costosa e il 35% maggiore facilità di accesso ai servizi medici, anche nelle aree rurali o svantaggiate.

In Italia, il livello di soddisfazione generale verso il sistema sanitario si attesta al 45%, in calo rispetto al 48% rilevato nel 2025. Sebbene la diminuzione sia meno netta rispetto agli anni precedenti, questo indicatore sottolinea un’assenza di corrispondenza tra quanto i cittadini si aspettano e la loro esperienza quotidiana. Le lunghe attese, dovute alla carenza di personale, rappresentano la criticità principale: il 73% degli intervistati le considera una delle maggiori sfide del sistema sanitario nazionale. A seguire, ci sono l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle malattie croniche (57%), e la difficoltà di accesso a un’assistenza sanitaria sostenibile (55%).

Secondo il campione intervistato, il sistema sanitario offre un buon supporto soprattutto per l’accesso ai farmaci (59%), mentre mancano in modo più significativo il supporto alla salute mentale (21%), la disponibilità di strumenti e servizi digitali (23%) e l’assistenza agli anziani (24%). In un Paese con una popolazione sempre più longeva, il tema dell’invecchiamento assume una particolare importanza. Il 58% degli italiani guarda con preoccupazione al passare degli anni; la percentuale sale al 65% tra le donne. Tra i principali timori, vi sono il bisogno di assistenza (65%), il declino cognitivo (64%) e problemi fisici e malattie (61% e 60%).

Tuttavia, oltre 7 intervistati su 10 (78%) ritengono importante “vivere il più a lungo possibile” e, per raggiungere questo obiettivo, sono disposti a cambiare le proprie abitudini, rinunciando – anche solo parzialmente – a zucchero e dolci (84%), tempo davanti agli schermi (78%), fast food (77%) e alcol (73%).

Gli operatori sanitari sono considerati i principali responsabili dell’educazione alla salute: lo afferma il 74% degli intervistati. Anche in un contesto di crescente digitalizzazione, il loro ruolo rimarrà centrale. Per il 45% degli italiani, medici, farmacisti e altri operatori sanitari saranno sempre più coinvolti nell’offrire consulenze digitali e a distanza. Il 31% prevede un ruolo crescente come esperti e interpreti degli strumenti di IA, mentre il 26% ritiene che dovrebbero rafforzare la loro funzione di punti di riferimento umani e affidabili.

Anche nell’accesso ai servizi sanitari, gli italiani preferiscono il confronto diretto con i professionisti: l’incontro faccia a faccia è la modalità prediletta per screening e controlli preventivi (78%), per consulti medici (78%), per consulenze farmaceutiche (69%) e per percorsi terapeutici o di supporto psicologico (58%).

“I risultati dello STADA Health Report 2026 forniscono una visione importante del rapporto tra gli italiani e la salute, così come con il Servizio Sanitario Nazionale. I dati aiutano a comprendere meglio le esigenze, le aspettative e le preoccupazioni delle persone, rappresentando un prezioso punto di partenza per pensare a come contribuire all’evoluzione del sistema. Oggi, il nostro Servizio sanitario attraversa una fase di difficoltà e mostra alcune fragilità, ma rimane un valore fondamentale per il Paese, che dobbiamo impegnarci a preservare. In questo percorso, anche la digitalizzazione e l’Intelligenza Artificiale possono offrire un contributo significativo, aiutando i professionisti sanitari a rendere il percorso di cura più semplice, tempestivo e allineato ai bisogni delle persone, in un modello in cui la relazione umana deve continuare a essere centrale,” ha affermato Salvatore Butti, Direttore Generale e Amministratore Delegato di EG STADA Group.

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