Diabete e DNA: "I geni non sono un destino" - Ecco come ridurre il rischio di malattie.

Diabete e DNA: “I geni non sono un destino” – Ecco come ridurre il rischio di malattie.

3 0

27 settembre 2026 | 00.21

LETTURA: 5 minuti

“Il DNA non ci condanna a un destino ineluttabile“. Questa è l’affermazione degli scienziati. Una nuova ricerca, che verrà presentata durante il congresso annuale dell’Easd (Associazione europea per lo studio del diabete), che avrà inizio lunedì 28 settembre a Milano, sostiene che una riduzione del consumo di alimenti ultraprocessati e l’aumento dell’attività fisica possono abbattere il rischio di diabete di tipo 2, indipendentemente dalla predisposizione genetica. Ciò è valido anche per coloro che presentano una significativa inclinazione verso questa malattia. Gli esperti offrono rassicurazioni basate su un’analisi dei dati di decine di migliaia di persone nel Regno Unito, da cui è emerso che coloro che seguono una dieta povera di questi alimenti e praticano regolarmente attività fisica da moderata a intensa hanno un rischio di sviluppare la patologia fino al 70% inferiore. Anche tra coloro con alta predisposizione genetica, l’unione di una dieta salutare e dell’esercizio fisico ha contribuito a dimezzare il rischio di ammalarsi.

La ricerca

“Il diabete di tipo 2 è influenzato da una combinazione di fattori genetici e stile di vita”, sottolinea Wenxin Xu, ricercatrice della City University di Hong Kong, che ha guidato lo studio. “In merito allo stile di vita, l’aumento del consumo di alimenti ultraprocessati è correlato con un rischio maggiore, mentre l’attività fisica ha un effetto protettivo“. Tuttavia, afferma, “fino ad ora non era chiaro se ridurre il consumo di questi alimenti potesse influenzare la suscettibilità genetica, né se l’esercizio fisico potesse compensare i danni di tali alimenti. Questo è cruciale, poiché a differenza della predisposizione genetica, dieta e attività fisica possono essere modificate: sono cambiamenti che ogni individuo può realizzare”.

Per esplorare il tema, Wenxin Xu e i suoi colleghi hanno analizzato i dati di quasi 57.000 adulti (56.964) partecipanti allo studio Uk Biobank (età media 69,5 anni; il 42,3% uomini). I questionari dettagliati hanno fornito informazioni sull’assunzione di alimenti ultraprocessati e il livello di attività fisica è stato monitorato attraverso dispositivi indossabili per una settimana. L’attività fisica di intensità moderata-vigorosa include camminare veloce, andare in bicicletta, fare escursioni e portare a spasso il cane. Sono stati considerati anche gli sport e le attività domestiche che richiedevano uno sforzo fisico significativo. La suscettibilità genetica al diabete di tipo 2 è stata valutata tramite dati genetici. Nel corso di un periodo di follow-up di 7,8 anni, 926 partecipanti hanno sviluppato il diabete di tipo 2.

I risultati

Come atteso, un maggior consumo di cibi ultraprocessati è risultato associato a un rischio più elevato della patologia, mentre la pratica di attività fisica moderata-vigorosa ha mostrato un’associazione con un rischio ridotto. Il rischio di diabete di tipo 2 aumentava proporzionalmente all’assunzione di alimenti ultraprocessati: un incremento del 10% (in peso) di questi cibi nella dieta corrispondeva a un aumento del 7% nel rischio di sviluppare la malattia. Parallelamente, i soggetti che rispettavano le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) sul movimento – cioè almeno 150 minuti a settimana di attività fisica da moderata a vigorosa – presentavano una probabilità inferiore del 39% di sviluppare il diabete di tipo 2 rispetto a chi svolgeva meno attività fisica. Ulteriori analisi hanno dimostrato che sia una dieta povera di cibi ultraprocessati sia l’esercizio fisico contribuiscono a ridurre parzialmente la suscettibilità genetica.

Tra coloro geneticamente predisposti a un alto rischio, una bassa assunzione di cibi ultraprocessati (circa l’11% o meno del totale dell’apporto alimentare) è risultata associata a una probabilità inferiore del 35% di ammalarsi. Anche il rispetto delle linee guida sull’esercizio fisico ha portato a una riduzione del 33% del rischio di diabete di tipo 2. I ricercatori hanno anche scoperto che l’attività fisica sembra contrastare gli effetti degli alimenti ultraprocessati anche in individui con forte predisposizione genetica al diabete. Tra i partecipanti con un alto consumo di questi cibi – rappresentando almeno il 33% in peso del loro apporto complessivo – rispettare le linee guida Oms sull’attività fisica si è tradotto in un rischio inziale di diabete inferiore del 31% per coloro ad alto rischio genetico, del 57% per quelli a rischio intermedio e del 58% per quelli a basso rischio. Combinare una dieta povera di cibi ultraprocessati con una regolare attività fisica ha comportato una protezione ancora maggiore: è risultata associata a una riduzione del rischio di diabete di tipo 2 del 49% per le persone con alta predisposizione genetica, del 70% per quelle con predisposizione intermedia e del 59% per coloro con bassa predisposizione.

Questi risultati evidenziano l’importanza di considerare le modifiche dello stile di vita nel loro insieme, piuttosto che separatamentei dati raccolti sono in linea con le attuali raccomandazioni che suggeriscono di adottare una dieta più salutare e di mantenersi attivi per prevenire o ritardare l’insorgenza del diabete di tipo 2. “Il nostro studio indica che i geni non determinano il nostro destino – conclude Xu – Anche in presenza di una forte predisposizione genetica, una riduzione nel consumo di alimenti ultraprocessati e una regolare attività fisica da moderata a vigorosa sono risultate associate a un rischio significativamente minore di malattia. Sebbene non si possa garantire che il diabete di tipo 2 sia sempre evitabile, i nostri risultati suggeriscono che scelte di vita sane possono contribuire a ridurre il rischio, indipendentemente dalla propria genetica”.

Fonte notizia