Il 12% degli italiani affetta da emicrania: nuove terapie sempre più efficaci

Il 12% degli italiani affetta da emicrania: nuove terapie sempre più efficaci

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“Quasi tutti noi abbiamo sperimentato mal di testa, ma il vero problema sorge quando le cefalee diventano una patologia. Questo è qualcosa di diverso, poiché in simili casi ci sono attacchi caratterizzati da dolore ripetuti nel tempo e con una frequenza relativamente alta. Pensiamo all’emicrania, una malattia neurologica cronica che causa attacchi di dolore alla testa, insieme ad altri sintomi come nausea, vomito e ipersensibilità alla luce e ai rumori; i pazienti sono costretti a rifugiarsi al buio e risultano disabilitati”, ha affermato Cristina Tassorelli, professore di Neurologia presso l’Università di Pavia e preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia, intervistata da Marco Klinger per Medicina Top, il format televisivo dell’agenzia di stampa Italpress.

“A volte gli attacchi diventano più frequenti, e in tal caso parliamo di ‘disabilità intercritica’: tra un attacco e l’altro, la persona non si sente al 100%. Questo può portare a una disabilità grave, quando tra un attacco e l’altro la persona non ha respiro, creando una situazione di grande difficoltà – spiega – “C’è un profilo tipico: si dice che l’emicrania colpisca maggiormente le donne, poiché esse ne soffrono tre volte di più rispetto agli uomini, nonostante anche gli uomini ne siano colpiti. Essa inizia durante l’infanzia e tende ad aggravarsi con l’età, fortunatamente diminuendo nella quinta decade di vita.” L’emicrania “è una malattia complicata che coinvolge diverse aree del nostro cervello; tra le strutture più coinvolte ci sono le meningi, che rivestono e proteggono il cervello. Quest’ultimo non ha recettori del dolore, mentre le meningi ne sono ricche, poiché svolgono il compito di protezione.” Inoltre, “queste aree sono anche irrorate da vasi sanguigni: nei pazienti emicranici, questo sistema appare iperattivo e rilascia sostanze che provocano vasodilatazione, stimolando i recettori e provocando un’infiammazione neurogena.”

Tra i sintomi più comuni ci sono “il dolore – che può essere localizzato su un solo lato della testa o bilaterale – solitamente pulsante e molto intenso, accompagnato da nausea, vomito, e ipersensibilità alla luce e ai rumori; il paziente è incapace di svolgere qualsiasi attività, poiché qualsiasi stimolo tende a peggiorare la situazione.” La cefalea “è fortunatamente molto più rara: è quella che definiamo cefalea da suicidio, in quanto il dolore è talmente intenso che molti pazienti riferiscono di pensare a gesti estremi pur di sfuggire a questa sofferenza.” In questo caso, “il dolore è quasi sempre unilaterale, e si accompagnano sintomi locali come la chiusura e la lacrimazione dell’occhio, che diventa rosso, e la rinorrea.” L’emicrania con aura si manifesta con “nausea o dolore pulsante, preceduta da sintomi neurologici che, nella forma più comune, sono disturbi visivi. Talvolta, dopo l’aura visiva, compaiono disturbi della sensibilità che partono dalla punta delle dita fino al volto, e successivamente all’insorgere di questi sintomi, si verifica l’attacco.”

Stili di vita hanno un impatto significativo nel prevenire l’aggravamento e, a volte, possono contribuire a migliorare la condizione di chi soffre di attacchi frequenti: praticare attività fisica, mantenere un peso corporeo sano, seguire un ritmo sonno-regolare e limitare l’assunzione di alcolici, i quali agiscono come vasodilatatori. Tuttavia, “queste misure da sole non sono sufficienti, poiché non è colpa del paziente se si presenta un alto numero di attacchi,” ha evidenziato. Le notizie sulle terapie “sono positive: per decenni abbiamo impiegato trattamenti per l’emicrania che non erano specifici”, ma “dal 2018 sono stati introdotti farmaci specifici, sviluppati per trattamento sintomatico, per il trattamento acuto e per la prevenzione dell’emicrania.” Fino ad oggi, “abbiamo ritenuto che un soggetto emicranico rispondesse alla terapia quando si osservava una riduzione dei giorni con cefalea in un mese di almeno il 50%. Recentemente abbiamo pubblicato un documento, redatto in collaborazione con esperti internazionali, esprimendo il nostro obiettivo di liberare i pazienti dall’emicrania. Non possiamo garantire il successo per tutti, ma è un obiettivo che intendiamo perseguire: una risposta ottimale per noi sarebbe portare la persona ad avere meno di 4 giorni di emicrania al mese,” ha sottolineato.

Il primo consiglio per i pazienti “è di evitar di automedicarsi: è comune che il paziente, anziché seguire le terapie preventive necessarie per ridurre frequenza e intensità degli attacchi, si affidi esclusivamente ai farmaci sintomatici”, i quali, “se assunti troppo frequentemente, perdono efficacia. Questo crea un circolo vizioso in cui la persona rischia di rimanere intrappolata.”

– foto tratta da Medicina Top –

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