ROMA (ITALPRESS) – Negli anni Settanta, Chung Ju-yung, il fondatore di Hyundai, ha un chiaro obiettivo: non è sufficiente assemblare automobili progettate altrove, serve creare un’auto totalmente coreana, concepita per il mercato locale e che possa comunicare con il mondo. È da questa visione che nasce la Pony, il modello che in breve tempo trasformerà un’azienda automobilistica ancora giovane in uno dei motori industriali di un’intera nazione. A raccontarne la nascita, oggi, c’è la voce di chi ha tracciato il progetto a matita: Giorgetto Giugiaro. L’esperienza con la Cortina, prodotta su licenza Ford dal 1968, ha insegnato a Hyundai le basi della costruzione di un’automobile. Tuttavia, la Corea del Sud stava vivendo un’industrializzazione rapida e sentiva la necessità di sviluppare capacità tecniche proprie, incrementando la localizzazione tecnologica e produttiva. Chung Ju-yung accetta la sfida e nel 1974 prende una decisione che cambierà il futuro dell’azienda: assume George Turnbull, ex CEO di Austin Morris in British Leyland, per guidare lo sviluppo della prima vettura di serie interamente progettata per Hyundai. Turnbull porta con sé cinque tra i migliori ingegneri britannici, specializzati in vari aspetti, dalla progettazione del corpo al telaio, fino alla produzione e ai test: la base tecnica di un progetto che intende dimostrare che la Corea può realizzare una propria industria automobilistica.
Per il design, Hyundai si rivolge all’Italia. Il primo incontro, come ricorda Giugiaro, ha il sapore di un aneddoto: “Un giorno un uomo proveniente dalla Corea è venuto nella nostra sede per incontrarmi, dopo aver visto il nostro prototipo al Salone di Francoforte del ’73. Inizialmente pensai fosse un uomo ricco che voleva un’auto personalizzata per sé. In realtà, era interessato a un vero progetto di produzione di massa in Corea”. In un paese senza tradizione nel design automobilistico, la scelta ricade su Giugiaro, allora giovane ma già conosciuto nel settore, a cui vengono commissionati il design del primo modello autonomo Hyundai e la realizzazione di cinque prototipi: da un lato la determinazione industriale di una giovane azienda coreana, dall’altro l’innovazione italiana di uno dei designer più influenti del Novecento. Non fu, inizialmente, una decisione scontata. Giugiaro non nasconde le sue perplessità di allora: la Corea non gli sembrava abbastanza organizzata, era scettico sull’idea di sviluppare un corpo auto su meccanica Mitsubishi e temeva l’assenza di fornitori adeguati. A convincerlo fu una visita a Ulsan: “Per dissipare i miei dubbi, mi portò a Ulsan per mostrarmi ciò che erano riusciti a costruire in tre anni. Lì capii la loro determinazione: in tre anni, dove prima c’era solo una baia, erano riusciti a creare un porto, un cantiere navale e una petroliera quasi completata”. La rapidità con cui realizzarono tutto cancellò ogni riserva – “Rimasi impressionato dalla velocità, dalla determinazione e dalle capacità organizzative necessarie per realizzare un’impresa simile” – e raccontò, meglio di qualsiasi altra cosa, lo spirito di Hyundai. L’accordo prevedeva anche che dieci giovani ingegneri coreani seguissero il progetto dalla fase creativa fino allo sviluppo, formandosi per un anno negli stabilimenti Italdesign di Torino.
Ciò che seguì fu una corsa contro il tempo che Giugiaro ricorda con orgoglio: “In soli sette mesi, dalla fine del 1973, portammo a termine il progetto e lo presentammo al Salone di Torino del 1974”. È lo stesso Chung Ju-yung a scegliere il nome: Pony, per evocare un piccolo cavallo, simpatico e attraente come un puledro ma robusto e affidabile. La meccanica deriva da Mitsubishi, con motori da 1.2 e 1.4 litri, mentre il telaio si ispira alla Lancer; alcuni componenti sono frutto dell’esperienza con la Cortina. Tuttavia, il significato della Pony va oltre la somma delle sue parti: per la prima volta Hyundai unisce tutte le competenze acquisite nel corso degli anni per creare qualcosa che porta il suo nome.
La Pony viene svelata al Salone dell’automobile di Torino nell’ottobre del 1974, insieme alla Pony Coupè, un modello 2+2 dalle linee eleganti che Giugiaro sviluppa in parallelo per elevare l’immagine del nuovo marchio. È un momento storico: la Pony è il primo modello coreano presentato in un grande evento automobilistico internazionale. Giugiaro conserva una visione quasi poetica della Coupè: non un’automobile sportiva, ma “la forma di un’idea, di un’attitudine”, il segno di “un Paese desideroso di produrre, che dopo aver soddisfatto le necessità, inizia a guardare anche al piacere”. La reazione della stampa specializzata globale è chiara: in Corea sta sorgendo un nuovo costruttore, pronto a giocare un ruolo da protagonista.
La produzione inizia nel dicembre del 1975 a Ulsan, con circa il 90% dei componenti realizzati localmente, e un mese dopo la Pony appare nei concessionari coreani. L’impatto sul mercato interno è immediato: nel primo anno di commercializzazione, Hyundai vende oltre 10.000 unità, conquistando una fetta significativa del mercato nazionale. La Pony diventa rapidamente l’auto più popolare in Corea del Sud e, per migliaia di famiglie, la prima automobile di proprietà. Non a caso i coreani la ribattezzano kukmincha, “l’auto di tutti”: non solo un modello, ma una chiave per la mobilità individuale di un’intera generazione e il simbolo di una Corea in rapida evoluzione, pronta a vivere il “miracolo coreano” in cui Hyundai gioca un ruolo di primo piano.
Il vero salto di qualità avviene pochi mesi dopo il lancio. Nel 1976, Hyundai inizia a esportare la Pony, portando per la prima volta un’automobile progettata e prodotta in Corea oltre i confini nazionali: non è più solo un produttore per il mercato interno, ma comincia a confrontarsi con il mondo, diventando anche la prima auto coreana venduta nel Regno Unito. Nel 1978, è il turno dell’Europa continentale, con l’ingresso in Belgio, Paesi Bassi e Grecia; la Pony arriverà in Italia nell’ottobre del 1981. In poco più di cinque anni, Hyundai è passata da semplice assemblatore a costruttore di un proprio modello, creando un marchio riconoscibile e una prima concreta ambizione internazionale.
La Pony non rimane un modello isolato. Nel maggio del 1976 debutta la versione pick-up, nell’aprile del 1977 la station wagon e nel marzo del 1980 la versione due volumi a tre porte; nel gennaio del 1982 viene presentata la seconda serie, un aggiornamento stilistico affidato nuovamente a Giugiaro, caratterizzato da nuovi fari e una parte posteriore più arrotondata con portellone. Con oltre 290.000 esemplari prodotti nella prima generazione, il piccolo modello realizzato a Torino ha lasciato in eredità qualcosa di più tangibile di un semplice numero: un know-how industriale, una filiera locale e la convinzione che dalla Corea si possa realizzare un’automobile capace di competere con i marchi storici del settore. Che quest’eredità sia ancora viva lo dimostra un’operazione recente. Nel 2021, Hyundai ha ricostruito e reinterpretato la Pony, in un gesto che Giugiaro ha definito una “lodevole iniziativa di celebrare e ripercorrere la propria storia, nonostante si tratti di un marchio relativamente giovane”. Ricostruirla “esattamente come era” è stato un omaggio alla complessità dei processi di progettazione degli anni Settanta, quando si iniziava “con calcoli matematici, carta e matita, per poi arrivare al modello in legno e, solo molto dopo, alla lamiera”. Da quella stessa silhouette spigolosa trae ispirazione la concept car elettrica 45 del 2019, che darà vita alla pluripremiata IONIQ 5: un filo diretto tra la creatività di Giugiaro del 1974 e la mobilità moderna.
– Foto ufficio stampa Hyundai Italia –
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