Fucino Digital e IT-Wallet: Inizia il Cammino verso la Cittadinanza Digitale

Fucino Digital e IT-Wallet: Inizia il Cammino verso la Cittadinanza Digitale

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ROMA (ITALPRESS) – “Con i decreti emessi nell’estate 2026, l’IT-Wallet, il portafoglio digitale degli italiani, lascia la fase sperimentale per diventare una vera e propria infrastruttura nazionale della fiducia digitale. Questo passaggio è significativo non solo per la Pubblica Amministrazione, ma in particolare per banche, intermediari finanziari, operatori dei pagamenti e aziende di servizi, siano essi di trasporto o pubblica utilità. Saranno chiamati a integrare nei loro processi identità, attributi certificati e credenziali verificabili del cittadino, per garantirne un’autenticazione certa.” È quanto emerge dal nuovo studio di Fucino Digital, realizzato da Gianluca Duretto, docente dell’Università degli Studi Internazionali di Roma (UNINT) e fintech senior advisor.
Il modello italiano, come riportato, è di tipo federato: accanto al wallet pubblico possono operare wallet privati, emittenti di credenziali, fonti autentiche, verificatori e aggregatori. La supervisione rimane pubblica. AgID si occupa della registrazione e della vigilanza; IPZS gestisce il Registro IT-Wallet e il rilascio del PID, l’attestazione elettronica dei dati identificativi; PagoPA è responsabile del wallet pubblico. In questo modo, la radice dell’identità resta sotto controllo pubblico, mentre il mercato avrà la possibilità di competere sui servizi, sull’esperienza utente e sui modelli distributivi.
Per il settore finanziario, il cambiamento significativo è il passaggio dalla logica documentale a quella delle credenziali verificabili. Attualmente, una banca acquisisce documenti, certificati e dichiarazioni che devono essere verificati, aggiornati e archiviati. Con il wallet, il cliente può presentare direttamente un attributo certificato dalla fonte, consentendo al verificatore di verificarne validità e provenienza senza dover ricostruire continuamente l’intera catena documentale. Questa evoluzione può influenzare onboarding, KYC, aggiornamenti anagrafici, deleghe, accesso al credito e prevenzione delle frodi.
Il valore, come affermato nello studio, non è solo pratico. La divulgazione selettiva permette di condividere solamente le informazioni necessarie: l’età legale senza trasferire l’intera data di nascita, o la residenza in un territorio senza fornire il certificato completo. Questo principio riduce il trattamento dei dati e può migliorare l’efficienza, la sicurezza e la conformità.
Anche il rapporto con i pagamenti è cruciale. Identità, autenticazione e pagamento si stanno unendo. Il wallet può diventare il livello di fiducia su cui costruire esperienze più semplici e sicure, collegando l’attore coinvolto, il titolo d’azione e il servizio finanziario richiesto. Per le banche, la questione è anche competitiva: limitarsi al ruolo di verificatore può risultare sufficiente dal punto di vista tecnico, ma non necessariamente su quello strategico. Chi saprà integrare identità, pagamenti, credenziali e relazioni con i clienti potrà occupare una parte più ampia della catena del valore.
Secondo lo studio, “persistono tuttavia alcuni nodi irrisolti. Il primo è il modello economico: i servizi essenziali dovranno essere gratuiti per i cittadini, ma devono ancora essere definiti i servizi a pagamento, le tariffe, i contributi degli operatori e i criteri di remunerazione per incentivare l’uso da parte di tutti gli attori interessati delle credenziali dei wallet, promuovendo una reale ‘gamification’ del sistema, che ne garantisca uno sviluppo futuro virtuoso e sostenibile. Il secondo nodo aperto riguarda responsabilità e rischi: chi si assume la responsabilità in caso di un dato errato dalla fonte autentica, di una credenziale non aggiornata, di una compromissione del wallet, o di una richiesta eccedente da parte del verificatore? Infine, rimane da affrontare la questione delle specifiche tecniche e della piena interoperabilità europea, fondamentali per evitare frammentazioni nazionali e garantire il riconoscimento transfrontaliero previsto dall’EUDI Wallet, il portafoglio digitale europeo, la cui piena attuazione è attesa nel 2027.”
Per il sistema bancario, aspettare che ogni dettaglio venga definito “sarebbe un errore. È già tempo di identificare i casi d’uso a maggiore valore, progettare l’integrazione con i sistemi KYC, CRM, antifrode e compliance e definire una governance dei dati coerente con i principi di minimizzazione. L’IT-Wallet non è un semplice canale digitale, ma una reale infrastruttura della fiducia, destinata a trasformare il modo in cui identità, dati e fiducia vengono gestiti nei servizi finanziari e oltre, in un nuovo concetto di fiducia ampliato. La cittadinanza digitale – conclude lo studio – entra così in una nuova fase: meno documenti da scambiare, più informazioni verificabili, maggiore controllo da parte dell’utente e una competizione che si sposterà sulla qualità dei servizi costruiti su questa infrastruttura.”

– foto ufficio stampa Banca del Fucino –
(ITALPRESS).

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