“L’ernia comporta la fuoriuscita di un viscere, tipicamente dall’intestino, attraverso una debolezza nella parete addominale o nei muscoli che costituiscono questa parete. Le origini possono variare: esistono ernie congenite, presenti fin dalla nascita, e ernie acquisite nel tempo. L’ernia inguinale è più comune nei maschi, mentre l’ernia femorale è più frequente nelle femmine; può anche svilupparsi in corrispondenza di cicatrici chirurgiche, come quelle derivanti da interventi addominali che rappresentano punti di vulnerabilità.”, ha commentato Stefano Bona, responsabile della Chirurgia generale all’Istituto Humanitas di Rozzano, in un’intervista con Marco Klinger per Medicina Top, il format tv dell’agenzia di stampa Italpress.
Bona si rivolge alle persone che soffrono di ernia, evidenziando l’importanza di consultare un medico tempestivamente: “Se si nota qualcosa di anomalo nell’area addominale, è fondamentale rivolgersi a un medico, evitando autodiagnosi: solitamente, l’ernia si presenta come un rigonfiamento esterno, ma può manifestarsi anche in altre aree come i piedi, o potrebbe persino comprimere all’interno. Col tempo, le dimensioni possono aumentare, accompagnate da disturbi correlati; però, il peggioramento è solitamente graduale e il paziente riesce a percepirlo. L’unico vero rischio d’ernia è lo strozzamento, un evento raro ma drammatico. In tali situazioni, l’operazione è urgente, dato che il tempo è limitato: in caso di strozzamento, il viscere intestinale subisce sofferenza e, se recuperabile, viene ripristinato; altrimenti, può essere necessario rimuovere una porzione del tratto intestinale.”
Un altro argomento trattato è l’uso comune della chirurgia mini-invasiva, che “assicura un minor dolore post-operatorio, meno complicazioni e un recupero più veloce. Il recupero varia in base all’impatto dell’intervento: a parità di grandezza e caratteristiche, sia del paziente che dell’ernia, la chirurgia mini-invasiva diminuisce il dolore post-intervento, permettendo al paziente di muoversi più facilmente e di tornare alle normali attività quotidiane in tempi più brevi.” Rari sono i casi in cui l’ernia provoca disturbi funzionali; in questi casi, aggiunge Bona, “i pazienti possono sperimentare problemi posturali, mal di schiena, dolori pelvici, urinari o intestinali; tali situazioni dovrebbero essere esaminate e inquadrate chirurgicamente. Nei primi due anni post gravidanza, c’è un’opportunità di recupero dall’ernia: l’addome può riassestarsi e la fisioterapia può aiutare a tonificare la parete muscolare attraverso esercizi specifici di riabilitazione.”
Infine, Bona conclude parlando dell’ernia inguinale, affermando che “è l’intervento più comune al mondo in tutti i reparti di chirurgia: nell’80-90% dei casi si realizza in anestesia locale e in Day Hospital, così come per le piccole ernie, mentre per quelle più grandi la situazione cambia.”
– foto tratta da video Medicina Top –
