Le proiezioni indicano che il caldo estivo potrebbe tradursi in un deficit di fino a 3,7 milioni di notti trascorse in alloggio ogni anno, sebbene questo possa essere parzialmente bilanciato da circa 900 mila nuove presenze nei periodi di spalla, portando a un saldo negativo di 2,8 milioni di notti e una perdita di 214 milioni di euro nella spesa turistica diretta. Gli italiani sono i più colpiti: quasi otto pernottamenti mancati su dieci (2,9 milioni) riguardano il turismo domestico, il quale, pur continuando a viaggiare, mostra una diminuzione nella durata media del soggiorno. Per i turisti stranieri, che effettuano le prenotazioni con largo anticipo, l’impatto è meno pronunciato (0,8 milioni) e incerto. Queste sono previsioni massime rispetto a un’estate senza l’intensificarsi del caldo, non cali già registrati. Non tutti i luoghi subiscono lo stesso impatto: il Mezzogiorno marittimo è il più vulnerabile e recupera meno, mentre le città d’arte e le aree montane tendono a pareggiare. In particolare, nei sistemi turistici del Sud, le stagioni primaverili e autunnali compenserebbero solo il 14% delle notti estive a rischio, contro il 71% delle mete urbanistiche e montane. Si osserva anche una modifica delle abitudini di viaggio: la percentuale dei pernottamenti degli italiani in luglio e agosto è calata dal 45,6% al 39,7%, e la durata media degli soggiorni estivi è scesa da 7,3 a 4,6 notti.
Per valutare l’esposizione dei vari sistemi turistici regionali, Demoskopika ha sviluppato un indice di vulnerabilità turistica al caldo, su una scala da 0 a 100, che considera la concentrazione estiva delle presenze, le giornate di caldo eccessivo, le notti tropicali e il riscaldamento previsto entro il 2036. Le regioni con la maggiore vulnerabilità includono Calabria, Puglia ed Emilia-Romagna. Al contrario, i livelli più bassi si trovano in Piemonte, Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta. Entro il 2036, a flussi turistici invariati, i pernottamenti estivi a rischio potrebbero aumentare fino a 5,2 milioni all’anno. Gli esperti di Demoskopika sottolineano che la vera sfida non consiste nel contrastare lo spostamento della stagione, ma piuttosto nel gestirlo attraverso l’adattamento dell’offerta turistica al caldo, l’estensione delle aperture delle strutture ricettive e una maggiore flessibilità nei calendari delle vacanze.
– foto IPA Agency –
