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Cybersecurity: Come la Collaborazione tra Uomo e IA Sta Rivoluzionando il Settore

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Attraverso un modello di Reciprocal Human-Machine Learning (RHML), l’IA e i professionisti della cybersecurity collaborano per potenziare il rilevamento e la risposta alle minacce informatiche. Questa indagine mette in luce come l’intuizione umana, unita alla capacità di elaborazione dell’apprendimento automatico, dia vita a un sistema dinamico che riesce a stare un passo avanti rispetto agli avversari nel cyberspazio.

Professionisti della cybersicurezza e modelli di classificazione basati sull’intelligenza artificiale stanno lavorando insieme per anticipare e comprendere le azioni dei criminali informatici. I metodi tradizionali di rilevamento spesso si basano su sistemi statici e regole rigide, i quali faticano a tenere il passo con le tattiche in continua evoluzione utilizzate dai pirati informatici professionisti. Con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, è ora possibile effettuare una valutazione delle minacce in tempo reale attraverso l’analisi di enormi volumi di dati provenienti da forum di hacker e reti clandestine. Il modello RHML sottolinea un processo di apprendimento bidirezionale, in cui gli esperti umani perfezionano i modelli di IA tramite feedback, mentre l’IA a sua volta fornisce intuizioni che arricchiscono il processo decisionale degli esperti.

Questo approccio collaborativo permette di attuare un ciclo di continuo miglioramento, incrementando significativamente nel tempo la precisione nel rilevamento delle minacce informatiche. Lo studio ha esaminato oltre 6.651 messaggi provenienti da un forum di hacking clandestino, portando a una migliore identificazione degli attori informatici più pericolosi in base alle loro intenzioni, “capacità e mise en sécurité” (OpSec). Il sistema di intelligenza artificiale ha distinto tra hacker esperti e “script kiddies” dilettanti, fornendo informazioni cruciali ai team di sicurezza per prevenire attacchi prima che si verifichino.

Lo studio mette in evidenza tre elementi fondamentali per individuare le minacce informatiche: il campo di specializzazione degli hacker, il loro comportamento OpSec e le motivazioni sottostanti. Gli hacker professionisti utilizzano competenze tecniche avanzate e strategie discrete per non farsi scoprire, spesso ricorrendo a canali di comunicazione criptati e malware complessi. Al contrario, gli hacker dilettanti, noti come “script kiddies”, si avvalgono di strumenti precompilati e hanno una scarsa comprensione della tecnologia, rendendoli più facili da identificare. Analizzando le conversazioni all’interno dei forum di hacker, il sistema di intelligenza artificiale può classificare i soggetti malevoli in base al loro livello di sofisticazione.

La profilazione di attori pericolosi è vitale per i team di cybersecurity, poiché aiuta a discernere quali minacce richiedono attenzione immediata rispetto a quelle di minor gravità. Ad esempio, un hacker che commercia exploit zero-day costituisce una minaccia certamente più seria rispetto a qualcuno che cerca di modificare script di malware esistenti. Mappando questi comportamenti in schemi concettuali chiari, i team di sicurezza possono comprendere le relazioni tra le varie minacce informatiche e predisporre adeguate misure difensive. La sicurezza operativa rappresenta un’altra caratteristica distintiva degli hacker professionisti: contrariamente agli amatori, che lasciano tracce digitali evidenti, i criminali informatici esperti tendono a prioritizzare l’anonimato. Si servono di applicazioni di messaggistica criptate, evitano informazioni identificabili e adottano tecniche avanzate per eludere il rilevamento da parte delle autorità. Il modello di intelligenza artificiale di questo studio ha saputo individuare con successo questi pattern, permettendo ai professionisti della sicurezza informatica di concentrare gli sforzi sulle minacce più complesse.

Seppure l’integrazione dell’IA nella CTI rappresenti un cambiamento significativo, non mancano le sfide. Una delle principali problematiche è la variabilità dei dati: le minacce informatiche si trasformano quotidianamente, richiedendo ai modelli di IA di adattarsi costantemente. Inoltre, gli hacker stanno sempre più approfittando dell’IA, rendendo la competizione incessante per stare al passo. Un’altra preoccupazione consiste nell’assicurare che le informazioni sulle minacce generate dall’IA siano comprensibili e attendibili. I professionisti della sicurezza necessitano di capire il perché l’IA classifichi determinati attori come minacce, per prendere decisioni consapevoli.

Il futuro dell’IA nella cybersecurity sembra rivolto verso miglioramenti nell’elaborazione dei dati in tempo reale e lo sviluppo di sistemi IA multi-agente capaci di prevedere gli attacchi prima che avvengano. Modelli di gemelli digitali più avanzati che replicano virtualmente ambienti informatici possono assistere le organizzazioni nella simulazione di minacce potenziali e nel potenziamento delle loro difese di conseguenza. Inoltre, i progressi nell’edge computing potrebbero garantire un rilevamento delle minacce più rapido, guidato dall’intelligenza artificiale, evitando il ricorso a un’infrastruttura cloud centralizzata. In conclusione, il futuro della cybersecurity si fonda sulla sinergia tra intelligenza umana e intelligenza artificiale, collaborando per un domani più sicuro.

– foto IPA Agency –

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