L’arte rappresenta uno spazio simbolico dove possiamo affrontare paure, desideri, vulnerabilità e speranze; questo processo può contribuire a ridurre lo stress, elevare l’umore e rafforzare la resilienza nei momenti difficili. La letteratura scientifica internazionale attesta sempre più che l’esperienza culturale è collegata a benefici misurabili per la salute. Le evidenze mostrano che coloro che visitano musei, assistono a spettacoli teatrali e partecipano a festival presentano generalmente una minore incidenza di depressione, una vita più lunga e migliori funzioni cognitive rispetto a chi non ha queste abitudini.
“L’idea del Cenacolo Artom è nata casualmente: durante l’Expo 2015, una cara amica, Fiorenza Locatelli La Latta, mi chiese di organizzare un evento a casa sua, uno dei salotti più belli di Milano; in quel frangente, a causa del mio lavoro con le aziende, la componente americana mi richiese di organizzare un incontro con il nuovo ambasciatore degli Stati Uniti che sarebbe arrivato come console generale a Milano”, ha dichiarato Arturo Artom, imprenditore e creatore del Cenacolo Artom, in un’intervista con Marco Klinger per Medicina Top, un format tv dell’agenzia di stampa Italpress.
“Avevo appena terminato di leggere un libro di Giorgio Bocca riguardozioni la Milano degli anni ’60, un fervido centro culturale che univa editori, artisti e architetti, e decisi di invitare sia imprenditori che artisti; tra di essi vi erano Mario Lavezzi, Davide Rampello, Mario Bellini ed è stato un vero successo: ci presentammo tutti all’ambasciatore e il giorno dopo mi ringraziò con un sms, complimentandosi per le storie che aveva ascoltato”, ha aggiunto. Artom sottolinea il suo legame con Milano, che si è sviluppato nel tempo: “Io sono di Torino, studiavo Ingegneria e sono venuto a Milano per uno stage di sei mesi; ci sono rimasto 37 anni. Il mio primo lavoro era nel settore delle assicurazioni, dietro piazza Scala: quando entravo nella Galleria Vittorio Emanuele II sentivo di ricevere l’energia della città. Il Cenacolo Artom è diventato un format artigianale, poiché tutti gli artisti vengono da me come amici: dopo dieci anni e oltre 440 edizioni, ho avuto l’onore di essere tedoforo per le Olimpiadi Milano-Cortina, cominciando ovviamente dal Cenacolo e passando la torcia in corso Magenta”.
Riguardo all’arte, spiega l’ideatore del Cenacolo Artom, “l’ho scoperta tardi, a 50 anni: è una piattaforma fondamentale per gli imprenditori, poiché apre il mondo e anticipa le tendenze. Un imprenditore non può più restare chiuso nella propria fabbrica dalle 7 alle 19, ma deve svincolarsi verso l’esterno: ad Art Basel, la più importante fiera di arte contemporanea, ho incontrato a Londra l’ex direttore generale che mi ha invitato a Basilea; non è solo una collettanea di opere d’arte, ma un aggregato di persone con un’energia incredibile. Al Cenacolo cerco di invitare coloro che raccontano storie di successo, amalgamando talento e fortuna, ma anche tanti giovani: tra questi, ricordo un tenore emergente, al quale ho portato fortuna perché ha debuttato alla Scala l’anno scorso e ora si esibisce nei teatri più prestigiosi del mondo”.
Passando dal legame con l’arte a quello con la bellezza, in particolare quella visibile a Milano: secondo Artom, “è estremamente significativa e influisce sulla qualità della vita: ogni volta che passo da piazza Sant’Ambrogio, che dopo il restauro è diventata tra le più belle piazze d’Italia, provo una grande emozione. Milano è storicamente la città dei collegamenti: la sua essenza è la completa contaminazione e bisogna dare agli artisti la possibilità di venire qui e continuare a creare. All’inizio del 2026, con le Olimpiadi, il BIT e la Fiera del turismo, tutto ha funzionato alla grande: la questione centrale rimane il costo degli alloggi per gli studenti, spero in un intervento per sostenere affitti più accessibili e garantire un maggior numero di studentati”.
Infine, una riflessione sulle prospettive del Cenacolo, in un cammino che coniuga tradizione e innovazione: “Recentemente abbiamo simulato un artista del passato utilizzando l’intelligenza artificiale; per quanto mi riguarda, però, la forma che funziona non si cambia, non ho regole ma spero di proseguire così. Le emozioni delle persone che mi circondano mi emozionano: l’essenza del progetto è amicizia, creatività e connessione tra persone che non si conoscono e provengono da contesti differenti”.
– Foto tratta da Medicina Top –
