Questo studio analizza le interazioni tra il virus HIV-1 e il genoma delle cellule. “La teoria – spiega il Dott. Manlio Tolomeo, autore della ricerca – prende origine dall’analisi di una particolare classe di geni, noti come retrotrasposoni, che possono spostarsi all’interno del genoma e integrarsi in altri geni, alterandone il funzionamento”.
I ricercatori suggeriscono che gli inibitori del capside potrebbero effettivamente silenziare il virus in modo permanente, favorendo la sua integrazione in aree del genoma umano che lo intrappolerebbero e ne impediranno la replicazione, anche in assenza di trattamento. Questa scoperta apre nuove vie per la cura dell’HIV. Attualmente, la terapia antiretrovirale ha migliorato notevolmente la prognosi per l’infezione da HIV, ma non riesce ad eliminare il DNA virale integrato nel genoma della cellula ospite.
“Certamente – sottolinea Tolomeo – sarà necessaria un’ulteriore ricerca per valutare il potenziale terapeutico degli inibitori del capside, combinati con altre classi di farmaci anti-HIV-1, nei pazienti in trattamento prolungato”. La Direttrice Generale dell’AOUP, Maria Grazia Furnari, commenta: “L’Azienda Ospedaliera Universitaria sostiene attivamente la ricerca, che non solo promuove l’accesso a trattamenti innovativi e nuove terapie, ma contribuisce anche a rafforzare la reputazione del Policlinico di Palermo come centro di eccellenza nel settore sanitario”.
– foto ufficio stampa Policlinico “Paolo Giaccone” –
