Con 638 casi di cinghiali risultati positivi dall’inizio del 2026, la Toscana si conferma la regione italiana più gravemente colpita dalla peste suina africana. Mentre Anci e Regione stanno collaborando per elaborare una strategia comune tra i Comuni, l’opposizione, rappresentata da Fratelli d’Italia, lancia un attacco: secondo Capecchi e Gori, la Regione ha sottovalutato l’emergenza e necessita di un piano di depopolamento più efficace.
“I dati parlano chiaro, la Regione Toscana ha trascurato la gravità dell’emergenza della Peste suina africana. Se non verranno attuate misure concrete per il depopolamento, non riusciremo a fermare l’espansione della Psa. Vademecum, cartelli e tavoli di comportamento non saranno sufficienti.“
A dichiararlo è il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Alessandro Capecchi, insieme alla deputata Irene Gori, che hanno commentato la diffusione della malattia in Toscana, dove si registrano 638 casi, il numero più elevato in Italia nel 2026.
“La Regione ha gestito in modo inadeguato la parte sanitaria, ha nominato con grande ritardo un commissario straordinario e ha instaurato una cabina di regia non all’altezza, che solo successivamente è stata parzialmente ristrutturata,” spiegano Alessandro Capecchi e Irene Gori, “Dopo quattro anni dalle nostre prime interrogazioni in Consiglio regionale, il Governatore Eugenio Giani ha nominato solo lo scorso 17 luglio un commissario regionale. Si sono accorti troppo tardi che era necessario intervenire sia nella prevenzione che nella gestione. Le statistiche, ormai, ci condannano a una diffusione inarrestabile della malattia. Inoltre, ci troviamo di fronte a una cronica scarsità di medici veterinari e all’approvazione di un piano faunistico venatorio che penalizza i cacciatori, oggi più che mai essenziali nella gestione della Psa e della biodiversità in generale.“
“L’epidemia, entrata in Toscana dalla provincia di Massa Carrara, ha raggiunto Lucca e Pistoia, colpendo anche due allevamenti a Comano e San Marcello Piteglio. Sebbene l’uomo non possa contrarre la Psa, può agire da vettore passivo trasportando la malattia. Il virus, infatti, può diffondersi anche indirettamente, per esempio tramite le suole delle scarpe, mettendo a repentaglio la filiera suinicola, il cui valore in Toscana ammonta a centinaia di milioni di euro,” ricordano Capecchi e Gori, “La gestione del virus della Psa deve essere prima di tutto sanitaria, oltre che legata alla gestione del territorio rurale. Fin dal 2022 abbiamo sollecitato la Regione ad intervenire e a seguire le direttive del Commissario nazionale, che opera secondo un piano stabilito a livello europeo.“
“L’ultimo Piano strategico operativo del Commissario straordinario nazionale alla Peste Suina Africana, adottato con l’Ordinanza n. 7/2026, delinea chiaramente le misure da attuare per rafforzare il controllo della PSA e ridurre la popolazione di cinghiali. Tuttavia, ad oggi, non sembra esserci una reale attuazione di queste nuove disposizioni in Toscana,” concludono Capecchi e Gori, “Il Piano prevede una programmazione dettagliata degli interventi, basata sul rischio epidemiologico e sulla situazione delle diverse aree, con un rafforzamento della sorveglianza, del depopolamento, della rimozione delle carcasse e della biosicurezza.“
Fonte: Ufficio stampa
