La città di Prato e Sesto Fiorentino saranno al centro di nuove votazioni molto presto. Entrambe le località presentano storie politiche distinte: Prato con una gestione più moderata e Sesto Fiorentino con un orientamento più radicale. Prato ha recentemente subito un commissariamento mentre Sesto Fiorentino ha visto il suo sindaco eletto come consigliere regionale.
Queste due città hanno in comune un elemento cruciale: si trovano nel triangolo Firenze–Prato–Osmannoro, un’area attualmente segnata da un intenso conflitto criminale nella comunità cinese. In Toscana, infatti, si sta vivendo una vera e propria guerra mafiosa, caratterizzata da sparatorie, operazioni di commando, vittime e incendi, coinvolgendo anche Roma, la Francia, la Spagna e la Germania.
Si tratta della “guerra delle grucce”, un elemento essenziale per il comparto del pronto moda, che ha visto il conflitto estendersi recentemente anche alla logistica e ad altri settori economici. In gioco ci sono miliardi di euro, e nelle ultime settimane ci sono stati episodi che dimostrano la pervasività della criminalità cinese in quest’area.
La prima operazione è stata condotta dai ROS dei Carabinieri e dalla Polizia di Stato su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia, portando all’esecuzione di una misura cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Firenze contro quattro cittadini cinesi accusati di incendio e tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. I fatti in questione risalgono a luglio 2024, colpendo un’imprenditrice cinese residente a Sesto Fiorentino. La misura, eseguita nella serata del 3 marzo 2026, coinvolge Y.T., considerato il mandante, e tre esecutori materiali dei delitti.
La seconda operazione è stata realizzata dalla Polizia Locale di Prato, che ha fermato cinque cittadini cinesi nel centro, trovandoli in possesso di una pistola clandestina, un ordigno artigianale e varie armi improprie. Gli investigatori ritengono che si tratti di un commando con un obiettivo ben preciso: un possibile agguato su commissione.
Cosa si deve fare dunque? In primis, non sottovalutare la situazione, specialmente a Prato, dove le indagini in corso riguardano anche aspetti di corruzione, politica e imprenditoria.
È essenziale, a mio avviso, che la classe politica prenda posizione chiara: quella che definisco la “inavvicinabilità”. Coloro che si candidano devono essere realmente inavvicinabili: impermeabili agli affaristi e ai criminali che gestiscono ingenti somme di denaro. Potrebbe sembrare un concetto scontato, ma oggi è la prima condizione per proteggere legalità e democrazia.
Salvatore Calleri
