Legambiente predica sostenibilità ma costruisce con cemento

Legambiente predica sostenibilità ma costruisce con cemento

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Denunciare l’uso del suolo e, contemporaneamente, promuovere interventi che modificano crinali e boschi. Questa è la contraddizione che Adriana Rossi mette in luce in una lettera incisiva e ben argomentata, ispirata dalle affermazioni dei vertici di Legambiente Toscana riguardo alla crisi climatica. Tra allarmi ambientali, appelli alla “bellezza” e sostegno all’eolico industriale, il confine tra discorsi e reali azioni sembra, secondo l’autrice, sempre più labile.

Le contraddizioni di Legambiente

Ho trovato su “Greenreport” un titolo: “La Toscana sul podio della crisi climatica italiana, quest’anno raddoppiati gli eventi estremi”, 30 dicembre 2025.

Leggo ancora: “La Toscana si posiziona al terzo posto tra le Regioni più colpite con 41 eventi (+100% rispetto ai 21 del 2024), preceduta solo da Lombardia (50) e Sicilia (44).”

“Piogge intense, danni da vento, esondazioni fluviali, frane, ondate di calore e siccità continuano a colpire la regione,” sono parole di Fausto Ferruzza, presidente di Legambiente Toscana, che aggiunge: “Questo deve spingerci con ancora maggiore determinazione ad attuare politiche di adattamento draconiane e urgenti. È necessario fermare ogni nuovo consumo di suolo, abbandonando progetti come il nuovo aeroporto di Firenze e invece orientandosi verso il ripristino e la salvaguardia della natura ovunque sia possibile, a livello urbano e regionale.”

Grazie, Fausto Ferruzza, per le belle parole, ma nei fatti perché l’Associazione di cui Lei fa parte sostiene le pale eoliche? Interventi di questo tipo non implicano forse un consumo di suolo e, a seguire, deforestazione, erosione del suolo e frane? E dove sono le politiche draconiane a tutela della natura? Mi sembra che si stia attuando l’opposto di ciò che Lei auspica.

Ho anche avuto l’opportunità di ascoltare l’intervento di Ermete Realacci, presidente onorario di Legambiente ed esponente del Partito Democratico, a un convegno tenutosi a Firenze il 17 dicembre 2025, intitolato “Energia e ambiente per progettare città digitali e sostenibili”.

Quando ha preso la parola, si è posto la fatidica domanda: “Cosa manca affinché la transizione ecologica funzioni?”

La risposta: “Serve una politica che sia all’altezza… la conversione ecologica si realizza se è percepita positivamente, intrecciando bellezza e sostenibilità.”

Parole veritiere, ma l’industria delle pale, ahimè, non possiede nessuno di questi requisiti perché non è affatto sostenibile e porta bruttezza e devastazione.

Un’altra affermazione interessante: “… in Italia si consuma meno energia rispetto ad altri luoghi e si producono mobili eleganti, yacht ben progettati, ecc., dimostrando al mondo che siamo capaci di primeggiare pur consumando meno acqua e meno energia.”

Parole vere, ma se siamo in grado di consumare meno energia rispetto a Paesi rivali come la Cina, quale senso ha produrre più di quanto ci serva, danneggiando la natura?

Sembra che in Italia il 92% dei nuovi impianti di energia elettrica sia basato su fonti rinnovabili e solo l’8% da altre risorse, ad esempio il legno.

Ottimo, siamo soddisfatti! E perché allora voler aumentare la produzione di energia se ne abbiamo già a sufficienza?

Infine, Realacci si spinge nel contado, presso i frati di Camaldoli, che già nel 1520 indicavano nel loro mansionario come gestire i boschi e come potare gli alberi per preservare “vaghezza e bellezza” nel bosco. Citazione notevole, ma proviamo a immaginare tutto il crinale che da Londa si estende fino al Casentino ricoperto di pale di 200 metri…

Conclude con un’affermazione con la quale siamo d’accordo: “La bellezza è l’elemento della nostra forza.”

Il tema è affascinante e meriterebbe un approfondimento, ma qui è importante evidenziare la contraddizione manifesta tra le parole e i fatti. Bisognerebbe preservare “vaghezza e bellezza” (per dirla con i frati di Camaldoli), e invece…

Adriana Rossi

Fonte notizia

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