La storia di Don Cuba che ha salvato sei bambini ebrei diventa un fumetto.

La storia di Don Cuba che ha salvato sei bambini ebrei diventa un fumetto.

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Durante il periodo in cui l’orrore nazifascista infliggeva sofferenze a persone, cose e dignità, mentre gli ebrei, adulti e bambini, venivano ridotti a merce da vendere a prezzi che variavano tra 1000 e 5000 lire per sfuggire alla furia omicida della guerra, Don Danilo Cubattoli (24 settembre 1922, San Donato in Poggio – 2 dicembre 2006, Firenze) scelse con coraggio la propria posizione. Incaricato dalla Diocesi di Firenze, si dedicò a una missione capace di mettere a rischio la sua vita: nascose nel Chianti e mise in salvo sei bambini ebrei, tra i 6 e i 12 anni. Un atto eroico, una fuga riuscita che culminò con la consegna dei piccoli agli alleati a Livorno durante la Liberazione della città toscana, mettendo in luce la forza del pensiero filantropico di Don Cuba.

Valgo quanto amo” è il filo conduttore che attraversò l’intero percorso di Don Cuba, la sua vocazione spirituale e il profilo umano del parroco, che si dedicò agli altri, in particolare ai più vulnerabili. Si spese come uomo di fede per educare, condividere, sostenere e promuovere concretamente il dono più grande: la vita, un valore da rispettare, proteggere e amare. Questa vicenda inedita, scoperta da Lorenzo Bojola attraverso un dattiloscritto, si materializza nella graphic novelTre colpi secchi”, pubblicata da Kleiner Flug, risultato della collaborazione tra lo sceneggiatore Federico Bojola e l’illustratore Niccolò Fontanelli, finanziata dalla Fondazione Cr Firenze, presentata al pubblico ieri presso la biblioteca comunale “Ernesto Balducci” di Tavarnelle Val di Pesa.

Ispirata a fatti reali, la pubblicazione si concentra su un episodio di sopravvivenza legato ai valori della Resistenza e della fede, commemorando l’eroismo di chi rischiò tutto per salvare innocenti travolti dagli orrori della guerra. Alla presentazione, in una sala affollata, hanno partecipato Don Alessandro Lombardi, Provicario generale della Diocesi di Firenze, Ugo Caffaz, membro della Comunità Ebraica di Firenze, la dirigente scolastica dell’Istituto comprensivo Don Lorenzo Milani Anna Maria Pia Misiti, l’attore Massimo Salvianti e familiari di Don Cuba, che hanno condiviso storie di amicizia e affetto con il parroco.

“L’idea è nata dopo il ritrovamento di un documento dattiloscritto nell’archivio Don Cuba, raccontando questa storia e sviluppandosi attraverso una lunga ricerca” – spiega l’autore della ricerca Lorenzo Bojoladedico questo lavoro a Ghita Vogel, che negli anni ’50, insieme a Don Cuba, fondò la prima casa famiglia d’Italia, vivendo in esilio per sfuggire alla deportazione nazifascista”. Il progetto culturale ed editoriale della graphic novel beneficia della collaborazione e del supporto della Fondazione La Pira e del coinvolgimento di testimoni oculari, residenti a San Donato in Poggio, recentemente scomparsi.

Siamo lieti di sostenere la diffusione di questo importante testo – dichiara il sindaco David Baroncelliuna pubblicazione che utilizza il linguaggio della graphic novel per raccontare la carica umana e altruistica di Don Cuba, rivolta alle nuove generazioni. Un parroco che consideriamo parte del nostro patrimonio comunitario, che ha influenzato, con la sua semplicità e visione, la comunità di San Donato in Poggio e oltre. Abbiamo anche dedicato strutture a lui, come i giardini pubblici di San Donato in Poggio”. Il Comune ha deciso di acquistare centinaia di copie della graphic novel da donare all’Istituto comprensivo Don Milani di Barberino Tavarnelle e presenterà la pubblicazione direttamente a scuola in un evento pensato per i ragazzi, organizzato insieme alla dirigente scolastica Anna Maria Pia Misiti.

IL FUMETTO

La graphic novel è ambientata nel 1944, nel cuore del Chianti. Sei bambini ebrei, separati dalle loro famiglie, vengono affidati alla Curia fiorentina grazie all’intervento di storiche figure come il Vescovo Elia Dalla Costa e Giorgio La Pira, insieme al seminarista Danilo Cubattoli, conosciuto da tutti come “il Cuba”, un ventiduenne di San Donato in Poggio. In un contesto di vitigni, campi di grano e antichi borghi, tra bombardamenti e violenze nazifasciste, la paura di essere traditi da facce amiche e le perquisizioni sono all’ordine del giorno. Dopo l’8 settembre del 1943, Giorgio La Pira si rifugia a Fonterutoli, ospitato dai Mazzei, per sfuggire alla polizia fascista. Si sistemerà in un borgo vicino (Tregole), stanza nello stesso luogo in cui Fioretta Mazzei aveva nascosto sei bambini ebrei. Tuttavia, Mario Carità scopre la presenza di La Pira e i bambini vengono trasferiti grazie all’intervento del vescovo, che trova in Don Cuba la figura chiave per il salvataggio. Il parroco li porta nel suo paese natale, San Donato in Poggio, inizialmente sistemandoli a casa sua e poi distribuendoli in due famiglie di Montecchio e presso la marchesa Anna Torrigiani, che li protegge. I bambini sono spacciati per figli dei residenti e, dopo essere stati evacuati a Tavarnuzze, saranno infine portati in salvo dallo stesso prete, che li condurrà a Livorno dove saranno consegnati agli americani l’11 luglio 1944.

Fonte: Associato del Chianti Fiorentino – Ufficio Stampa

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