Il rapporto tra Ferrari e il Mugello ha radici profonde nel mondo delle corse e si è rafforzato ulteriormente con l’acquisto del circuito, diventato negli anni un punto di riferimento per il Cavallino Rampante.
Tra le suggestive colline del Mugello si trova un circuito che per Ferrari rappresenta non solo una pista, ma un luogo intriso di storia, innovazione e competizioni.
Il legame tra il Cavallino e questo tracciato toscano si fonda su eventi che precedono l’acquisto ufficiale. Qui si sono svolte corse storiche, Formula 1 e collaudi, insieme a manifestazioni che ancora oggi richiamano fan da ogni angolo d’Italia. Comprendere la scelta di Ferrari per il Mugello significa ripercorrere oltre un secolo di storia automobilistica.
Le origini nel Mugello, dove corse anche Enzo Ferrari
Prima che sorgesse l’autodromo, il Mugello era sinonimo di corsa. Dal 1914 al 1970, si gareggiava sul vecchio circuito stradale del Mugello, un percorso impegnativo tracciato tra salite, curve e paesi dell’Appennino toscano, non lontano dalla location attuale. Negli anni Venti, piloti del calibro di Antonio Ascari, Emilio Materassi ed Enzo Ferrari (ancora pilota all’epoca) si sfidavano qui, molto prima che il suo nome diventasse sinonimo di una casa automobilistica leggendaria.
Quell’epoca si spense tragicamente nel 1970, quando un bambino fu colpito da un’auto durante le prove, portando alla sospensione delle gare su strada. Fu così che emerse l’urgenza di una pista più sicura. L’Automobile Club di Firenze fece pressione per la costruzione di un autodromo su un’area di circa 170 ettari, incaricando l’ingegnere Gianfranco Agnoletto del progetto.
Il circuito fu inaugurato il 23 giugno 1974 con una gara di Formula 5000. Da allora, il tracciato ha mantenuto il suo disegno originale: nessuna chicane aggiunta, nessuna curva modificata. Solo un nastro d’asfalto che segue armoniosamente il profilo naturale delle colline circostanti.
L’acquisto del 1988 e la metamorfosi in pista di test del Cavallino
Il cambiamento epocale avvenne il 30 settembre 1988, quando la Ferrari acquisì l’Autodromo del Mugello poco più di un mese dopo la morte del fondatore. Le fonti disponibili non chiariscono del tutto le motivazioni dell’acquisto, ma il ruolo che il circuito ha assunto negli anni successivi parla da sé. Maranello intraprese una completa ristrutturazione, investendo su infrastrutture, sicurezza e qualità del fondo stradale.
Monoposto storica Ferrari nella corsia box – Okmugello.it
Nel 2011, il tracciato fu completamente riasfaltato, prestando particolare attenzione al drenaggio delle acque piovane. Per la Scuderia Ferrari, il Mugello si è trasformato nel completamento naturale di Fiorano: la pista emiliana resta il luogo ideale per testare meccanica e freni, mentre quella toscana è perfetta per prove di aerodinamica, curve veloci e cambi di traiettoria.
Il circuito si estende su 5.245 metri e presenta 15 curve, di cui nove a destra. Non concede tregua. La sezione che conduce a Scarperia raggiunge una pendenza del 9,5%, mentre il tratto tra Casanova e Scarperia è uno dei più impegnativi, dove l’assetto e la sensibilità del pilota giocano un ruolo fondamentale.
Dal GP Toscana 2020 alle monoposto di Schumacher: perché il Gran Premio Storico chiude il cerchio
Con la Ferrari come proprietaria, il Mugello Circuit è diventato il palcoscenico di grandi celebrazioni rosse. Nel 1993 ha ospitato le prime Finali Mondiali Ferrari, poi ritornate più volte tra le colline di Scarperia, accompagnando i trionfi di Michael Schumacher, il sessantesimo anniversario del Cavallino nel 2007 e la celebrazione del mondiale vinto da Kimi Räikkönen.
Il momento più significativo si è avuto il 13 settembre 2020, quando il Mugello ha accolto per la prima volta un Gran Premio di Formula 1, il GP della Toscana Ferrari 1000, organizzato per onorare la millesima gara della Scuderia. Le monoposto di Sebastian Vettel e Charles Leclerc corsero con una livrea rosso scuro, un tributo al debutto di Ferrari nel campionato mondiale.
Oggi, il Gran Premio Storico d’Italia riporta in pista le vetture che hanno contraddistinto quella era della Formula 1, con una prima edizione dedicata al decennio 1996-2006. Secondo Paolo Poli, direttore dell’autodromo, l’evento è mirato a valorizzare “oltre un secolo di tradizione motoristica” nel cuore della Toscana. Il territorio rimane parte integrante di questa storia: un’analisi sulla stagione 2025 ha stimato un impatto economico di circa 205 milioni di euro a livello nazionale, con 250 giornate di attività in pista. Dal vecchio circuito stradale alle monoposto di Schumacher, il legame non si è mai interrotto. È ancora presente, tra le curve del Mugello.
