Celestino Bianchi © Rodolfo Ridolfi
Il 10 luglio si celebra l’anniversario della nascita di Celestino Bianchi, una figura chiave del Risorgimento italiano, nato a Marradi nel 1817. Bianchi è considerato una delle menti più brillanti del suo tempo, capace di unire i fermenti culturali della Romagna con la lucidità e la misura della tradizione toscana. Storico, giornalista, politico e direttore del quotidiano La Nazione dal 1871 al 1885, ha lasciato un’impronta indelebile nella storia civile e intellettuale dell’Italia unita.
Nel corso del tempo, Marradi ha reso omaggio al suo illustre concittadino in diverse occasioni. Tra gli eventi commemorativi, si ricorda la manifestazione del 25 luglio 1909 al Teatro degli Animosi, dove venne presentato un busto dello scultore Sodini, in un contesto solenne e partecipato. La lapide commemorativa originaria, distrutta nel 1944 durante la Seconda Guerra Mondiale, è stata ripristinata nel 1988 grazie all’iniziativa dell’allora sindaco, seguendo una proposta firmata da Giovanni Campana.
Recentemente, ulteriori iniziative hanno celebrato il contributo di Bianchi, come la sua inclusione nel volume Servitori dello Stato, pubblicato nel 2011 per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, e un convegno nel 2017 per il bicentenario della sua nascita, patrocinato dal Comune di Marradi. L’evento ha visto la partecipazione di personalità di spicco del mondo accademico e giornalistico, tra cui Gabriele Canè ed Eugenio Giani.
Il confronto tra Celestino Bianchi e un altro grande marradese, Angelo Fabroni, mette in luce come entrambi sapessero fondere innovazione e tradizione. Fabroni si distinse per una visione critica e selettiva dell’illuminismo e del cattolicesimo moderno, mentre Bianchi rappresentava un esempio di liberalismo cristiano, schierandosi con la causa piemontese e cavouriana, in opposizione sia al Granducato che al mazzinianesimo.
Durante la sua direzione de La Nazione, Bianchi contribuì in modo significativo alla crescita del giornale, aumentando la tiratura da tremila a diecimila copie, un risultato straordinario in un contesto ancora segnato dall’analfabetismo. Fu promotore di rubriche innovative, spaziando dalla moda femminile allo sport, dall’economia alla questione del lavoro minorile, e introdusse il dibattito sull’estensione del voto alle donne. Tra i suoi collaboratori vi furono figure di spicco come Edmondo De Amicis, Carlo Collodi e Yorick.
Celestino Bianchi rimane, ancor oggi, un esempio di impegno intellettuale, civile e giornalistico, un testimone attivo dell’Italia in cammino verso l’unità e la modernità.
