Monni visita la maternità a Careggi: "Un'eccellenza da rendere patrimonio collettivo"

Monni visita la maternità a Careggi: “Un’eccellenza da rendere patrimonio collettivo”

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Con tremila nascite annue, il dipartimento materno infantile dell’azienda ospedaliero-universitaria di Careggi a Firenze rappresenta il 14% dei nati in Toscana. È una delle realtà più significative della sanità pubblica in Italia, con 71 medici e 270 professionisti tra infermieri, OSS e ostetriche. Il dipartimento gestisce anche un alto numero di gravidanze a rischio, con sei su dieci considerati tali, grazie alla specializzazione dell’ospedale che accoglie madri e casi complessi provenienti da tutto il territorio. I risultati sono in crescita e registrano un miglioramento negli esiti positivi dei parti e delle gravidanze più complicate. Il segreto? “Collaborazione e integrazione di tutte le componenti per il benessere globale della donna”, rivela il professor Felice Petraglia, direttore del dipartimento materno infantile.

Oggi, l’assessora alla sanità Monia Monni ha visitato il reparto, la terapia intensiva neonatale (che nel 2025 ha assistito 235 piccoli pazienti) e la Margherita, gli spazi dedicati al parto naturale (146 nel 2025), dove le mamme partoriscono senza la presenza di medici, pronti a intervenire se necessario: ci sono cinque sale di travaglio e parto, dove madri e neonati rimangono per 48 ore dopo il parto, attrezzate anche per accogliere i padri. È previsto anche un percorso per le mamme con disabilità, con sessanta accessi registrati lo scorso anno. Altri dati riguardano le procedure di procreazione medicalmente assistita (1172 cicli di PMA nel 2025) e gli interventi di ginecologia oncologica (1539 lo scorso anno).

“Ho avuto il piacere di visitare una delle eccellenze più rilevanti della nostra regione”, sottolinea l’assessora. “Un reparto che non solo accoglie donne in gravidanza, ma si prende cura delle donne fin dall’infanzia e adolescenza e anche oltre: lo dimostrano i 129 mila accessi agli ambulatori lo scorso anno. Il percorso materno-infantile di questo ospedale è straordinario”, commenta Monni, “poiché accompagna le donne dalla nascita, dal primo minuto di vita, anche nei casi di parto prematuro o complesso, fino alla gestione della crescita e della fertilità, affrontando le difficoltà che possono presentarsi, come il dolore. Ad esempio, ci sono percorsi molto avanzati sulla vulvodinia, recentemente riconosciuta come patologia, che ha influenzato la vita di molte donne, o l’endometriosi.”

Per Monni, questa esperienza deve diventare “un patrimonio comune del sistema sanitario”: “In un momento”, spiega, “in cui desideriamo trasformare e potenziare il sistema, nonostante le grandi sfide poste da questo governo, l’ultima delle quali è il significativo sottofinanziamento che apre le porte al privato.”

Le Regioni, indipendentemente dall’orientamento politico, hanno richiesto per il 2027 almeno 8,5 miliardi di euro in più sul fondo sanitario nazionale per sostenere la sanità pubblica e affrontare i nuovi bisogni, molti dei quali legati a una popolazione che invecchia. Il ministro della sanità Schillaci aveva richiesto almeno 5,5 miliardi in più per mantenere il sistema attuale, che non prevede l’aggiunta di nuovi medici o servizi. Il Governo ha deciso di stanziare 2,4 miliardi, che si aggiungono al miliardo già previsto nella finanziaria dell’anno scorso. Per la Toscana, ciò si tradurrà probabilmente in soli 200 milioni aggiuntivi, considerando che 213 milioni riguardano già il costo degli aumenti contrattuali.

“Si privilegia il privato”, conclude Monni. “Noi non vogliamo aprire le porte al privato. Vogliamo garantire cure di eccellenza e qualità a tutti. E a Careggi dimostriamo che è possibile.” “Nonostante ciò,” aggiunge, “continueremo, insieme alle altre Regioni, a richiedere le risorse necessarie, mentre cerchiamo di innovare profondamente i nostri modelli organizzativi, dimostrando che il sistema pubblico può crescere.” Questo tema non riguarda solo i punti nascita, ma anche la rete chirurgica. “Stiamo svolgendo un lavoro fondamentale che condivideremo attraverso un percorso di partecipazione”, annuncia, “coinvolgendo anche professionisti e professioniste. Puntiamo a mantenere l’alta complessità negli ospedali principali e a concentrare i pazienti con bassa e media complessità negli ospedali minori, consentendo a ciascuno di sviluppare le proprie eccellenze e specializzazioni.”

Fonte: Regione Toscana

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