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Dopo le dimissioni del capolista Michael Cantarella, avvenute poco dopo le elezioni, la responsabile del coordinamento della lista “Idee in Comune” ha oggi annunciato anche le dimissioni dell’unica consigliera comunale espressa dalla lista, Vanessa Di Vito.
Questo rappresenta un epilogo per noi molto deludente, sia per il modo in cui è stata comunicata la situazione, sia per il significato politico che porta con sé.
Le dimissioni da un incarico elettivo sono un gesto politico e istituzionale che, secondo noi, dovrebbe essere comunicato attraverso i canali appropriati, in rispetto delle istituzioni e degli elettori che hanno conferito quel mandato.
Ma c’è un altro aspetto che ci rattrista ulteriormente.
Vanessa Di Vito si è dimostrata una consigliera di opposizione seria, corretta e soprattutto indipendente. Ha ricoperto il suo ruolo con onestà intellettuale, evitando di trasformare ogni atto amministrativo in uno scontro politico, non ricorrendo a una propaganda incessante e riconoscendo anche, quando necessario, ciò che potesse giovare alla comunità.
È per questo motivo che non possiamo accettare senza riserve le giustificazioni fornite riguardo alle sue dimissioni.
Comprendiamo le difficoltà di chi si trova a essere l’unico consigliere di un gruppo e a partecipare a molteplici attività istituzionali. Tuttavia, esiste una differenza tra riconoscere un problema oggettivo e costruire una rappresentazione della realtà che contenga elementi errati o fuorvianti.
È quindi importante chiarire alcuni punti.
Primo. Le sedute delle commissioni consiliari si tengono, di norma, dopo le ore 18, per facilitare la partecipazione dei consiglieri e consentire loro di conciliarsi con le attività lavorative.
Secondo. Sono state organizzate eccezionalmente riunioni in orari diversi solo in occasione della discussione del Piano Strutturale, vista la sua complessità e importanza, per consentire la partecipazione di tecnici e dipendenti comunali.
Terzo. Non è vero che le riunioni delle Commissioni non siano pubbliche. Il Regolamento comunale permette alla cittadinanza di assistere ai lavori relativi.
Quarto. Solo i consiglieri comunali possono far parte delle commissioni consiliari. Questa prerogativa, per legge, non può essere delegata ad altri.
Alla luce di queste considerazioni, le motivazioni presentate non spiegano appieno ciò che sta accadendo. Oltre alle difficoltà organizzative di Vanessa, emerge un aspetto politico più significativo: la crescente sovrapposizione tra la lista civica e una specifica adesione partitica.
La responsabile politica di “Idee in Comune” ricopre anche ruoli provinciali in Forza Italia: non c’è nulla di illegittimo, ma ciò solleva una domanda fondamentale.
È possibile che una lista continui a definirsi civica mentre le sue decisioni appaiono sempre più in linea con una forza politica nazionale?
Dietro a un episodio che sembra tecnico si nasconde una questione identitaria: quale autonomia civica resta alla lista? Una lista civica che si è presentata come uno spazio aperto e plurale, dove ciò che conta sono le persone e il dialogo sui problemi della comunità, piuttosto che le logiche di partito.
Se invece diventa il veicolo locale di una forza politica, sarebbe più trasparente dichiararlo ai cittadini, nel rispetto di coloro che hanno votato per un progetto presentato come puramente civico.
