L’analisi istologica eseguita post-intervento ha rivelato che la formazione era un cistoadenoma sieroso, un tumore benigno dell’ovaio. Tuttavia, prima dell’operazione, non era possibile determinare con certezza la natura della massa. Di conseguenza, è stato necessario seguire tutte le precauzioni nel caso di una possibile patologia tumorale, evitando particolarmente la fuoriuscita del contenuto cistico nella cavità addominale. Le dimensioni straordinarie della massa rendevano l’uso delle tecniche chirurgiche convenzionali particolarmente complicato. La cisti, infatti, occupava quasi interamente l’addome e impediva, nella fase iniziale dell’intervento, di creare lo spazio necessario per la laparoscopia. L’équipe del Bambino Gesù ha quindi adottato un approccio ibrido, combinando chirurgia tradizionale e mininvasiva. Attraverso una piccola incisione di soli 5 centimetri nella parte inferiore dell’addome, simile a quella utilizzata per un taglio cesareo, i chirurghi hanno inizialmente isolato la cisti, creando una zona protetta e a tenuta – una sorta di camera stagna – per evitare qualsiasi dispersione del suo contenuto. Una parte del liquido è stata poi aspirata lentamente e in modo controllato, riducendo progressivamente il volume della massa. Questo svuotamento graduale era necessario per permettere agli organi addominali, compressi dalla cisti, di adattarsi allo spazio liberato e prevenire pericolosi sbalzi di pressione e circolazione sanguigna.
La riduzione del volume ha permesso di creare lo spazio addominale necessario per continuare l’intervento in laparoscopia, utilizzando una telecamera, e identificare l’origine della cisti dall’ovaio sinistro. “In una paziente così giovane era fondamentale ridurre al minimo l’impatto estetico dell’intervento,” spiega Lorna Spagnol, la chirurga del Bambino Gesù che ha condotto l’operazione. “Grazie alla tecnica utilizzata, siamo riusciti ad asportare una cisti di dimensioni straordinarie attraverso un’incisione di soli 5 centimetri, limitando così le conseguenze fisiche e l’impatto psicologico di una cicatrice molto più ampia”. Dopo la fase laparoscopica, la cisti è stata ulteriormente svuotata e la parte residua dell’istruzione portata all’esterno e rimossa attraverso la stessa incisione di 5 centimetri. L’intervento, durato circa 2 ore, è stato eseguito dalle dottoresse Lorna Spagnol e Ilaria Buconi, sotto la supervisione del dottor Massimiliano Silveri, e ha coinvolto l’équipe di Anestesia e Rianimazione e il personale infermieristico della sede di Palidoro. La giovane paziente ha avuto un rapido recupero postoperatorio ed è stata dimessa in buone condizioni di salute solo quattro giorni dopo l’intervento.
– foto ufficio stampa Bambino Gesù –
