“In questa occasione, il pensiero va prima di tutto a coloro che hanno subito le conseguenze più gravi della fuoriuscita di un’enorme quantità di sostanze altamente tossiche – ha affermato Mattarella – Ai tanti che hanno perso la vita a causa di malattie causate o aggravate dall’esposizione alla diossina. Ai familiari che, oltre al trauma iniziale e all’abbandono forzato delle proprie case e terre, hanno vissuto con le sofferenze dei loro cari. Ai circa 200 bambini colpiti da gravi patologie cutanee. Alle donne che hanno dovuto affrontare gravidanze a rischio di malformazioni. A chi ha contratto malattie negli anni seguenti, con il legittimo sospetto che fossero causate dalla contaminazione di aria, cibo e terra a causa di quel veleno”.
“Accanto ai momenti più tragici, è doveroso, oggi, ricordare le donne e gli uomini della solidarietà che si adoperarono per alleviare le sofferenze. Chi offrì aiuto immediato alle popolazioni colpite, come i Vigili del fuoco, che intervennero quando le conseguenze della nube tossica erano ancora incerte. Chi ha assistito nell’evacuazione. Chi ha garantito controlli”, ha ricordato Mattarella. “Voglio rinnovare il mio ringraziamento e apprezzamento per i medici e gli operatori sanitari che, nel momento dell’emergenza, hanno coraggiosamente assistito coloro che si trovavano in difficoltà e in pericolo, o che temevano per i propri familiari. Medici e personale sanitario hanno, ancora una volta, dimostrato un impegno incessante che andava oltre i doveri professionali. È importante riconoscere l’opera preziosa svolta dall’Ospedale di Desio”.
Inoltre, ha continuato il Presidente della Repubblica, “pensando al senso civico e di solidarietà manifestato durante l’emergenza, la figura di Carlo Galante, scomparso da oltre venti anni, assume un valore simbolico importante. A lui è stata conferita dalla Repubblica la medaglia d’argento al valor civile. Operaio dell’Icmesa, entrò nel reparto dove il reattore aveva innescato una pericolosa esplosione di vapore, circondato da una nebbia velenosa, potenzialmente letale. Con una maschera sul volto, Carlo Galante è riuscito ad azionare la valvola di raffreddamento, limitando così l’emissione di sostanze tossiche, riducendo i danni, già gravi, che sarebbero stati enormemente peggiori senza il suo intervento. È stata un’azione di vero eroismo, che merita un riconoscimento eterno”, ha concluso Mattarella.
“Nella risposta al disastro provocato dalla nube tossica, nella ripartenza della vita sociale ed economica, si vedono i segni di una rinascita civile che va oltre la bonifica e la ricostruzione. È giusto sottolineare e celebrare oggi, a cinquant’anni di distanza, questa risposta e questo rilancio. La ripresa delle comunità locali, insieme a quella dell’intera società lombarda e nazionale, è simbolicamente rappresentata dal “Bosco delle Querce di Seveso e Meda”, dove ci siamo appena recati, testimonianza di una rinascita dell’ecosistema dopo la devastazione che sembrava aver cancellato ogni futuro. Tuttavia, il pioppo monumentale che ha resistito al disastro, vincendo sulla diossina, è diventato simbolo di resilienza e volontà di futuro. Il futuro è stato riconquistato. Gli animali e le piante riemergono accanto agli uomini, che hanno riprogettato e ricostruito il domani per sé e le loro comunità. È necessario mantenere una continua attenzione”, ha proseguito il Capo di Stato.
“L’allerta lanciata dal Sindaco Rocca per l’isolamento che ha colpito Seveso: ‘rischiamo di essere separati, espulsi dalla comunità’, ha suscitato solidarietà, poiché, come ha evidenziato il presidente Fontana, è stato onorato il patto tra istituzioni, cittadini e territori. È stata una prova importante per le istituzioni, e in particolare per la Regione, che da poco era entrata in piena attività e ha saputo ritagliarsi un ruolo da protagonista. Rimarrà una struttura permanente la Fondazione Lombardia Ambiente, creata in quegli anni. Un pensiero di gratitudine va rivolto al Sindaco di Seveso dell’epoca, Francesco Rocca, al presidente della Giunta regionale, Cesare Golfari, e a chi li supportò, come i commissari straordinari Antonio Spallino e Luigi Noè”, ha affermato Mattarella. “La Repubblica ricorda la loro opera. La vita e il futuro sono tornati nelle vostre mani. È stato un percorso difficile e impegnativo, pieno di sacrifici, quando il dolore si intrecciava con la speranza. Con l’impegno di tutti, la speranza e la vita hanno prevalso”. “Auguri di un buon futuro”, ha concluso il Presidente della Repubblica, rivolgendosi alla sala affollata.
LA GIORNATA
Il Capo dello Stato, entrando nella tensostruttura allestita per la cerimonia istituzionale nel Bosco delle Querce di Seveso, è stato accolto da un lungo applauso, e, successivamente, dalle note dell’inno di Mameli, suonato dalle due bande di Seveso (La Cittadina e Santa Cecilia) e cantato dal Coro Il Rifugio di Seregno. Presenti il presidente del Senato Ignazio La Russa, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, la sindaca di Seveso Alessia Borroni, il prefetto di Milano Claudio Sgaraglia, il prefetto di Monza Brianza Enrico Roccatagliata e il presidente della Provincia di Monza Brianza Luca Santambrogio.
Prima della cerimonia istituzionale, il presidente Mattarella – insieme al governatore Fontana, alla sindaca Borroni, al prefetto Roccatagliata, al presidente Santambrogio e al vicedirettore di Ersaf Roberto Bettaglio – ha assistito a un flashmob “Il Bosco del Futuro” – eseguito dai giovani attori dell’associazione culturale “Teatro Contatto” di Baruccana di Seveso nell’area antistante al ‘grande pioppo’, l’unico che è riuscito a salvarsi dalla bonifica totale delle aree dopo il disastro – come metafora di rinascita, resilienza e memoria collettiva.
È stata poi svelata la stele che certifica l’aggiudicazione al Bosco delle Querce del Marchio del Patrimonio Europeo e posizionato il modello tridimensionale in scala del “ponte ecologico” che sorpasserà la futura Autostrada Pedemontana Lombarda, permettendo l’ampliamento a est del Bosco delle Querce.
