Ue, Tributaristi: il futuro sistema europeo di interoperabilità per i servizi pubblici digitali deve offrire indicazioni chiare.

Ue, Tributaristi: il futuro sistema europeo di interoperabilità per i servizi pubblici digitali deve offrire indicazioni chiare.

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Riccardo Alemanno, presidente dell’Istituto Nazionale Tributaristi (Int), ha preso parte alla consultazione pubblica della Commissione europea riguardante la revisione del Quadro europeo di interoperabilità (Qei) per i servizi pubblici digitali transfrontalieri e intersettoriali. “I professionisti del settore tributario sono fondamentali nell’intermediazione tra le piccole e medie imprese (pmi) e la Pubblica Amministrazione”, ha affermato Alemanno, sottolineando che “le limitazioni dell’attuale digitale influenzano direttamente la loro operatività e la competitività delle aziende assistite”.

L’Int continua a concentrarsi sulle sfide affrontate da imprese e professionisti a livello europeo. Tre punti chiave emergono dall’iniziativa, mirati a rispondere alle esigenze della categoria professionale. Il primo punto riguarda il superamento della frammentazione locale e la semplificazione procedurale. Il documento mette in evidenza come l’interoperabilità disomogenea generi inefficienza, complessità e costi, riducibili attraverso una migliore interoperabilità.

Per i tributaristi, questa frammentazione comporta maggiori difficoltà operative. Vi è un evidente divario tra le amministrazioni nazionali, sia centrali che territoriali. Ad esempio, nella gestione della fiscalità locale, l’assenza di interoperabilità tra le piattaforme digitali costringe i professionisti ad affrontare standard diversi per ciascun ente locale. È essenziale che il nuovo Qei trasformi l’interoperabilità in una caratteristica fondamentale, assicurando il riutilizzo di soluzioni digitali a tutti i livelli amministrativi (europeo, nazionale, regionale e locale).

Il secondo punto riguarda l’integrazione dell’Intelligenza Artificiale e la sovranità dei dati. L’interoperabilità ‘pronta per l’IA’ e l’adozione di tecnologie emergenti possono aprire nuove possibilità per la consulenza tributaria e per l’attività delle imprese. Un sistema progettato per l’IA permetterebbe una precompilazione e un controllo transfrontaliero dei dati fiscali e finanziari molto più agevole, riducendo i margini d’errore. La sovranità e l’utilizzo di standard aperti sono cruciali per i professionisti della legge 4/2013, in quanto garantire la protezione della privacy e la sicurezza dei dati sensibili è un obbligo normativo. La direzione del riesame verso ecosistemi digitali basati su standard aperti, unitamente a un rafforzamento del controllo sui dati, garantirebbe maggiore trasparenza.

Il terzo punto riguarda l’impatto economico e la riduzione dei costi di conformità. Le stime indicano un potenziale risparmio per le imprese compreso tra 5,7 e 19,2 miliardi di euro grazie all’interoperabilità transfrontaliera, evidenziando la possibilità di abbattere gli oneri amministrativi e i costi operativi. Superare queste barriere consentirebbe ai tributaristi di concentrarsi sulla consulenza strategica e sulla pianificazione fiscale, invece di doversi occupare di ostacoli burocratici e tecnologici.

“Riteniamo che il futuro quadro europeo di interoperabilità debba fornire orientamenti operativi chiari, standardizzando i canali di trasmissione per i dati fiscali e finanziari, e coinvolgendo le associazioni di professionisti nella governance e nei progetti di interoperabilità, poiché sono gli utenti reali dei servizi digitali. La transizione da un approccio volontario, basato su progetti specifici, a un ecosistema europeo integrato ‘interoperabile fin dalla progettazione’, rappresenta la chiave per sbloccare la competitività e la capacità di innovazione delle imprese assistite”, conclude l’Int.

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