Il Pubblico Ministero della Procura di Lucca ha incriminato Piero Moriconi, 63 anni, per aver ucciso la moglie, 52 anni, e il figlio, 24, utilizzando un fucile da caccia all’interno della loro abitazione. Attualmente, l’uomo si trova in detenzione e ha scelto di non rispondere durante l’udienza di convalida del fermo davanti al giudice per le indagini preliminari. Durante l’udienza, la pm Elena Leone ha motivato la contestazione della premeditazione menzionando le dichiarazioni dell’indagato nelle ore successive all’arresto. Ora la decisione finale è rimessa al gip, che si è riservato di pronunciarsi.
La difesa, rappresentata dall’avvocato Giacomo Fabbri in attesa di un nuovo legale, contesta l’ipotesi di premeditazione. Secondo il difensore, si sarebbe trattato di un atto impulsivo, definito una “scintilla“, scatenato da un forte stato di alterazione emotiva.
Nel corso delle dichiarazioni ai giornalisti, l’avvocato ha descritto Moriconi come profondamente provato, vivendo in condizioni di stress, agitazione e depressione, sottolineando la possibilità di richiedere una perizia psichiatrica per valutare le sue condizioni mentali e la capacità di intendere e di volere al momento dei fatti.
Il legale ha anche menzionato il contesto familiare, segnalando forti tensioni nei rapporti con il figlio, descritto come “problematico“, con presunti problemi di dipendenza da alcol e droghe e comportamenti aggressivi. Secondo la difesa, il giovane avrebbe frequentemente chiesto soldi ai genitori e minacciato il padre. In passato, avrebbe avuto contrasti con i vicini fino a episodi di vandalismo. Além disso, viene descritto come una persona con problemi psichiatrici che non avrebbe seguito regolarmente la terapia prescritta.
Infine, il legale ha riferito che il 63enne è pienamente consapevole delle conseguenze delle sue azioni, affermando di essere distrutto per la morte della moglie e del figlio, e per aver compromesso la propria vita.
