Minori e digitale: aumenta la pressione su politica e famiglie

Minori e digitale: aumenta la pressione su politica e famiglie

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Ad aprire il dibattito è stata la vicepresidente della Camera, Anna Ascani, che ha evidenziato la necessità di un intervento bipartisan in materia di sicurezza…

Il rapporto tra minori e tecnologia rappresenta un tema centrale nel dibattito pubblico italiano, ma la politica fatica a giungere a una sintesi normativa. In questo contesto si inserisce l’iniziativa della Fondazione Patti Digitali ETS, che ha riunito alla Camera dei Deputati oltre 20.500 famiglie provenienti da 17 regioni per affrontare una delle sfide più urgenti: l’educazione e la protezione digitale dei giovani.

L’occasione è stata il convegno “Educazione e protezione digitale. Quali alleanze per un’azione comune in Italia e in Europa?”, tenutosi nella Sala del Refettorio. Un incontro che ha visto la partecipazione di istituzioni, esperti, amministratori locali e genitori, con l’obiettivo di superare quello che molti definiscono un “blocco” legislativo.

Un Paese in apprensione: i dati

I risultati di un’indagine condotta da Demetra opinioni.net Srl mostrano un quadro chiaro: il 68,2% degli italiani crede che smartphone e social media svolgano un ruolo cruciale nelle problematiche giovanili. Ancora più significativo è il supporto a misure restrittive: l’88,8% è favorevole a una legge che limiti l’accesso ai social per i minori, suggerendo soglie ideali di 14 o 16 anni.

In aggiunta, il 75,6% degli intervistati richiede che anche i chatbot di intelligenza artificiale siano inclusi nelle regolamentazioni, evidenziando una crescente consapevolezza sui rischi delle nuove tecnologie.

L’appello delle istituzioni

Ad aprire i lavori è stata la vicepresidente della Camera, Anna Ascani, la quale ha sottolineato l’urgenza di un intervento bipartisan sulla sicurezza online dei minori. Dello stesso parere la ministra per la Famiglia Eugenia Roccella, che ha ricordato le misure già adottate, come il parental control e la verifica dell’età per i siti sensibili, ma ha riconosciuto che rimane aperto il problema riguardante l’applicazione dei limiti di età ai social media.

Dal mondo accademico, Marco Gui, presidente della Fondazione, ha evidenziato l’importanza di affrontare in modo coordinato l’impatto di smartphone e intelligenza artificiale sulle nuove generazioni, promuovendo una rete territoriale che coinvolga famiglie, scuole e istituzioni.

L’allerta degli esperti

Preoccupano anche i dati clinici. Stefano Vicari, dell’Ospedale Bambino Gesù, ha ricordato che nell’Unione Europea oltre 11 milioni di minori soffrono di disturbi mentali e che il suicidio è la seconda causa di morte tra i giovani di 15-19 anni. Un fenomeno che, secondo la sua esperienza, mostra connessioni sempre più evidenti con un uso intensivo degli smartphone.

L’analisi dello scrittore Alessandro D’Avenia è più radicale, definendo il disagio giovanile non come un incidente, ma come un effetto strutturale dell’ecosistema digitale: piattaforme progettate per catturare e frammentare l’attenzione, amplificando la vulnerabilità tipica dell’adolescenza.

Sul fronte pediatrico, Elena Bozzola ha illustrato il “family plan digitale”, un modello basato su accordi familiari condivisi per regolare tempi e contenuti, focalizzandosi sul dialogo tra genitori e figli.

La risposta dal basso: i Patti Digitali

Se la politica muove lentamente, la società civile si attiva. La rete dei Patti Digitali – oltre 240 gruppi locali – promuove accordi tra famiglie per stabilire regole comuni riguardanti età di accesso e utilizzo degli smartphone. Un approccio che allevia la pressione sociale e rompe l’isolamento educativo.

Le esperienze locali, come quelle di Roma Monteverde e Bagno a Ripoli, dimostrano che la collaborazione tra genitori può tradursi in iniziative pratiche: giornate senza smartphone, attività comunitarie e linee guida condivise.

Alcune amministrazioni locali si stanno anche attivando. Il Comune di Milano, per esempio, ha avviato nel 2022 un percorso culminato in raccomandazioni per il benessere digitale dei minori; altre realtà, come Treviso, stanno sostenendo attivamente progetti educativi nelle scuole.

Tra legge e cultura

Il forte consenso verso normative restrittive non basta, avverte la Fondazione. Il rischio è quello di delegare completamente allo Stato una responsabilità che deve restare anche educativa e culturale.

La sfida, enfatizzano gli organizzatori, è costruire un’alleanza ampia: tra famiglie, scuola, sanità e istituzioni. Un modello che affianchi possibili leggi con percorsi formativi, ricerca scientifica e una nuova consapevolezza collettiva sull’uso della tecnologia.

Il messaggio emerso dal convegno è chiaro: per affrontare seriamente l’impatto del digitale sui minori, non serve solo una legge, ma un cambiamento condiviso. Una responsabilità che coinvolge l’intera società.

Fonte notizia

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