Per De Santoli, l'autonomia si conquista attraverso il riciclo: 'Italia come hub strategico'

Per De Santoli, l’autonomia si conquista attraverso il riciclo: ‘Italia come hub strategico’

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Riciclare per conseguire autonomia nell’approvvigionamento di terre rare e materiali critici. Livio De Santoli, prorettore dell’Università La Sapienza di Roma, illustra all’Adnkronos l’importanza di ridurre la dipendenza da filiere esterne, fondamentali per le tecnologie della transizione, attualmente controllate da Paesi terzi come la Cina, che quasi detiene un monopolio nell’esportazione di queste risorse e può limitarne l’accesso.

Con il ritorno della geopolitica di potenza e un indebolimento del multilateralismo, l’Unione Europea e l’Italia devono cercare autonomia nelle filiere strategiche, anche attraverso l’economia circolare.

Creare una filiera europea per terre rare e materiali critici

“Con il gas e il petrolio eravamo completamente dipendenti, poiché non li possedevamo”, spiega De Santoli. Ora non è necessario continuare a comprare materiali critici. “L’indipendenza si ottiene liberandosi dalla necessità di procurarseli altrove”, e il “riutilizzo senza limiti” dei materiali già a disposizione è fondamentale per raggiungere l’autonomia.

Ciò consente di “creare una filiera europea delle terre rare e dei materiali critici”, evidenzia il prorettore. “L’Italia, grazie alla sua esperienza nel riciclo, potrebbe diventare un hub per il riuso di componenti strategici. Questa è un’opportunità unica per un’industria autonoma e competitiva”.

“In alcuni settori, possiamo divenire oasi autonome per lo sviluppo di componenti e servizi da esportare in Europa: questo è il nuovo percorso da seguire per il futuro”, aggiunge.

Il costo dell’energia come freno

Un altro grande nodo strutturale resta il costo dell’energia, che continua a ostacolare la competitività delle imprese sia europee che italiane. De Santoli sottolinea la necessità di una “vera filiera energetica europea”, in cui l’Italia potrebbe avere un ruolo chiave. “Aziende come Enel, Eni e la cinese Byd stanno considerando l’Italia come sede per gigafactory di batterie”, ricorda l’esperto.

Tuttavia, l’Italia ha attualmente “i costi più elevati d’Europa, che sono tra i più alti al mondo”. Come affrontare questo problema? “L’unica soluzione, anche con l’attuale mercato energetico, è sviluppare massicciamente le rinnovabili. Anche senza riforme di mercato, questo ridurrebbe l’impatto del gas sui prezzi finali”. Il problema, continua, “non è il costo del solare o dell’eolico, ma la lentezza con cui li integriamo nel sistema. Se raggiungiamo il 60% di penetrazione elettrica entro il 2030, i benefici saranno immediati per famiglie e aziende”.

Per De Santoli, i due “grandi fronti” su cui è necessario intervenire sono l’eolico offshore e l’idrogeno. “Siamo ancora in ritardo, ma dobbiamo arrivare a 2,1 GW entro il 2030. Le nostre coste profonde richiedono piattaforme galleggianti, una tecnologia che possiamo sviluppare in Italia. La Danimarca sta investendo in questo settore: perché non farlo noi per primi?”.

Ripensare il modello

Infine, è necessario affrontare il tema dei data center, che consumano circa il 3% dell’energia globale e si prevede raddoppieranno entro dieci anni. Un problema, spiega De Santoli, perché “concentrano energia in aree dove le rinnovabili sono distribuite”. Pertanto, conclude, “dobbiamo ripensare il modello: la rete deve diventare più flessibile, con accumuli diffusi e logiche di prossimità energetica. L’intelligenza artificiale può contribuire a ottimizzare il sistema, ma è necessaria una pianificazione: i data center dovrebbero sorgere dove esiste un mix energetico sostenibile o avere fonti rinnovabili proprie”.

Fonte notizia

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