Francesco Mandelli al Teatro Boccaccio con 'Baby Reindeer': intervista all'attore

Francesco Mandelli al Teatro Boccaccio con ‘Baby Reindeer’: intervista all’attore

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(foto Fotostudio Bartalini)

Francesco Mandelli si presenta al Teatro Boccaccio con uno spettacolo basato su un testo di grande rilevanza internazionale, già rappresentato in Inghilterra tra il 2016 e il 2019 e successivamente adattato in una serie su Netflix. L’opera, prodotta in Italia da Infinito Argo Studio e Nido di Ragno, verrà messa in scena in una versione completamente italiana con Mandelli nel ruolo principale.

Lo abbiamo incontrato in anteprima per discutere del lavoro sul testo, del legame con il pubblico e dei progetti futuri.

Come è nata l’idea di portare questo testo a teatro?
L’idea è partita dai produttori, Infinito, Argo Studio e Nido di Ragno, che detenevano i diritti del testo. Erano alla ricerca di qualcuno che lo adattasse per l’Italia e, dopo averlo letto, sono rimasto subito colpito. È un testo che cattura immediatamente, ha una forza unica“.

La serie TV ha influenzato la tua performance sul palco?
No, inizialmente non l’avevo vista, per fortuna. Avevo solo sentito che esisteva. L’ho guardata in seguito, ma solo brevemente, giusto per avere un’idea. Temendo di ripetere quello che era già stato fatto, desideravo che questo spettacolo fosse qualcosa di fresco, una versione tutta italiana del monologo“.

In che modo hai costruito la tua interpretazione?
Essendo un testo derivato da un’autobiografia, penso sia importante recitarlo nel modo più naturale possibile. L’obiettivo è far credere allo spettatore che quella storia sia realmente accaduta a me. Ho cercato la massima semplicità e autenticità“.

Il tuo approccio con il pubblico è cambiato passando dalla TV al teatro?
No, il mio approccio è sempre lo stesso: quando mi appassiona qualcosa, mi butto. Tuttavia, il teatro è diverso perché il pubblico è presente con te, in tempo reale. È un’esperienza unica e irripetibile. Ogni sera è un’avventura nuova.

Hai un messaggio da trasmettere con questo spettacolo?
No, non credo ci sia un messaggio specifico, e non penso che l’autore ne avesse uno. Si tratta semplicemente della storia di una persona, una condivisione con chi ascolta. Ognuno porterà a casa ciò che sente personale“.

Ti manca la comicità dei tuoi inizi?
No, non mi manca. L’ho praticata per tanto tempo e, in fondo, continuo a farla ogni tanto, anche perché I Soliti Idioti tornano sempre. Forse ho un po’ di nostalgia della gioventù, di quando ero meno consapevole, ma non desidero tornare indietro. Quegli anni sono stati splendidi e significativi“.

Hai sogni nel cassetto o progetti futuri che desideri realizzare?
Più che sogni nel cassetto, attendo quello che la vita ha in serbo per me. Ho capito che spesso la cosa più bella è quella che sta per arrivare. Quello che ho realmente desiderato, alla fine, la vita me l’ha sempre portato. Vediamo quale sarà il prossimo“.

Fonte: Comune di Certaldo – Ufficio stampa

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