Incidente Mortale in Cava: Le Categorie del Settore Lapideo in Sciopero

Travolto da un blocco di marmo a Carrara, risarcimento record per la famiglia: oltre 2,2 milioni di euro

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Era luglio 2018 quando Luca Savio, 40 anni, di Carrara, entrato da soli due giorni in un’azienda di deposito di marmi, fu travolto e ucciso da un blocco di marmo di più di quattro tonnellate. Il Tribunale di Massa, in relazione a questa ‘morte bianca’, ha stabilito che la compagna e la figlia di nove anni riceveranno un risarcimento di oltre 2 milioni e 200mila euro, oltre agli interessi e a più di 80mila euro di spese legali. La compagnia assicurativa dell’azienda coprirà fino a 927mila euro. La notizia è stata riportata da Il Tirreno.

L’incidente risale all’11 luglio 2018 ed è avvenuto nel piazzale della Fc Autogru, in viale Zaccagna ad Avenza. Savio si trovava nell’area mentre si stavano effettuando le operazioni preliminari per spostare un blocco di marmo del peso di 4.430 chilogrammi.

Durante il procedimento, sia la ditta che il gruista avevano suggerito un possibile concorso di colpa da parte della vittima, ipotizzando che Savio fosse presente nell’area di movimentazione senz casco protettivo. Tuttavia, per il giudice Michele Fornaciari, non ci sono prove sufficienti per attribuire al lavoratore una corresponsabilità nell’incidente.

Secondo quanto emerso nella sentenza, durante la movimentazione del blocco non avrebbero dovuto essere presenti persone nell’area. Di conseguenza, il giudice ha valutato che se il mezzo aveva già iniziato a spostare il marmo mentre Savio era presente, la responsabilità gravava sull’operatore; se invece il lavoratore si fosse avvicinato dopo l’inizio della manovra, sarebbe spettato alla difesa dimostrare tale circostanza, una prova che il Tribunale ha ritenuto non fornita.

Respinta anche la contestazione riguardante il casco. La sentenza sottolinea che il lavoratore fu colpito alla schiena dal pesante blocco di marmo e che, pertanto, l’eventuale presenza del dispositivo di protezione non avrebbe avuto alcun impatto sulla dinamica dell’incidente. Inoltre, il Tribunale ha notato che non è stata fornita alcuna prova certa che Savio non indossasse il casco.

Un aspetto significativo è la natura dell’attività svolta. La movimentazione di un blocco di marmo di tale dimensione è considerata dal giudice un’attività pericolosa, sia per l’operatore del mezzo sia per l’impresa che organizza il lavoro.

Spettava quindi alla società e al gruista dimostrare di aver adottato tutte le misure necessarie per prevenire incidenti di questo tipo. Secondo il Tribunale, tale dimostrazione non è risultata sufficiente.

Il Tribunale ha dunque riconosciuto la responsabilità dell’azienda e del gruista che manovrava il mezzo, condannandoli al risarcimento per i familiari.

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