Sviluppo economico e industriale in Toscana: Focus su imprese, lavoro e innovazione a Empoli

Sviluppo economico e industriale in Toscana: Focus su imprese, lavoro e innovazione a Empoli

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Oggi, 24 settembre, si è svolto presso la sede Sesa di Empoli un incontro dedicato alle politiche per lo sviluppo economico e industriale in Toscana, con particolare attenzione alle prospettive e alle sfide dell’Empolese Valdelsa. Il dibattito ha centrato l’attenzione sulla capacità del territorio di continuare a generare lavoro e sviluppo, nonostante le tensioni internazionali, la stagnazione del settore manifatturiero e le difficoltà incontrate da alcuni segmenti, in particolare quello della moda. All’evento hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni locali e regionali, insieme a numerosi imprenditori e associazioni di categoria della zona.

Tra gli intervenuti, la presidente della II Commissione del Consiglio regionale per lo Sviluppo economico e rurale, Brenda Barnini; il sindaco di Empoli, Alessio Mantellassi; il direttore di IRPET, Nicola Sciclone; e l’assessore regionale alle Attività produttive, Turismo e Agricoltura, Leonardo Marras.

Il sindaco Mantellassi ha evidenziato che la zona si conferma “un luogo di impresa e di produzione“. Con circa 7mila aziende di varia natura e 21mila posti di lavoro, Empoli “è oggi una delle aree della Toscana con il tasso di disoccupazione più basso, intorno al 2,5%“, ha dichiarato il sindaco. La peculiarità del nostro territorio, ha spiegato, è “non essere un distretto dedito a un solo tipo di produzione, ma possedere una diversità che ci rende un polo produttivo“. Il tessuto economico empolese accoglie “settori come l’informatica, l’alimentare, il commercio, il vetro e il manifatturiero“, quest’ultimo, sottolinea Mantellassi, “è il settore più cruciale in termini occupazionali“.

Tuttavia, è fondamentale continuare a investire in “infrastrutture e nella formazione pubblica per l’occupazione, affinché possiamo perseverare come terra di produzione e sviluppo“. Parte della programmazione del Comune è focalizzata sulle infrastrutture, a partire dal progetto Terrafino e dall’apertura della sede MITA.

“Per quanto riguarda la programmazione” – spiegano gli amministratori – “stiamo lavorando al piano del Terrafino, che prevede una nuova concezione della zona industriale, integrando manutenzione e servizi, garantendo le infrastrutture necessarie per facilitare spostamenti e rendere attraente il territorio.”

Un altro aspetto cruciale è la formazione, particolarmente rilevante in un periodo in cui “manifatturiero e moda affrontano una crisi significativa“. In questo contesto si inserisce il progetto di creare a Empoli la sede di MITA, l’ITS pubblico dedicato alla formazione nel settore presso l’Ecopark: “In questo senso, l’apertura della sede di MITA (dedicata alla formazione nel settore manifatturiero e della moda, presso l’Ecopark) è un’iniziativa su cui lavoriamo da tempo. Investire nella formazione rappresenta un’infrastruttura territoriale fondamentale, poiché significa avere una forza lavoro con competenze adeguate per essere assunta e contribuire attivamente nell’azienda”.

Il quadro regionale presenta, però, alcune fragilità legate alla capacità del sistema produttivo di gestire fasi a maggiore valore aggiunto. “La Toscana conserva la sua vocazione manifatturiera“, ha evidenziato l’assessore regionale Leonardo Marras, aggiungendo che “in questo momento storico, manca la capacità di operare nelle funzioni elevate delle imprese. C’è una fragilità nella nostra tenuta sui mercati internazionali“, ha spiegato Marras, notando che nonostante l’occupazione continui a crescere, “la produzione industriale sta subendo una diminuzione“.

Secondo l’assessore, questa criticità deve essere affrontata anche attraverso politiche regionali, includendo “un rafforzamento della collaborazione tra i distretti” e migliorando la capacità delle piccole e medie imprese di espandersi. L’obiettivo è incrementare la “domanda interna“, perché “la nostra fragilità legata all’export, che costituisce il nostro principale valore, deve continuare a rappresentare un elemento critico“.

Al centro della strategia delineata da Marras, c’è anche l’innovazione: “La produttività rimane bassa“, ha osservato, e “la spinta verso l’innovazione e la digitalizzazione non è quella attesa per questo periodo“. Da qui la necessità di riconsegnare ai distretti “una forte capacità di cooperare e di crescere in termini dimensionali“. Una sfida che, come sottolineato dall’assessore, parte da fondamenta solide: “Il nostro è un sistema produttivo reattivo, con una grande abilità artigianale e la missione della qualità, che per queste ragioni ha ancora ampie prospettive di crescita“.

Per l’area dell’Empolese Valdelsa, “è necessario innanzitutto lavorare“, ha affermato Brenda Barnini. “Il nostro è un sistema di piccole, a volte piccolissime, imprese – ha dichiarato Barnini -. Questo non ha ostacolato lo sviluppo in passato, essenzialmente grazie alla dinamicità del distretto e delle relazioni brevi che supplivano alla dimensione aziendale. Le imprese presenti, e quelle che continuano a operare, vedono questo come un luogo favorevole per fare impresa, sostenuto da buone relazioni istituzionali e sindacali“.

Per Barnini, il rapporto tra imprese, istituzioni e territorio è uno dei fattori distintivi dell’Empolese Valdelsa: “Questa è storicamente una caratteristica dell’Empolese Valdelsa. Siamo un contributo significativo al PIL della Toscana: dobbiamo esserne consapevoli“. Un ruolo che, come sostiene la presidente della Commissione, deve essere considerato nel contesto di una fase complessa caratterizzata da “tensioni internazionali che si ripercuotono sulla vita quotidiana delle famiglie e delle aziende“.

Barnini ha richiamato l’importanza della Regione nella definizione di strumenti di programmazione e nell’allocazione delle risorse a sostegno del sistema produttivo: “È fondamentale che la Regione metta a disposizione strumenti di programmazione, incontri e momenti di ascolto nei territori per comprendere le reali necessità“.

La sfida attuale, secondo Barnini, è “riformulare questo modello di sviluppo“, mantenendo una forte “base territoriale“.

“Le condizioni sono favorevoli e sono convinta che la Regione possa investire notevolmente anche nel supporto all’innovazione tecnologica, nella formazione e nelle infrastrutture, specialmente nella difesa dei rischi idraulici – ha concluso Barnini -. Ci sono molti settori che si intersecano con la dimensione dello sviluppo“.

Infine, anche Nicola Sciclone, direttore di IRPET, ha analizzato il quadro economico regionale, descrivendolo come una fase di “tenuta e resilienza“, sebbene contrassegnata da diverse difficoltà: “Nonostante vari eventi avversi recenti, abbiamo mantenuto una certa stabilità senza fratture significative“, ha affermato Sciclone, evidenziando la presenza di “costi interni” che interessano soprattutto settori come la moda e alcune fasce della popolazione. Tra le criticità sottolineate vi è anche “la mancanza di recupero del potere d’acquisto dei salari“.

La Toscana, secondo Sciclone, si trova quindi in una situazione in cui “non siamo in recessione, ma la crescita è modesta, oppure potremmo dire che cresciamo poco, ma non siamo in recessione: ciascuno può decidere dove porre l’accento“. Una crescita che, però, non è sufficiente per raggiungere “un livello di lavoro e qualità superiore“, migliorare “la produttività e la capacità di investimento” e garantire “una sostenibilità a medio-lungo termine dello sviluppo“.

Per il settore manifatturiero, e quindi anche per un territorio come l’Empolese Valdelsa, caratterizzato da una marcata “plurispecializzazione“, Sciclone ha individuato tre sfide principali. La prima riguarda la necessità di “ridurre la dipendenza da forniture esterne“: “Ogni volta che per produrre si deve importare tecnologia o materie prime, si verifica una dispersione di valore a favore di territori esterni“. La seconda sfida è quella di “realizzare un upgrade funzionale“: “Le piccole imprese possono superare i propri limiti grazie alla rete relazionale. Tuttavia, il nostro sistema manifatturiero si colloca nelle fasi produttive a bassa redditività. È quindi essenziale un salto di qualità nella progettazione, marketing, relazioni con i clienti, logistica e ricerca e sviluppo per scalare la catena del valore“.

Infine, la terza sfida riguarda il rilancio della domanda interna: “Abbiamo buone capacità di intercettare la domanda estera (responsabile di una percentuale tra il 45% e il 60% del valore aggiunto dei prodotti toscani), ma spesso questa proviene da mercati volatili e geopoliticamente instabili (Cina, Russia, USA, paesi in via di sviluppo). Dobbiamo pertanto progettare una strategia di rilancio della domanda interna per stabilizzare il quadro e le prospettive di crescita delle aziende“.

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