Rapporto Irpet: l'economia toscana resiste ma segnala rallentamenti, "clima di incertezza"

Rapporto Irpet: l’economia toscana resiste ma segnala rallentamenti, “clima di incertezza”

118 0

Incertezza e vulnerabilità caratterizzano l’attuale scenario economico, influenzato in modo significativo da politiche protezionistiche e tensioni geopolitiche, in un contesto di trasformazione delle relazioni internazionali che avrà un impatto certo sul Pil globale (-3%). Anche l’economia toscana è sotto pressione, mostrando però una certa resilienza nonostante un contesto generale di decelerazione. Questo è quanto è emerso durante la presentazione del rapporto Irpet sull’andamento economico della Toscana, intitolato: ‘Dalla globalizzazione al protezionismo, i riflessi economici e sociali’, tenutasi oggi nella sala Pegaso di Palazzo Strozzi Sacrati.

La presentazione ha visto i saluti del presidente del comitato di indirizzo e controllo Irpet, Mauro Quercioli, seguiti da un intervento del direttore di Irpet, Nicola Sciclone, e del vicedirettore Leonardo Ghezzi; in seguito si è svolta una tavola rotonda intitolata ‘Dipendenza economica e compressione salariale, come uscirne?’, con Federico Fubini, editorialista e vicedirettore del Corriere della Sera, Andrea Garnero dell’OCSE e Guglielmo Meardi, preside della Classe di Scienze politico-sociali della Scuola Normale Superiore di Pisa.

“La situazione attuale è in continua evoluzione, fortemente influenzata dalle tensioni geopolitiche e dallo sviluppo della guerra commerciale che stiamo vivendo, che cambiando spesso anche da un giorno all’altro – commenta il presidente della Regione, Eugenio Giani – in questa fase storica abbiamo opportunità di crescita da cogliere rilanciando la domanda: innanzitutto, tutelando le nostre capacità di attrarre domanda estera, limitando le nostre esportazioni a settori più sicuri rispetto a quelli attuali”. Il presidente sottolinea l’importanza di ridurre la dipendenza da materie prime e prodotti intermedi, che disperdono valore in altre regioni, e promuove il “rilancio della domanda interna”. Un concetto che è stato ripreso anche dal direttore Irpet, Nicola Sciclone, il quale afferma: “Dobbiamo certamente affrontare la stagnazione salariale: in Toscana, come nel resto del paese, i salari hanno perso in potere d’acquisto nove punti percentuali negli ultimi 30 anni. La situazione attuale, caratterizzata da incertezza e cautela tra gli operatori, rispecchia un miglioramento rispetto al periodo peggiore dello shock inflazionistico, ma rimane prudente nelle aspettative per i prossimi mesi. L’incertezza causata dalle tensioni internazionali, insieme a diversi aspetti contrastanti, influisce sulla produzione, sulle esportazioni e sul mercato del lavoro toscano, oscillando tra resilienza e il rischio di una contrazione. Il mercato americano assorbe circa il 16% delle nostre esportazioni, con 6mila aziende che operano verso gli Stati Uniti, generando l’11% del Pil toscano e impiegando il 10% della forza lavoro.”

Il rallentamento dell’economia toscana è visibile nel trend delle esportazioni, che crescono ma a un ritmo moderato rispetto al passato. Anche il mercato del lavoro mostra una crescita in attenuazione. Questa condizione rende complessa la previsione sull’intensità della rallentamento delle prospettive di crescita, influenzata da nuove misure tariffarie e le loro conseguenze sul commercio.

Da sei trimestri la produzione industriale è in calo. Tuttavia, la flessione tende a attenuarsi: ad aprile il dato tendenziale è del -1,2%, inferiore al -3,3% del primo trimestre 2025. La Toscana mostra un ritardo nel recupero della produzione rispetto ad altre regioni, subendo ancora le difficoltà nel settore moda.

Il segno del primo trimestre ‘25 rimane positivo: +2,8%. A trainare l’export vi sono i prodotti farmaceutici (+90,3%), con vendite quasi raddoppiate rispetto al primo trimestre dell’anno precedente. Risultati positivi anche per la nautica (+41,2%) e l’industria cartaria (+5,5%), mentre i prodotti agricoli e agroalimentari, mobili, macchinari, siderurgia, mezzi di trasporto e gioielleria registrano valori negativi. Rimane critica la situazione della moda. Positive sono le performance del pronto moda cinese dell’area pratese (+2,4%) e i prodotti di alta gamma del distretto del lusso aretino (+4,0% articoli in pelle, -3,2% capi di abbigliamento). In calo la concia dell’area pisana (-1,6%), filati e tessuti del distretto tessile di Prato (-3,0%) e, in modo ancora più significativo, i prodotti del lusso della moda fiorentina: rispetto allo stesso periodo del 2024, segnano un calo fino a un quarto del valore per gli articoli in pelle e fino a un terzo per i capi di abbigliamento.

Si dà per scontato il recupero dei flussi pre-pandemia, mentre la crescita attesa per il 2024 rispetto al 2023 (+4,1%) è sostenuta dalle presenze turistiche straniere (+10,3%), in particolare da quelle extra-europee, contrapposte al calo di quelle italiane (-3,4%). Preoccupante è la previsione per il 2025: i dati non definitivi del primo trimestre indicano presenze in calo (-2,1%) rispetto allo stesso periodo del 2024, soprattutto nelle aree balneari (-22,9%), ma anche in quelle rurali (-12,5%), collinari (-4,2%) e montane (-3,9%), dove il turismo italiano ed europeo è più prevalente.

Le proiezioni Irpet sul Pil toscano indicano un +0,6% nel 2025 e un +0,9% nel 2026, in linea con le stime nazionali (+0,6% e +0,8%). La crescita è sostenuta dalla domanda interna, specialmente dai consumi (+0,9%). Anche la spesa pubblica contribuisce positivamente, con un +1,2% secondo le previsioni. Al contrario, gli investimenti rallentano (+0,3%), soprattutto quelli in beni strumentali, a causa dell’incertezza crescente che frena nuovi progetti.

Le potenziali conseguenze di un’eventuale introduzione di dazi sarebbero significative, considerando che attualmente la quota di export toscano verso gli USA è del 16,2% (rispetto al 10% nel 2009). Settori come farmaceutica, macchinari, agroalimentare (vino e olio) e moda coprono il 75% delle esportazioni. Per alcune produzioni il mercato statunitense è cruciale: rappresenta il 34% della farmaceutica, il 41% dell’olio e il 33% del vino esportati. Inoltre, delle circa 20.000 aziende esportatrici toscane, 6.358 operano verso gli USA, con un’influenza notevole sul valore aggiunto (11,7%) e sull’occupazione (10%). Irpet ha delineato tre scenari ipotizzando dazi diversificati su tutti i beni esportati. Con dazi del 10%: 45 imprese (579 addetti) risulterebbero in perdita. Aumento al 20%: 77 imprese (843 addetti) finirebbero in difficoltà. Con dazi al 50%: 226 imprese (3.188 addetti) subirebbero gravi perdite. Anche tra quelle che manterrebbero un MOL (Margine Operativo Lordo) positivo, molte rischierebbero una contrazione significativa. Con dazi al 20%, il 35% delle imprese vedrebbe una riduzione del MOL inferiore al 5%; il 53% subirebbe perdite tra il 5% e il 25%; il 12% oltre il 25%.

La dinamica dell’occupazione resta positiva (+2,5% nel 2024), ma nel primo trimestre del 2025 l’espansione ha rallentato (+1,9%). Segnali di flessione dal sistema regionale emergono anche dal saldo tra assunzioni e cessazioni: nel 2024 si sono create 26 mila nuove posizioni (rispetto alle 38 mila dell’anno precedente); nel primo trimestre 2025, -4.000 rispetto allo stesso periodo 2024 (-10,7%). A livello settoriale, il manifatturiero registra un calo nelle assunzioni: -2,6% nel primo trimestre 2025, aggiungendo il -9,2% del 2024. Aumentano i lavoratori in cassa integrazione e altri strumenti: almeno 14 mila nel primo trimestre 2025 (rispetto a meno di 7 mila un anno prima e circa 4 mila nel 2023). Crescono anche i licenziamenti per motivi economici, soprattutto nel settore moda. Tra gli aspetti positivi c’è l’aumento dei contratti a tempo indeterminato.

Si percepisce un miglioramento rispetto agli anni più critici, ma continua a esserci cautela che condiziona le aspettative e il clima di fiducia. Secondo il rapporto, nel 2025 diminuisce al 9,7% la quota di famiglie che si definisce ‘povera’ o ‘molto povera’ (rispetto all’11,4% nel 2024 e al 15,5% nel 2023) e cresce la fascia intermedia. Migliora anche la gestione del bilancio familiare: scendono le famiglie in difficoltà a fine mese (dal 56,3% al 48,5%), mentre crescono quelle che riescono a farlo con facilità (dal 43,7% al 51,5%). Solo il 7% si sente ottimista riguardo alla propria situazione economica nei prossimi 12 mesi, in calo rispetto al 13,6% del 2024. Rimane alta la percentuale di chi prevede un peggioramento (22,7%), mentre aumentano le famiglie senza aspettative di cambiamento (dal 63,1% al 70,7%). Il 25% ha difficoltà a coprire la spesa per farmaci o visite mediche, l’11% per il trasporto, l’8,4% per materiale scolastico e il 4,4% per il mantenimento dei figli. Il 29,4% non può permettersi una vacanza all’anno. Una famiglia su cinque non sarebbe in grado di affrontare una spesa imprevista di 2.000 euro, e una su sei un esborso di 800 euro.

Fonte: Regione Toscana – Ufficio stampa

Fonte notizia