Rapporto annuale Irpet: la Regione tiene, ma la crescita è lenta

Rapporto annuale Irpet: la Regione tiene, ma la crescita è lenta

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L’economia toscana si mantiene stabile, nonostante un contesto caratterizzato da notevole incertezza. Questa è la conclusione del Rapporto annuale IRPET 2026, dal titolo “Tenuta, rischi e prospettive di rilancio per l’economia toscana”, presentato oggi a Palazzo Strozzi Sacrati.

Malgrado una serie di shock verificatisi negli ultimi anni (pandemia, inflazione, tensioni commerciali, dazi statunitensi, instabilità geopolitica e nuove sfide energetiche) e una frenata della ripresa post-pandemica, il sistema regionale non è in recessione e la Toscana non mostra fratture irreversibili. Il PIL, sebbene in crescita moderata, presenta segno positivo: si prevede un aumento dello 0,5% sia per il 2026 che per il 2027; il mercato del lavoro continua a generare occupazione (+1,8% nel 2025 e +1,1% nel primo trimestre 2026); l’export mantiene una dinamica positiva, seppur più selettiva, con un incremento notevole del 12,6% al netto di metalli preziosi e raffinazione; il turismo continua a crescere, con un incremento del 3,8% nelle presenze rispetto all’anno precedente.

È innegabile che persistano fragilità e che la crescita rimanga insufficiente a rafforzare stabilmente produttività, salari reali, investimenti e coesione sociale. Tuttavia, la dinamica è in linea con quella a livello nazionale e in altri territori. A dimostrare le debolezze ci sono, da un lato, le difficoltà nella manifattura (-0,6%), dall’altro, il calo dell’indice sintetico di fiducia delle famiglie, che scende da 113 a 110, presentando un quadro più polarizzato. Infatti, cresce la percentuale di famiglie che si sentono relativamente povere, passando dal 10% al 15%, ma si osserva anche un aumento (dal 5% al 17%) di nuclei familiari che segnalano un miglioramento rispetto all’anno precedente, suggerendo così un recupero di margini.

Nel complesso, il Rapporto presenta una Toscana che ha resistito agli shock, ma non può limitarsi alla resilienza. Secondo IRPET, la fase attuale richiede un salto di qualità nel rafforzare la produttività, sostenere salari e domanda interna, investire nella transizione energetica, consolidare il welfare territoriale e aiutare il sistema produttivo a risalire nella catena del valore.

Manifattura ed export – Nel primo trimestre del 2026, la produzione manifatturiera toscana mostra ancora una leggera flessione tendenziale (-0,6%), confermando una crescita più debole rispetto alla media nazionale. Le difficoltà del settore moda pesano notevolmente, nonostante alcuni segnali di recupero nelle vendite estere. L’export regionale, dopo un forte incremento del 12,6% nel 2025 (escludendo metalli preziosi e raffinazione), continua a crescere anche nei primi mesi del 2026 (+4,5%), mentre i dati nazionali sono in calo. Nello stesso periodo, la farmaceutica (+21%), macchinari (+16%) e alcuni segmenti del settore moda (pelle +13%; abbigliamento +15%; maglieria +9%) sostenendo la dinamica complessiva; restano però criticità nella gioielleria (-47%), nel tessile tradizionale pratese (-3,5%), nei mezzi di trasporto (-18%) e nell’agroalimentare (-13%).

La questione industriale – Secondo IRPET, sarebbe fuorviante parlare di deindustrializzazione totale della Toscana: la manifattura non è scomparsa e resta un motore fondamentale dell’economia regionale. Tuttavia, il problema risiede in una crescita debole, discontinua e selettiva, associata alla difficoltà di mantenere sul territorio una quota adeguata di valore aggiunto. Circa un terzo della produzione dei servizi in Toscana è attivata dalla domanda industriale. Pertanto, la questione industriale diventa anche una questione di crescita, occupazione e coesione sociale.
La principale criticità non riguarda esclusivamente il numero delle imprese o la specializzazione in settori maturi, ma il posizionamento lungo le filiere. Il rischio è di una “deindustrializzazione funzionale”: continuare a produrre, ma perdere progressivamente il controllo sulle attività che generano più valore, come ricerca, progettazione, design, gestione del marchio, analisi dei dati e accesso ai mercati finali.

La sicurezza energetica – La Toscana presenta un mix elettrico più rinnovabile rispetto alla media nazionale, grazie soprattutto alla geotermia: nel 2024, le fonti rinnovabili coprono quasi la metà della produzione elettrica regionale. Tuttavia, considerando i consumi finali complessivi, la dipendenza da fonti fossili rimane elevata. Pertanto, la transizione energetica è vista non solo come un obiettivo ambientale, ma anche come una componente della sicurezza economica regionale.

Turismo – Nel 2025, le presenze superano i 55 milioni, con una crescita del 3,8%, trainata principalmente dalla domanda internazionale e dal comparto extra-alberghiero. Le stime per il primo trimestre del 2026 confermano la fase espansiva, segnalando un aumento delle presenze del 5,2%.

Occupazione – Anche il mercato del lavoro mantiene un trend positivo, sebbene con ritmi meno intensi rispetto agli anni precedenti: le attivazioni nette scendono da 27,6 mila nel 2024 a 16,5 mila nel 2025. La crescita degli addetti (+1,8% nel 2025 e +1,1% nel primo trimestre 2026) rimane più sostenuta nel settore delle costruzioni (rispettivamente +3,6% e +1,8%) e nei servizi (rispettivamente +2,1% e +1,3%), mentre la manifattura mostra una dinamica meno attiva (+0,5% nel 2025 rispetto al 2024 e +0,4% nel periodo gennaio-marzo 2026 rispetto al 2025).

Fiducia delle famiglie – Nel 2026, le famiglie toscane esprimono un clima economico meno sicuro rispetto all’anno precedente. I dati illustrano una Toscana in cui una parte delle famiglie è vulnerabile all’aumento dei prezzi e alla fragilità dei redditi reali, mentre un’altra parte recupera margini. Dopo il rialzo osservato nel 2025, l’indice sintetico di fiducia scende da 113 a 110, evidenziando un parziale degrado del miglioramento ottenuto negli ultimi anni. Il livello rimane comunque superiore a quello del 2022 e 2023. L’impatto negativo è dovuto al contesto internazionale, alle tensioni geopolitiche, alla persistenza delle pressioni sui prezzi e all’incertezza sulle prospettive economiche. Riemergono, di conseguenza, le questioni legate al potere d’acquisto e alla sostenibilità delle spese quotidiane. Tuttavia, il quadro non mostra un arretramento generalizzato, ma piuttosto una maggiore polarizzazione. Infatti, aumenta la proporzione di famiglie che si sentono relativamente povere, dal 10% al 15%, e crescono anche le famiglie che riportano un peggioramento della propria situazione finanziaria, dal 28% al 31%. Al contempo, aumentano coloro che dichiarano un miglioramento rispetto all’anno precedente, dal 5% al 17%, e quelli che si aspettano un miglioramento nei prossimi dodici mesi, dal 7% al 13%.

Il PNRR e i fondi di coesione – L’analisi IRPET si concentra non solo sui ritardi e sull’attuazione, ma anche sulla natura degli interventi finanziati. In Toscana, il PNRR/PNC è più orientato verso equità, inclusione e coesione sociale: circa il 54% delle risorse è destinato a scuola, università, formazione, sanità territoriale e servizi di prossimità. Tale scelta non implica necessariamente un aggravio improduttivo: in settori come nidi, scuola, sanità territoriale e servizi alla persona, tali costi possono generare effetti positivi su capitale umano, inclusione e crescita. La sfida consisterà nel supportare gli enti più vulnerabili nel passaggio dalla fase straordinaria degli investimenti alla gestione ordinaria dei servizi. I fondi della politica di coesione, invece, risultano maggiormente orientati all’accumulo di capitale e alla crescita a lungo termine. I due strumenti si rivelano complementari piuttosto che alternativi.

Link: tutti i materiali del Rapporto Irpet 2026

Il turismo toscano continua a fiorire e rappresenta una delle leve principali dello sviluppo dell’economia regionale, ma le sfide dei prossimi anni saranno quelle di trasformare questa crescita in uno sviluppo equilibrato, sostenibile e distribuito tra i territori. Questo è il messaggio emerso dall’incontro dedicato alla presentazione del Rapporto IRPET sul turismo in Toscana, promosso nell’ambito dell’iniziativa “Nextourism – Dai numeri alle destinazioni”, incentrata sul tema delle Comunità di Ambito e delle nuove prospettive della governance turistica.

Il rapporto conferma le buone performance del settore: nel 2025, le presenze turistiche superano i 55 milioni, con un incremento del 3,8% rispetto all’anno precedente, sostenuto principalmente dalla domanda internazionale (+5,3%) e dall’espansione del comparto extralberghiero (+6,9%). Anche il primo trimestre del 2026 conferma la tendenza positiva, con un aumento delle presenze del 5,3%. Il presidente della Regione, Eugenio Giani, ha commentato: “Siamo una regione attraente e desiderabile grazie alle nostre eccellenze, al patrimonio artistico e culturale, e al paesaggio. Abbiamo anche una forte capacità imprenditoriale e culturale che ci prepara a gestire la crescita e investire nelle Comunità di Ambito, uno strumento di promozione virtuosa dei territori, in grado di mettere in rete gli attori pubblici e privati per programmare lo sviluppo turistico.”

L’incontro ha rappresentato un’importante opportunità di confronto tra Regione Toscana, IRPET, amministratori locali, Comunità di Ambito e operatori del settore, per riflettere sulle prospettive del turismo regionale e sugli strumenti necessari a consolidare un modello di sviluppo in grado di coniugare competitività, sostenibilità e valorizzazione delle identità territoriali. Il percorso avviato dalla Regione mira appunto a rafforzare la governance delle destinazioni, promuovendo una programmazione condivisa e una promozione sempre più efficace dell’intero sistema turistico toscano.

I numeri indicano che la Toscana rimane una delle destinazioni più attraenti d’Europa – afferma l’assessore regionale all’economia e al turismo Leonardo Marrasma sarebbe un errore fermarsi ai dati quantitativi. Oggi la vera sfida è gestire la crescita, distribuire meglio i flussi, rafforzare l’identità dei territori e costruire destinazioni sempre più capaci di offrire esperienze autentiche e di qualità. Perciò, il ruolo delle Comunità di Ambito è strategico: esse rappresentano il livello in cui istituzioni, imprese e operatori possono condividere una visione comune e pianificare insieme lo sviluppo turistico.” Per l’assessore, “La competitività della nostra regione non dipende solo dalla forza del suo patrimonio culturale e naturalistico, ma dalla capacità di organizzare l’offerta, innovare i servizi, promuovere i territori meno noti e costruire reti tra pubblico e privato. Questa è la direzione intrapresa dal nuovo modello di governance turistica regionale e dal potenziamento delle Comunità di Ambito, che dovranno diventare protagoniste della programmazione locale.

Il Rapporto IRPET mette in evidenza alcune trasformazioni strutturali che richiedono politiche sempre più mirate: “La crescita della domanda internazionale rappresenta una grande opportunità, ma dobbiamo continuare a sostenere il turismo interno e accompagnare l’evoluzione del settore, che sta cambiando profondamente le modalità di ospitalità e fruizione delle destinazioni. – prosegue MarrasÈ necessario investire sulla qualità, sulla sostenibilità ambientale, sulla digitalizzazione e sulle competenze, affinché il turismo continui a generare valore economico, occupazione qualificata e nuove opportunità per tutte le aree della Toscana, non solo per le destinazioni già più conosciute.

Eugenio Giani: “Toscana, una delle regioni virtuose d’Italia”

La Toscana è una delle regioni virtuose d’Italia e in questo rapporto vedo una prospettiva di occupazione e crescita che non era emersa in modo chiaro in altre rilevazioni precedenti.” Ha dichiarato il presidente Eugenio Giani.

Nonostante si tratti di crescita contenuta, la Toscana sta vivendo una fase di sviluppo“, ha sottolineato Giani, commentando la stima di +0,5% per il PIL del 2026 prevista dall’Istituto regionale di programmazione economica. Il presidente rifiuta letture recenti che parlano di rischio di deindustrializzazione della regione. “Lo studio di IRPET – osserva Gianidimostra che la nostra è una regione che, nonostante le difficoltà nazionali, svolge un ruolo di traino e guida.” Di conseguenza, “Non accetto analisi puramente teoriche che sostengono che la Toscana vive una situazione di criticità maggiore rispetto ad altre regioni.

Per Giani, c’è non solo un tema di rilancio, ma anche uno di reindustrializzazione. Su questi aspetti “cercheremo di intervenire su alcune leve.” Prima di tutto, secondo il presidente, c’è il tema della distribuzione della ricchezza: “A mio avviso, è molto importante motivare i nostri lavoratori e aumentare i salari.” In secondo luogo, i fondi europei destinati all’innovazione delle imprese, “quantificati in 600 milioni di euro per la programmazione 21-27.” “In un’ottica di reindustrializzazione, e in previsione del prossimo settennato, – informa Gianidobbiamo calibrare meglio questi fondi per rendere più incisive le risorse sulla competitività delle imprese.” Infine, la terza leva riguarda le infrastrutture. “In presenza di infrastrutture efficienti, che siano ferroviarie, aeroportuali, stradali e anche telematiche – ha osservato – si innesca un nuovo sviluppo.

Il presidente prevede di convocare a breve due tavoli di confronto. Il primo, dedicato al lavoro e ai lavoratori, con i sindacati; il secondo con tutte le parti sociali. “Mi aspetto indicazioni concrete da entrambi i tavoli” ha concluso, aggiungendo che “per il rilancio sarà fondamentale che la Toscana faccia squadra.

Leonardo Marras, assessore all’economia e al turismo: “La Toscana è chiamata a un salto di qualità”

Per l’assessore all’economia e al turismo Leonardo Marras, che ha aperto l’incontro di confronto: “Il rapporto IRPET ci restituisce l’immagine di una Toscana che ha saputo affrontare anni particolarmente difficili senza perdere la propria capacità di tenuta, ma oggi è chiamata a fare un salto di qualità. I dati confermano che non basta resistere: dobbiamo creare le condizioni per un rilancio, con una crescita più forte, capace di aumentare produttività, salari e opportunità, senza lasciare indietro nessuno.” L’assessore ha anche toccato la questione della deindustrializzazione funzionale del sistema regionale, dove la produzione perde progressivamente terreno nei settori che generano valore aggiunto, come ricerca, progettazione, e accesso ai mercati finali.

Dobbiamo garantire una maggiore presenza in queste aree per essere più proattivi anziché reattivi“, ha osservato Marras, concludendo: “È la direzione che abbiamo intrapreso attraverso le politiche regionali, sostenendo gli investimenti delle imprese, l’innovazione, la ricerca, la transizione digitale ed energetica, e potenziando i servizi pubblici, la formazione e il welfare territoriale. Il PNRR e i fondi di coesione continuano a rappresentare una leva fondamentale per costruire una Toscana più competitiva, inclusiva e resiliente, trasformando gli investimenti odierni in uno sviluppo durevole e in una migliore qualità della vita per tutti i cittadini.

Rossano Rossi, segretario CGIL Toscana: “Il Rapporto IRPET conferma le problematiche salariali e la qualità dell’occupazione”

I temi affrontati nel Rapporto IRPET e le considerazioni del Presidente Giani confermano le ragioni dello sciopero unitario dell’industria del 9 luglio, evidenziando un problema salariale e la qualità dell’occupazione nella nostra Regione.

Se non si può parlare di crisi strutturale dell’industria, il fatto è che stiamo assistendo a un mancato sviluppo e a una scarsa riqualificazione nei nostri settori manifatturieri. Gli investimenti privati delle imprese toscane risultano inadeguati, nonostante i significativi profitti e gli aiuti pubblici ricevuti. È fondamentale rafforzare la presenza nelle fasi pre e post produttive delle filiere, ma non va trascurata la fase di produzione diretta.

La Toscana, pur mantenendo un buon appeal per gli investitori esteri, deve ottenere garanzie da questi sulla creazione di buone occcupazioni e sulla stabilità della loro permanenza. Le preoccupazioni riguardanti le famiglie sui redditi confermano le nostre rilevazioni, evidenziando una polarizzazione sulle fasce estreme di reddito, dove i salari purtroppo perdono posizione. È importante riprendere la proposta del Presidente della Regione sulla reindustrializzazione di Piombino, insieme alla ricerca e produzione di energie rinnovabili. Un polo dove combinare l’acciaio pulito e la produzione di energia pulita.

Se queste sono le sfide, la CGIL ci sarà sempre, per lavorare per uno sviluppo di qualità e una redistribuzione equa della ricchezza.

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