Proposta di legge sul fine vita: dibattito in Consiglio regionale

Proposta di legge sul fine vita: dibattito in Consiglio regionale

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Palazzo del Pegaso, sede del Consiglio regionale della Toscana

Nella seduta odierna del Consiglio regionale della Toscana, lunedì 10 febbraio, è iniziata la discussione riguardante la proposta di legge di iniziativa popolare “Liberi subito”, sostenuta dall’associazione Luca Coscioni. Questo atto, che tratta “le procedure e i tempi per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito, in conformità con la sentenza della Corte Costituzionale 242/2019”, propone che la Toscana diventi la prima Regione in Italia a legiferare sul fine vita.

“La legge è emersa notevolmente migliorata grazie al lavoro della commissione, e stabilisce procedure chiare e uniformi all’interno del sistema sanitario toscano, introducendo importanti elementi innovativi per garantire la dignità in situazioni di fine vita”. Ha affermato Enrico Sostegni (Pd), presidente della commissione Sanità, presentando il testo della proposta di legge.

“Due leggi nazionali hanno guidato il nostro operato: quella sulle cure palliative e quella sul consenso informato. La seconda, in particolare, consente il rifiuto delle cure e la richiesta di sedazione profonda. – ha aggiunto Sostegni – La questione centrale è che in caso di patologie irreversibili, quando la persona è capace di prendere decisioni autonome, la legge permette di interrompere le terapie. Tuttavia, questo non garantisce a tutti un fine vita privo di sofferenza e una morte dignitosa come nel caso del DJ Fabo. Pertanto, per alcuni cittadini è possibile avere una morte dignitosa, mentre per altri ciò significherebbe dover convivere con un dolore insopportabile. A questo punto, la Corte Costituzionale è intervenuta, mentre il Parlamento non ha adottato alcuna misura, e la politica è rimasta ferma.”

La proposta, presentata dall’associazione Luca Coscioni – ha ricordato Sostegni – è stata oggetto di un ampio dibattito in commissione, con il contributo di vari esperti che hanno partecipato alle audizioni. Al termine di questo lungo iter, la commissione ha discusso e approvato numerosi emendamenti che hanno modificato in profondità il testo originale, trasformando sostanzialmente la proposta in una norma procedurale e operativa in risposta ai rilievi di costituzionalità e legittimità. Le modifiche hanno ottenuto il consenso dei proponenti. Inoltre, con gli emendamenti è stata introdotta una misura “extra Lea”. Fino ad ora, dopo aver verificato le condizioni necessarie, la persona doveva autonomamente cercare un medico e occuparsi del reperimento e pagamento dei farmaci; con questa legge, tale responsabilità ricadrà sul sistema sanitario regionale. La legge toscana garantirà, inoltre, un trattamento uniforme e omogeneo in tutte le aziende sanitarie, che attualmente operano in maniera diversa.

La legge toscana – ha continuato Sostegni – non si occupa di ordinamento civile e penale, riguardando esclusivamente le condizioni per l’accesso al suicidio assistito. Questo aspetto è già stato affrontato dalla Corte Costituzionale, rendendolo omogeneo su tutto il territorio nazionale. Pertanto, la legge fornisce norme organizzative e regole strettamente attuative della giurisprudenza costituzionale riguardante il suicidio medicalmente assistito, nell’ambito delle competenze legislative.

Tuttavia, – ha avvertito Sostegni – non ci sarà nulla di automatico o semplificato. Sarà istituita una Commissione multidisciplinare permanente per verificare le condizioni di accesso al suicidio medicalmente assistito e definire le relative modalità di attuazione, sempre nel rispetto del diritto all’obiezione di coscienza da parte degli operatori sanitari. Questo organismo sarà formato da un medico palliativista, un medico psichiatra, un medico anestesista, uno psicologo e un medico legale. Il primo compito della Commissione sarà verificare, in via preliminare, che il richiedente abbia ricevuto informazioni chiare e adeguate riguardo la possibilità di intraprendere un percorso di cure palliative. Cure che devono essere ampliate e rese più accessibili, non limitate ai soli malati oncologici, come avviene attualmente.

Questa normativa – ha ribadito Sostegni – scaturisce da una proposta d’iniziativa popolare, che il Consiglio regionale era obbligato a esaminare. Essa poteva essere bocciata, ma ciò non avrebbe impedito a nessuno di esercitare il diritto sancito dalle sentenze della Corte Costituzionale. Solo che in quel caso, le persone avrebbero dovuto farlo in condizioni di disparità e disuguaglianza, cercando autonomamente un medico e i farmaci, e sostenendo i costi.

Diecimila cittadini toscani hanno chiesto che si legiferasse su questo tema, e noi abbiamo risposto. L’alternativa era quella di lasciare una questione così delicata nelle mani dei direttori delle aziende sanitarie. Abbiamo scelto di creare una disciplina seria e uniforme.

Ringrazio – ha concluso il presidente della commissione Sanità – tutti coloro che, all’interno e all’esterno di questo Consiglio, hanno reso possibile arrivare a una proposta equilibrata, mai ideologica, estremamente rispettosa dei diritti e della dignità umana”.

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