Presentato 'In frantumi': il Rapporto 2026 dell'Osservatorio sulle Povertà della Caritas Diocesana di Pisa

Presentato ‘In frantumi’: il Rapporto 2026 dell’Osservatorio sulle Povertà della Caritas Diocesana di Pisa

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Mai si era registrato un numero così elevato di persone, almeno dalle prime rilevazioni dell’Osservatorio diocesano su povertà e risorse. Nel 2025, la Caritas diocesana ha assistito 2.199 individui, con un incremento del 20,2% rispetto all’anno precedente e ben 53 in più rispetto al 2020, l’anno d’inizio pandemia, famoso per le dure restrizioni e il conseguente impatto economico e sociale.

Questo dato, però, è parziale e sottostimato: ai 2.199 persone fisicamente incontrate nei servizi Caritas, si devono sommare i loro familiari conviventi, anch’essi beneficiari degli interventi dell’ufficio per la pastorale della carità della diocesi di Pisa. Si tratta di 2.146 figli (di cui 1.519 minori) e 246 parenti (coniugi, genitori, fratelli e/o sorelle). Il totale arriva così a 4.591 persone seguite e assistite, un numero comparabile con quello di comuni come Palaia (4.562 abitanti) o Peccioli (4.563), e, in generale, è maggiore di quasi la metà (17 su 37) dei comuni della provincia di Pisa.

Tutto ciò si è verificato in un anno “normale”, privo di gravi emergenze, come durante la pandemia, o di nuove e significative offerte di servizi in grado di soddisfare le esigenze di altre categorie di persone, come accadde fra il 2012 e il 2014 con la nascita della Cittadella della Solidarietà, che portò un incremento degli utenti da circa mille a 1.600 in due anni.

Nel 2025 non si è registrato nulla di tutto ciò: pertanto, i ricercatori della Caritas parlano di un “aumento non solo notevole, ma anche anomalo”. Questo incremento è ulteriormente sottolineato dal numero di contatti, ovvero le volte in cui le persone si sono rivolte ai servizi Caritas: ben 25.699 occasioni, con una media di 12 interventi per individuo. Nel 2024, i contatti erano stati 8.418, vale a dire tre volte meno, con una media di 5 incontri a persona.

Ma come si può interpretare e cosa giustifica un aumento così repentino e significativo? Non è attribuibile alle cosiddette “nuove povertà”, ovvero le persone che hanno contattato per la prima volta la Caritas nell’anno. Su 369 nuovi incontri nel 2025, solo 61 si sono rivolti alla Caritas per la prima volta. Tutti gli altri erano già conosciuti: 143 da un periodo compreso tra 1 e 5 anni e ben 164 da oltre 6 anni. Non è un fatto inspiegabile, ma è il fenomeno delle “povertà di ritorno”, in cui individui precedentemente assistiti dalla Caritas, che nel frattempo avevano ricevuto aiuti da altri servizi, ritornano a chiederne supporto.

Che cosa è successo, allora? Due principali aspetti emergono dai dati del 2025 relativi alla banca dati Mirod, che raccoglie tutte le informazioni delle Caritas toscane, inclusa quella di Pisa.

Il primo è l’emergenza abitativa: tra il 2022 e il 2025, le persone in condizione di “marginalità abitativa” (non solo senza dimora, ma anche coloro che vivono in dormitori, camper, roulotte, garage, campi, case occupate, affittacamere e ostelli) sono aumentate dal 10,7% al 21,3%. In termini assoluti, in appena quattro anni, il numero è passato da 148 a 348 persone (un incremento del 135%).

Per comprendere questa crescita, è importante esaminare il mercato delle locazioni e i limiti delle politiche abitative per i nuclei familiari più vulnerabili: il rapporto “Abitare in Toscana” evidenzia come i contratti ordinari di durata inferiore ai 3 anni (che includono anche gli “affitti brevi”) rappresentino il 28% di tutti i nuovi contratti stipulati nel 2024, una quota superiore alla somma degli affitti a canone concordato (14%) e a canone agevolato per studenti (8%), le formule più economiche per gli inquilini.

Trovare una casa diventa sempre più complicato e mantenere un’abitazione ancora più difficile: anche se nel 2024, in provincia di Pisa, gli sfratti sono diminuiti leggermente (-7%), il numero, 207, rimane uno dei più elevati della Toscana, superato solo da Firenze (454) e, di poco, da Lucca (229) e Prato (218). Tuttavia, il rischio di perdere la propria casa resta molto alto; nel 2024, le richieste di sfratto hanno raggiunto 267, in aumento del 7% rispetto al 2023, e solo Firenze presenta un dato superiore. Le richieste di esecuzione sono arrivate a 872, con un incremento del 5% rispetto all’anno precedente, anch’esse il secondo dato più elevato dopo quello di Firenze. tutto ciò accade anche perché il numero di case popolari è ampiamente insufficiente, sia a Pisa che nel resto della Toscana e d’Italia.

Nella sola Zona Pisana, alla fine del 2024, 3.473 nuclei abitavano in alloggi ERP, mentre 1.255 avevano domande ammesso in graduatoria per una casa di edilizia residenziale pubblica, avendo diritto a una casa popolare se ce ne fossero in numero sufficiente. Il “tasso di soddisfacimento del bisogno conosciuto”, che rappresenta il rapporto tra famiglie in alloggi ERP e quelle aventi diritto, è del 73,5%. Sembra alto, ma significa che oltre un quarto degli aventi diritto non ha accesso a una casa popolare. Non finisce qui.

Il rapporto “Abitare in Toscana” calcola anche il fabbisogno potenziale di alloggi ERP, considerando le famiglie con un Isee annuo sotto i 16.500 euro (il limite per accedere a una casa popolare) che vivono in alloggi non di proprietà. Il risultato nella Zona Pisana mostra un bisogno potenziale di case popolari per 7.176 famiglie, ma coloro che vivono in un alloggio ERP rappresentano meno della metà (48,4%). Non va meglio nel resto della Toscana, in una situazione comunque critica.

Il secondo fattore che può spiegare il “record” di persone che si sono rivolte alla Caritas è la crisi del sistema dei servizi sociali e socio-sanitari della Zona Pisana, accentuata dalla chiusura della Società della Salute, formalmente liquidata dal 1° Agosto 2025: oltre il 77,5% delle persone incontrate nel 2025, per le quali si hanno informazioni, è anche in carico presso un assistente sociale. Queste persone rappresentano una quota significativa della “povertà di ritorno”, in particolare tra coloro che sono assistiti da tempo. Fra i seguiti da Caritas e noti anche ai servizi sociali, quelle incontrate nell’ultimo anno sono rimaste stabili, ma quelle conosciute da oltre 6 anni sono aumentate del 31,7%.

Questi avvenimenti si riflettono chiaramente nell’indagine qualitativa condotta dall’Osservatorio diocesano sulle povertà e le risorse, che ha interpellato 20 persone seguite sia da Caritas sia da servizi sociali. “Negli ultimi anni, nella Zona Pisana si è registrato un altissimo turnover tra assistenti sociali e concretezza della relazione con gli utenti, caratterizzata da colloqui saltatari per l’elevato numero di utenti – si legge nel rapporto – in ogni caso, gli incontri avvengono prevalentemente se le difficoltà aumentano o si presenta un’emergenza. Molti intervistati hanno percepito un incremento di questi fenomeni: la mobilità degli assistenti sociali è cresciuta e le relazioni si sono ulteriormente dilatate. Questo ha portato molte persone a tornare ai servizi Caritas o a necessitare un supporto più frequente: in tempi di incertezze e relazioni distanti, la Caritas rimane un punto saldo.” Infine, ci sono altri due fenomeni da evidenziare, già emersi in passato, ma confermati anche per il 2025.

Il primo riguarda la condizione occupazionale e l’aumento delle persone lavoratrici che si rivolgono a Caritas: nel 2025, sono stati 453, un aumento del 36% rispetto all’anno scorso. Nel lungo periodo, il fenomeno è ancora più evidente: dal 2016 al 2025, l’incremento è stato dell’88% e tra il 2008 e il 2025, del 194% (quasi triplicati). L’ultimo aspetto riguarda la povertà minorile: nel 2025, grazie alla Cittadella della Solidarietà, sono state seguite 453 famiglie per un totale di 1.597 persone, con 574 minori (35,9%). Dalla attivazione del servizio nel 2016, circa un terzo degli assistiti è rappresentato da minori.

L’arcivescovo Cannistrà afferma: “Assistere è necessario, ma non possiamo scambiare la carità per la giustizia.” Nella prefazione del Rapporto sulle povertà 2026, il padre Saverio Cannistrà, arcivescovo di Pisa, cita l’articolo 3 della Costituzione, che impegna lo Stato “a rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano la libertà e l’uguaglianza, impedendo lo sviluppo della persona umana e la partecipazione di tutti al sistema politico ed economico.” Il quesito è se siamo disposti a rinunciare all’ideale di una società di pari dignità e opportunità. L’arcivescovo chiarisce che pochi si dichiarerebbero contrari ai principi della nostra Repubblica, eppure essi sono sempre più negati a un numero crescente di persone, in merito ai diritti fondamentali, come lavoro dignitoso, casa e salute.

Inoltre, richiama il Concilio Vaticano II, e in particolare il decreto Apostolicam Actuositatem, che sostiene di “non offrire come dono di carità ciò che è dovuto per giustizia.” “Questo è il dilemma per Caritas e la Chiesa,” sottolinea Cannistrà: “dobbiamo assistere chi ha bisogno, ma anche lottare affinché non si debba ricevere per carità ciò a cui si ha diritto come cittadini.”

L’auspicio di don Emanuele Morelli, direttore della Caritas: “Entro il 2026, un nuovo modello organizzativo per i servizi sociali e socio-sanitari nella Zona Pisana.”

“Dopo vent’anni, è stata chiusa l’integrazione tra social e sanità della Società della Salute, un’esperienza che necessita di riforma. A quasi un anno dalla liquidazione della SdS Pisana, non è chiaro quale modello di politiche e servizi sarà adottato: se e quanto rimarrà d’integrazione e se si creerà un nuovo soggetto, considerando il Comune capoluogo che ha intenzione di ritirarsi dal consorzio,” conclude il direttore. Esprime anche stima e complicità nei confronti degli assistenti sociali, professionisti competenti che necessitano di una struttura organizzativa efficiente. “Entro il 31 dicembre 2026, i comuni della Zona Pisana devono dotarsi di un modello inclusivo, attivare il Servizio di emergenza e urgenza sociale (Seus) e permettere che le ‘Case della Comunità’ diventino spazi inclusivi, dove la società civile possa operare, generando socialità e dove gli utenti possano essere protagonisti nei servizi.” In questo contesto, servono professionisti giusti e investimenti significativi.

Fonte: Caritas arcidiocesi di Pisa

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