“Gli effetti della guerra, sia sul piano umano, sociale ed etico, sono evidenti per tutti. Anche a livello economico, però, il costo è molto elevato. Pertanto voglio ribadire il mio appello per la pace.”
Queste sono state le parole del presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, durante la conferenza stampa incentrata sulle valutazioni dell’Irpet, l’Istituto regionale per la programmazione economica della Toscana, riguardanti le conseguenze economiche del conflitto in Iran, alla presenza del direttore dell’Irpet, Nicola Sciclone.
Il presidente Giani ha sottolineato che “secondo i dati di Irpet, l’aumento dei prezzi energetici causato dal conflitto in Iran potrebbe portare a un incremento dell’inflazione dell’1% e a una riduzione del PIL toscano dello 0,3%. Ciò metterebbe a rischio circa 15mila imprese e oltre 111mila lavoratori, impattando le finanze familiari con un costo aggiuntivo di almeno 768 euro all’anno.”
In vista di questi scenari, è stato chiesto al presidente, quali misure possa adottare la Regione. “La Regione,” ha risposto Giani, “può proseguire con gli interventi energetici già in atto, promuovendo le energie rinnovabili per ridurre al minimo la dipendenza dai combustibili fossili. Questo include il fotovoltaico, l’eolico, l’idroelettrico e un potenziamento dell’energia geotermica, con l’obiettivo di aumentare dal 51% al 66% l’autosufficienza energetica entro il 2030.
Inoltre, è fondamentale chiedere al governo di abbattere le accise. Non possiamo mantenere le attuali accise in un contesto economico simile.”
Le previsioni dell’Irpet presentate oggi si basano su uno scenario che ipotizza un aumento del 50% nei prezzi dei beni energetici importati per almeno dodici mesi. Come sottolineato dal direttore dell’Irpet, bisogna interpretare questi dati con cautela, poiché una risoluzione veloce del conflitto potrebbe attenuarne gli effetti.
Se, al contrario, i rincari dovessero rivelarsi duraturi, potrebbero riflettersi progressivamente sui prezzi al consumo, sui costi di produzione, sugli investimenti e sull’occupazione, portando a conseguenze recessive per l’economia.
Sul lato produttivo, i rincari potrebbero generare crisi o difficoltà per circa 15mila imprese toscane (il 5% del totale), con impatti occupazionali su oltre 111mila lavoratori. I settori più vulnerabili sono quelli a maggiore intensità energetica, come trasporti e logistica, ma le ripercussioni si estenderebbero a gran parte del sistema economico.
Anche le famiglie subirebbero effetti significativi: la simulazione di Irpet stima un aumento medio della spesa annuale di circa 768 euro, corrispondente a un’incidenza dell’1,7% sul reddito, con un impatto maggiore sui nuclei con minore disponibilità economica.
“Gli scenari che stiamo osservando,” ha dichiarato l’assessore all’economia Leonardo Marras, “sono ancora ipotetici, ma ogni giorno la crescente e drammatica escalation della guerra in Medio Oriente li rende sempre più realistici. Per un’economia di trasformazione come quella toscana, fortemente esposta ai mercati globali, il rischio è di affrontare nuovamente uno shock dopo anni già segnati da crisi globali. Le preoccupazioni principali riguardano l’aumento del costo dell’energia e dell’inflazione, oltre all’incertezza sulla ripresa stabile dei rapporti commerciali con l’Est asiatico, che per molte nostre filiere sono un mercato strategico. È necessaria un’azione immediata a livello nazionale con misure per proteggere il potere d’acquisto delle famiglie e combattere il caro vita, affiancata da provvedimenti concreti a sostegno delle imprese energivore, che rischiano di affrontare enormi perdite in breve tempo.”
Fonte: Regione Toscana
