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Giani sul decreto scuola: “Legge vergognosa”. Centrodestra: “Nessuno è ostacolato nello studio”.

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Il decreto scuola è “una legge vergognosa per un Paese che fonda i suoi valori sull’accoglienza e l’integrazione,” ha dichiarato il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, a margine di un evento a Firenze. Le sue parole giungono dopo il via libera del Consiglio dei ministri, che, oltre a introdurre un tetto agli alunni stranieri nelle classi, prevede anche il divieto di indossare burqa e niqab, e, in generale, il divieto di partecipare ad attività scolastiche con il volto coperto, con sanzioni che possono variare tra i 200 e i 1000 euro. Sono stati inoltre stanziati fondi per l’insegnamento della lingua italiana, per combattere la dispersione scolastica, per contrastare il cyberbullismo, per sostenere l’acquisto di libri di testo e per l’edilizia scolastica.

In merito al tetto per gli alunni stranieri, annunciato recentemente dalla premier Meloni, nelle classi di prima elementare, il numero di alunni con cittadinanza non italiana che non sono nati in Italia o che non hanno frequentato almeno due anni di scuola materna, non deve superare il 30% del totale. Per le scuole medie e superiori, il limite si applica agli studenti stranieri che non abbiano frequentato con successo la scuola italiana per almeno tre anni. In caso di impossibilità a rispettare il limite, è stato istituito un fondo di oltre 3,4 milioni per il 2027 e di oltre 14 milioni per il 2028, destinato al finanziamento di attività extracurricolari volte a migliorare la conoscenza della lingua italiana. È previsto inoltre che, in caso di gravi difficoltà linguistiche, il minore debba essere supportato dalla famiglia; se questa non si attiva, la scuola dovrà segnalare la situazione ai servizi sociali, i quali potranno disporre un percorso di lingua italiana per i genitori: sono previste sanzioni, sempre tra i 200 e i 1000 euro, per chi non partecipa.

“Ritengo che questa continua corsa verso le teorie di Vannacci da parte della Meloni – ha proseguito Giani – sia qualcosa di superficiale e demagogico, in questo caso a discapito di persone che cercano di integrarsi nel nostro Paese, fin da piccoli. Credo davvero che, in questa situazione, si sia superato il limite.” Il presidente della Regione Toscana ha aggiunto: “Cosa faremo in zone di Firenze come Brozzi, dove ci sono classi con il 70% di bambini non cittadini, ma che, nella maggior parte dei casi, imparano la lingua in poche settimane? Pensiamo a situazioni come Prato: cosa faremo? Li rimanderemo via, non li faremo andare a scuola?”.

“Le parole di Eugenio Giani riguardo al Dl Scuola rivelano l’ipocrisia della sinistra. Definire ‘indegna’ una norma che finalmente mette ordine nelle aule e potenzia l’insegnamento dell’italiano dimostra che il Pd preferisce la propaganda ideologica alla tutela della scuola pubblica,” afferma l’eurodeputata toscana della Lega, Susanna Ceccardi. “È lo stesso Giani a evidenziare il fallimento di questo modello quando menziona le classi con il 70% di alunni senza cittadinanza italiana a Brozzi e Prato,” aggiunge. “Affermare che in quelle condizioni la lingua si impari ‘in poche settimane’ è surreale e offende il lavoro degli insegnanti e le difficoltà che affrontano quotidianamente.” Per Ceccardi, “di fronte a questi numeri, la politica deve agire con coraggio, non raccontare favole sull’integrazione magica lasciando gli insegnanti da soli. Giani smetta di agitare spauracchi ridicoli: nessuno ‘rimanda via’ i bambini,” prosegue. “Il decreto Valditara garantisce criteri chiari, deroghe necessarie e risorse certe per il potenziamento linguistico. È ora di smettere con le strumentalizzazioni della sinistra sui più deboli e sulla scuola pubblica. Questa è la vera integrazione, non la farsa di chi ammasserebbe i bambini in un’aula senza farli comprendere la lingua italiana.”

“Giani parla di una norma ‘indegna’ e si chiede se vogliamo mandare via i bambini da scuola. Si tratta di una polemica strumentale e, questa sì, indegna. Nessuno impedisce a nessuno di studiare: il Governo interviene su un problema reale che la sinistra preferisce ignorare. Se a Brozzi o a Prato ci sono situazioni con il 70% di alunni stranieri, sarebbe opportuno chiedersi perché si sia arrivati a questo punto invece di attaccare il Governo. Anziché dare lezioni, dovrebbe spiegare cosa ha fatto la Regione,” dichiara in una nota Chiara La Porta, capogruppo FdI in Consiglio regionale della Toscana.

“È così ‘indegna’ che non è certo la prima volta che lo Stato interviene per prevenire la concentrazione eccessiva di alunni stranieri nelle classi. Lo fece già l’allora ministro dell’Istruzione Sergio Mattarella con le circolari del 1989 e del 1990 e, anni dopo, il ministro Fioroni con le linee guida del 2006 e la circolare del 2007. Oggi, il Governo Meloni affronta un problema che esiste da tempo. L’indignazione improvvisa serve solo a criticare il Governo. L’integrazione significa, innanzitutto, imparare l’italiano, distribuire meglio le presenze e garantire pari opportunità. Questa è la direzione del decreto, che prevede risorse per rafforzare l’insegnamento della lingua e per favorirne l’apprendimento anche da parte dei genitori nei casi di maggiore difficoltà. Non si considera il passaporto, ma si cerca di evitare concentrazioni che potrebbero penalizzare l’apprendimento. È sufficiente smettere di trasformare ogni intervento del Governo in una guerra ideologica. Noi scegliamo di affrontare il problema: prima di parlare di ‘limiti superati’, sarebbe importante chiedersi perché in Toscana quei limiti siano stati raggiunti.”

“Quando ideologia e propaganda sostituiscono la realtà, prima o poi arrivano i risultati. Ed è esattamente quello che sta accadendo in Toscana,” ha affermato il deputato della Lega Andrea Barabotti, replicando alle dichiarazioni del presidente Eugenio Giani sul decreto scuola. “Mentre a livello nazionale l’abbandono scolastico è sceso, raggiungendo con anni di anticipo gli obiettivi europei, in Toscana persistono situazioni che dovrebbero richiedere molta più cautela da parte di chi governa questa regione. A Prato, i dati comunali parlano di circa 500 ragazzi ogni anno che non arrivano al diploma e di livelli di dispersione e ritardo scolastico intorno all’11%. Questa è la realtà con cui bisognerebbe confrontarsi. Giani definisce ‘indegne’ le nuove norme del governo. Se c’è qualcosa di indegno è il modo in cui le amministrazioni di Prato e la Regione Toscana hanno trascurato una situazione che oggi viene considerata emergenziale. Prima di impartire lezioni al Governo e al ministro Valditara, Giani dovrebbe esaminare i risultati. Il pragmatismo sta portando l’Italia a migliorare; l’ideologia con cui è amministrata la Toscana continua a produrre problemi e poi cerca colpevoli altrove. Sulla scuola, almeno, Giani farebbe bene a riflettere prima di parlare.”

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