Sei condanne e un’assoluzione hanno caratterizzato il processo relativo alla morte di Giovanni Politi, artificiere della Polizia di Stato di 51 anni deceduto il 25 febbraio 2018 a causa di un’esplosione avvenuta presso la caserma Fadini di Firenze. Il tribunale fiorentino ha condannato l’ex questore Alberto Intini a un anno di reclusione, con sospensione della pena, mentre per altri cinque imputati — tra cui funzionari e artificieri della Polizia — sono state inflitte pene variabili tra sei e dieci mesi. Un settimo imputato è stato invece assolto. Secondo la parte civile, nella stanza dove si trovava Politi sarebbero state trascurate misure fondamentali di prevenzione.
Le indagini hanno ricostruito che l’esplosione è stata determinata dalla presenza non autorizzata di materiale esplodente in una stanza della caserma destinata a spogliatoio. Politi, intento a lavorare con una smerigliatrice, avrebbe inavvertitamente innescato l’esplosione a causa delle scintille prodotte dall’attrezzo.
La procura aveva richiesto pene più severe: per l’ex questore Intini erano stati sollecitati tre anni e sei mesi, mentre per gli altri imputati pene comprese tra due anni e mezzo e tre anni e mezzo.
Oltre alle condanne penali, il tribunale ha riconosciuto la responsabilità civile del ministero dell’Interno, obbligato a risarcire i familiari della vittima, insieme agli imputati. È stato stabilito anche un risarcimento dei danni in favore della compagna della vittima, con una provvisionale di 78mila euro.
Per i sei condannati è stata disposta anche l’interdizione temporanea dai pubblici uffici della durata di un anno. Tra di loro si trovano Alessandro Ausenda, dirigente dell’Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico della questura all’epoca, condannato a otto mesi; Sandro Ceccherini, responsabile del nucleo artificieri, condannato a otto mesi; Katia Di Ruberto, responsabile del servizio di prevenzione e protezione, condannata a dieci mesi; Stefano Grassi e Daniele Ruggeri, entrambi membri del nucleo artificieri, condannati a sei mesi.
È stato assolvito Francesco Lento, responsabile del servizio di prevenzione e protezione della questura dal dicembre 2017 fino al giorno dell’esplosione.
I legali della famiglia della vittima hanno espresso soddisfazione per la sentenza. L’avvocato Sergio Talarico ha dichiarato che, dopo otto anni di attesa, è stata riconosciuta la gravità delle mancanze nella gestione della sicurezza che hanno portato alla morte di Politi, evidenziando come non si sia trattato di una semplice fatalità.
