Vaso Magico, FdI Castelfiorentino: "Superficialità nella gestione dei beni pubblici. Ridare dignità all'opera"

Due irregolari trasferiti in un CPR, Urso risponde a Giannì: “Non si può essere contro i CPR e… considerarli un successo”

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Sicurezza e immigrazione irregolare tornano al centro del dibattito politico a Castelfiorentino dopo il post della sindaca Francesca Giannì, pubblicato in seguito al trasferimento di due cittadini stranieri irregolari in un Centro di permanenza per i rimpatri (CPR). La sindaca ha definito l’episodio un’opportunità per una riflessione più approfondita sulle problematiche del sistema sicurezza, affermando che “è fondamentale che leggi, tempi della giustizia e forze dell’ordine operino all’unisono, con un obiettivo comune“, auspicando un dibattito lontano dallo “stereotypato contrapporsi tra ‘buonisti’ e ‘cattivisti’“. Inoltre, Giannì ha sottolineato l’importanza di differenziare il dato dell’irregolarità dalle generalizzazioni sugli stranieri, sostenendo che “definire qualcuno un immigrato irregolare non è un’accusa, ma un dato di fatto“.

In risposta alle osservazioni di Giannì, Serena Urso, Capogruppo di Fratelli d’Italia a Castelfiorentino, ha contestato alcuni aspetti del discorso della sindaca, in particolare dal punto di vista giuridico e politico. Urso ha chiarito che il trasferimento in un CPR “non equivale a un’espulsione già eseguita”, ma è una fase preliminare al rimpatrio effettivo, ribadendo l’importanza di distinguere tra i vari istituti previsti dalla legge.

Urso ha affermato che “la sicurezza richiede coerenza, non equilibrismi” e ha aggiunto che esiste una contraddizione tra la posizione del centrosinistra toscano e l’accettazione dell’utilità del CPR quando serve a rimuovere persone irregolari dal territorio: “Non si può opporsi a priori ai CPR in Toscana e, nello stesso tempo, vantarsi del trasferimento di persone nei CPR situati altrove. Significa imporre ad altri territori ciò che non si è disposti ad accettare nel proprio“.

La sicurezza è un tema troppo serio per essere affrontato con formule vaghe o ricostruzioni giuridiche imprecise, specialmente quando a parlarne è un sindaco, come nel caso di Francesca Giannì di Castelfiorentino.

Nel suo lungo post su Facebook, la sindaca si basa su una notizia decisamente positiva: due cittadini stranieri irregolari, già noti alle cronache locali, sono stati trasferiti in un centro di permanenza per i rimpatri. Tuttavia, nel suo tentativo di affermarsi come sostenitrice di un approccio più rigoroso, Giannì finisce per confondere istituti giuridici differenti e utilizza dati privi delle necessarie richieste statistiche, evidenziando la profonda contraddizione del Partito Democratico riguardo ai CPR.

Il trasferimento in un CPR non corrisponde all’espulsione già eseguita. La prima inesattezza è contenuta nell’affermazione secondo cui le forze dell’ordine avrebbero proceduto
all’’espulsione di due individui attraverso l’invio a un CPR.

Il trattenimento in un CPR si dispone proprio quando non è possibile eseguire immediatamente l’espulsione tramite accompagnamento alla frontiera. Il centro non rappresenta dunque la destinazione finale dell’espulsione, ma il luogo in cui lo straniero viene temporaneamente trattenuto in attesa di identificazione, documenti necessari e organizzazione del rimpatrio. La formulazione corretta sarebbe stata: due cittadini stranieri irregolari, destinatari di provvedimenti di espulsione, sono stati accompagnati in un CPR in attesa dell’effettiva esecuzione del rimpatrio. Inoltre, nel post, vengono accostati arresto, misura cautelare, espulsione e carcerazione come se fossero passaggi di un unico procedimento… Ma ciò è irrilevante: le riflessioni giuridiche della Giannì non ci catturano, soprattutto quando sono confuse. È altrettanto inappropriato affermare che leggi, magistratura e forze dell’ordine debbano operare in sinergia “con un obiettivo comune”.

In uno Stato di diritto, le forze di polizia agiscono secondo la legge, il pubblico ministero esercita le proprie funzioni e il giudice valuta in piena autonomia se vi siano i presupposti per applicare una misura, pronunciare una condanna o convalidare un trattenimento. La certezza del diritto non implica certezza del risultato voluto dalla politica… come il centrosinistra ha frequentemente sottolineato parlando del governo Meloni. Il rigetto di una misura cautelare o la non convalida di un provvedimento non rappresentano necessariamente un fallimento del sistema, ma possono essere la risultante della corretta applicazione delle garanzie previste dalla legge.

Analogamente, la tutela delle vittime non deve essere contrapposta ai diritti dell’imputato. La Costituzione protegge entrambi: richiede protezione per chi subisce un reato, ma stabilisce anche che nessuno possa essere considerato colpevole prima di una condanna definitiva. Ma sappiamo bene come a sinistra piaccia accusare pubblicamente il governo di autoritarismo, solo per trasformare le virtù pubbliche in vizi privati.

Ma alla Giannì piace attribuire valutazioni politiche come se fossero dati scientifici. La sindaca osserva, inoltre, che i due individui sarebbero stati ‘privi di qualsiasi legame con Castello’.

Ma non è la mancanza di legami con il Comune a determinare il trattenimento in un CPR. Ciò che conta è la posizione giuridica dello straniero, l’esistenza di un provvedimento di espulsione, l’impossibilità di eseguirlo immediatamente e la presenza delle condizioni previste dalla legge.

Infine, è paradossale la dichiarazione secondo cui lo Stato dovrebbe finalmente “permettere” ai Comuni di assumere agenti di polizia municipale. I vincoli finanziari e di bilancio esistono e possono certamente limitare le capacità assunzionali degli enti locali. Non esiste però un divieto assoluto di assunzione: come hanno fatto, con chiara scelta politica, molti comuni della provincia di Firenze, ma non il Circondario dei comuni dell’Empolese-Valdelsa, che ha invece ridotto il numero degli agenti del corpo
da 114 nel 2012 a 95 attuali: ma sui numeri e sulla storia del corpo possiamo confrontarci dove vuole la Giannì che, evidentemente, o non conosce, o fa finta di non conoscere, il dl 2/2026 con il quale il governo Meloni ha ampliato le possibilità di assunzione per la Polizia Locale!

Ma la contraddizione più palese è la posizione della Giannì sui CPR che vanno bene, purché siano situati in altre regioni.

Il passaggio è politicamente significativo poiché la posizione ufficiale del PD toscano è chiarissima. Nel programma regionale si parla di «ferma opposizione ai CPR». Ancora nel maggio 2026 il segretario regionale Emiliano Fossi ha dichiarato che il partito continuerà a respingere ogni ipotesi di nuovo CPR in Toscana, definendo queste strutture costose, opache e inefficaci.

Eppure, la Giannì presenta come una conquista il trasferimento di due stranieri irregolari proprio in un CPR.

È certamente possibile sostenere la necessità dei rimpatri e, allo stesso tempo, criticare le condizioni materiali o la gestione di alcuni centri. Ma chi propone la totale opposizione ai CPR deve spiegare quale alternativa intenda adottare nei casi in cui l’espulsione non possa essere eseguita immediatamente e ci sia un concreto rischio che lo straniero diventi irreperibile.

In questo post, tale alternativa non appare. Rimane quindi una contraddizione politica che è difficile nascondere: il CPR viene celebrato quando permette di allontanare da Castelfiorentino due soggetti problematici e quando il relativo onere organizzativo ricade su un’altra regione; diventa inaccettabile quando si prospetta la realizzazione di una struttura in Toscana.
Non si può essere contrari per principio ai CPR sul territorio toscano e, nello stesso momento, vantarsi come successo del trasferimento delle persone nei CPR collocati altrove. Significa chiedere ad altri territori di sostenere ciò che non si è disposti ad accettare nel proprio.

La sicurezza richiede coerenza, non equilibrismi. La sindaca sembra voler abbandonare, almeno sul piano comunicativo, il linguaggio tradizionale della sinistra riguardo l’immigrazione irregolare. È un cambiamento che può essere valutato positivamente. Ma la fermezza non può limitarsi a un post pubblicato dopo che prefettura, questura, forze di polizia e autorità giudiziaria hanno già fatto il loro lavoro.

Occorre fare scelte chiare. Se i CPR sono uno strumento necessario per rendere effettive le espulsioni, anche la Toscana deve assumersi la propria parte di responsabilità, pretendendo legalità, sicurezza, controllo giurisdizionale e condizioni rispettose della dignità delle persone.

Se invece i CPR sono considerati inutili o inaccettabili, non si può trasformare il trasferimento in uno di essi in un successo politico locale.

La sicurezza non si costruisce mescolando arresti, condanne, espulsioni e trattenimenti amministrativi; non si costruisce citando percentuali senza fonte e neppure attribuendo genericamente a ‘Roma’ ogni difficoltà.

Si costruisce conoscendo le norme, rispettando le competenze istituzionali e mantenendo la stessa posizione a Castelfiorentino, a Firenze e in qualunque altra parte d’Italia. Su questo punto la sindaca Giannì e il Partito Democratico toscano devono ancora fornire una risposta: i CPR sono davvero inutili oppure diventano improvvisamente utili quando servono a liberare il proprio territorio da stranieri irregolari ritenuti pericolosi? È strano che la Giannì non si sia battuta per l’accoglienza diffusa dei due clandestini: magari avrebbe potuto ospitarli a casa sua in attesa dell’adozione dei provvedimenti di espulsione.

Ad ogni modo, diamo il benvenuto alla sindaca Giannì tra coloro che, ancora oggi, in pubblico, definiscono fautori di una politica “autoritaria” in tema di sicurezza!

Serena Urso

Capogruppo Fratelli d’Italia

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