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Crisi industriali: Calosi (Fiom) invoca un intervento della Regione: “Deve assumere un ruolo pubblico”

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Daniele Calosi, segretario generale Fiom Cgil Toscana (foto gonews.it)

Ci troviamo in un periodo caratterizzato da significativi cambiamenti geopolitici e ambientali. Le scelte economiche a livello globale producono effetti devastanti sulle persone, che dipendono dal proprio lavoro per vivere. I salari e le pensioni sono erosi dall’inflazione, alimentata principalmente dall’aumento dei costi energetici, generati da conflitti e tensioni internazionali che non sono stati causati da lavoratori e pensionati.

In questo contesto, le misure adottate dal Governo per proteggere il potere d’acquisto sono state inadeguate, se non totalmente assenti. Ci troviamo di fronte a una “tempesta perfetta”: il rischio è di entrare in una stagnazione economica duratura, con i costi della crisi che ricadono sempre sugli stessi, sui più vulnerabili. Questo genera una profonda ingiustizia sociale.
A complicare la situazione c’è una crisi industriale ormai evidente, derivante dall’assenza di una vera politica industriale nazionale. Anche la Toscana è colpita, con ripercussioni su settori strategici: dalla siderurgia, con il polo di Piombino, all’automotive, fino alla filiera degli accessori metallici per il settore moda.
Come FIOM Toscana, non solo dobbiamo descrivere la situazione, ma anche proporre soluzioni concrete alle istituzioni regionali, per gestire le crisi e mitigarne gli effetti sociali e occupazionali. Se non si avviano politiche innovative qui in Toscana, fondate sulla dignità del lavoro — valori intrinsecamente legati alla nostra comunità regionale — dove devono essere attuate?
È fondamentale che la Regione Toscana assuma un ruolo attivo nella definizione di piani industriali efficaci per guidare l’uscita dalle crisi. Serve un modello di sviluppo che metta al centro la qualità del lavoro, la sicurezza nei luoghi di lavoro, la sostenibilità ambientale e l’interesse pubblico.
Tuttavia, questo non basta. La Regione deve tornare a svolgere un ruolo pubblico diretto nelle decisioni industriali ed economiche. Non può limitarsi a una semplice funzione amministrativa: deve diventare un attore attivo nella programmazione e nella partecipazione strategica ai processi di sviluppo territoriale. In questa fase critica, il settore pubblico deve riprendere la guida, orientando gli investimenti verso obiettivi sociali, occupazionali e ambientali.
Abbiamo bisogno di una Toscana che non solo combatta la povertà, ma prevenga che chi lavora possa essere esso stesso povero. Perciò, la lotta contro la rendita immobiliare, sempre più pesante in molte città toscane, deve diventare una priorità politica: affrontarla porterebbe a liberare risorse per l’edilizia pubblica e per affitti a canoni contenuti per i lavoratori.

Un altro aspetto cruciale è il supporto economico per le persone inquadrate negli ammortizzatori sociali. Le risorse destinate dalla Regione alla formazione professionale devono diventare anche uno strumento per l’integrazione salariale. La formazione può accompagnare la riconversione industriale e l’evoluzione professionale, garantendo anche una maggiore protezione economica per chi è in cassa integrazione.
In questo contesto, è essenziale richiedere fermamente alle imprese toscane il pieno rispetto dell’articolo 41 della Costituzione. Non è più accettabile che le aziende sfruttino il nostro territorio e le nostre risorse per lucro, per poi delocalizzare quando i profitti diminuiscono, lasciando alle comunità locali le conseguenze di disastri sociali e ambientali.
Per prevenire tutto ciò, la Regione Toscana deve vincolare l’assegnazione di risorse pubbliche e finanziamenti a criteri ben definiti e rigorosi: produzione e industrializzazione sul territorio toscano; occupazione stabile; rispetto dei diritti contrattuali; contrasto al lavoro precario; sicurezza nei luoghi di lavoro; tutela ambientale.
Questa è la sfida che ci attende: costruire una Toscana che metta nuovamente al centro il lavoro, la dignità delle persone e un nuovo paradigma di sviluppo industriale, equo e sostenibile. Come FIOM Toscana, continueremo a lottare affinché questa visione diventi una realtà concreta e non solo una semplice dichiarazione di intenti.

Daniele Calosi, segretario generale Fiom Cgil Toscana

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