La Terra si “protegge” dai raggi solari autonomamente, parzialmente compensando le azioni umane. Uno studio pubblicato su Nature, in cui è coinvolto Giovanni Forzieri, docente di Sviluppo sostenibile e cambiamenti climatici, ha rivelato che la superficie terrestre ha incrementato l’albedo, riflettendo una quantità maggiore di radiazione solare rispetto al passato. Questo fenomeno è cruciale per il clima, poiché contribuisce a mitigare gli effetti del riscaldamento globale causati dalle attività umane.
La ricerca, riportata nell’articolo “Radiative forcing reduced by early twenty-first century increase in land albedo”, è stata realizzata dall’Università Normale di Pechino e ha esaminato dati satellitari dal 2001 al 2020 (DOI: 10.1038/s41586-025-08987-z). I risultati indicano che l’albedo delle aree prive di neve è aumentata del 2,2%, riducendo l’energia solare assorbita dal pianeta. In sostanza, la Terra riflette più luce nello spazio e trattiene meno calore.
“Questo cambiamento ha avuto un impatto significativo: ha compensato circa il 60% del riscaldamento causato dalle emissioni di CO₂ antropogeniche”, spiega Forzieri, che ha partecipato allo studio contribuendo allo sviluppo del modello e all’analisi dei risultati. “Secondo gli scienziati, l’aumento dell’albedo è in gran parte dovuto ai cambiamenti negli ecosistemi, che stanno ‘contrastando’ autonomamente la sua diminuzione legata allo scioglimento di ghiacciai e neve”.
L’effetto di raffreddamento derivante dall’aumento dell’albedo proviene principalmente da aree terrestri che non hanno subito disboscamento o riduzione della vegetazione. L’incremento della riflettanza solare è principalmente associato a cambiamenti ecologici graduali, come la diminuzione della densità vegetativa e la variazione nella quantità di materiale vegetale non fotosintetico. La riduzione di albedo, connessa allo scioglimento di ghiacci e coperture nevose, sebbene significativa, è stata bilanciata dagli aumenti di albedo nelle regioni tropicali e temperate.
“Questa scoperta suggerisce che la natura gioca un ruolo attivo nel bilancio energetico del nostro pianeta. In futuro”, conclude il docente del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale, “la comprensione di questi processi nei modelli climatici potrà aiutarci a migliorare le previsioni e a pianificare meglio le azioni per contrastare il cambiamento climatico.”
Fonte: Università degli studi di Firenze – Ufficio Stampa
